A Venezia il documentario su Giulio Andreotti

Giulio Andreotti – Il cinema italiano visto da vicino: un documentario di Tatti Sangeineti alla  71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Il 27 agosto prenderà il via la 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Film di apertura della kermesse sarà Birdman di Alejandro Gonzales Inaritu, a seguire le altre 54 pellicole che fino al 6 settembre verranno presentate al Lido: 20 nel concorso ufficiale, 18 in Orizzonti, 17 fuori concorso –Venezia Classici. Documentari sul Cinema più altre proiezioni speciali. Nella sezione Venezia Classici ben cinque sono i documentari italiani presenti:: ‘Donne nel mito. Sophia racconta la Loren’ di Marco Spagnoli, ‘Giulio Andreotti – Il cinema italiano visto da vicino’ di Tatti Sanguineti; ‘Gianluigi Rondi: Vita cinema passione’ di GiorgioTreves; ‘Poltrone rosse – Parma e il cinema’ di FrancescoBarilli e ‘Animata resistenza’ di FrancescoMontagner e Alberto Girotto.

Giulio Andreotti – Il Cinema visto da vicino è un film diretto da Tatti Sanguineti, filologo classico e collezionista di pellicole, che anche in questo caso conferma la sua passione per “la storia del cinema italiano e soprattutto la censura, la propaganda e la ricostruzione dell’industria del dopoguerra” come ammette lui stesso. Il documentario è stato realizzato da Luce Cinecittà in collaborazione con Cineteca Di Bologna, Csc-Cineteca Nazionale, Comitato Giulio Andreotti, Istituto Luigi Sturzo, e consiste in una lunga conversazione, inframmezzata da materiali di repertorio e brani di film, avvenuta qualche anno fa tra il regista, Pier Luigi Raffaelli e il divo Giulio incentrata sul suo rapporto con il cinema italiano. “Quando Andreotti molla – ricorda Sanguineti – il cinema italiano faceva il 56% di incassi.” La conversazione con l’ex-senatore è. Sanguineti e Raffaelli registrarono 21 sedute durante le quali “Andreotti non pose limite a nessun tipo di domanda. La sola cosa che non avemmo il coraggio di chiedergli era di indossare un abito di scena che garantisse la ‘continuità’. Ce lo ritroviamo vestito con 21 abiti diversi” così racconta il regista nelle sue note di regia. “Quando Pier Luigi Raffaelli ed io ci congedammo, Andreotti ci rimase un po’ male. Disse solo «Voi non potete immaginare il sollievo e il divertimento che mi avete portato…». Era estate, fece venire su dal bar delle granite per noi e la troupe. “

L’idea di girare questo film risale ai tempi in cui Sanguineti lavorava a un libro sullo sceneggiatore per eccellenza di Sordi: l’ex comandante partigiano Rodolfo Sonego. Alla fine della loro lunga conversazione Sonego disse a Sanguineti: “Voi non avete capito niente di niente. Se volete capire cosa è successo veramente in quegli anni, dovete andare da Giulio Andreotti: Andreotti ha ammazzato cinque film, ma ne ha fatti fare cinquemila.”

Flaminia Chizzola

 

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