Anita: storia di un’eroina – intervista alla sceneggiatrice e al produttore

Il progetto cinematografico di Anita nasce circa 10 anni fa quando la sceneggiatrice americana Lucia Mauro, durante un viaggio a Roma, rimase affascinata dalla statua equestre di Anita Garibaldi al Gianicolo. Iniziò così la stesura della sceneggiatura di “Anita”, raccontando la storia della donna che più rappresenta il Risorgimento italiano e del suo amore per il marito Giuseppe, per i suoi figli e per i suoi ideali di libertà e uguaglianza
Le riprese sono previste per il 2014 e il film vedrà l’esordio alla regia di Rick Snyder, attore, regista e membro della famosa compagnia “Steppenwolf Theatre” di Chicago.
Abbiamo intervistato coloro i quali hanno voluto lo sviluppo del film e che ne stanno portando avanti la produzione: Lucia Mauro, la sceneggiatrice, e Joe Orlandino, il produttore esecutivo.

 In una società come quella attuale, che troppo spesso vive di crisi valoriale e di perdita degli ideali… cosa rappresenta l’immagine di Anita Garibaldi?

Lucia Mauro: Oggi viviamo un’epoca di forte instabilità e rivoluzione e, sì, un’epoca di perdita degli ideali. Tuttavia, è un momento storico ideale per esplorare la vita alquanto oscura ma significativa di Anita Garibaldi, colei che ha lottato per la giustizia e i diritti umani, sacrificando la sua vita per questi principi. Ma Anita è stata anche madre e moglie amorevole che immaginava un futuro migliore per i suoi figli. Da lei, possiamo imparare come invogliare un cambiamento.
Voglio chiarire un punto importante riguardo i personaggi di questo film. Sono molto interessata ai loro sforzi come esseri umani, attenti ai dettagli di ciò che li circonda. Il film non vuole adorare la protagonista, ma esamina determinazione e ambivalenza di alcune figure storiche, impegnate in difficili atti di sacrificio per motivi che probabilmente non sono stati un trionfo per l’umanità.

Molti conosceranno le vicissitudini della vita dell’eroina Anita Garibaldi, ma ci racconti di questo incontro immaginario di Anita con la giornalista Margaret Fuller… 

Lucia Mauro: Questo è un incontro importante. Non ho voluto tener conto solo della biografia di Anita. Ho realmente analizzato due donne con differenti background per mostrare come sono simili: due lati della stessa moneta attivista. Questo incontro è inventato. Sebbene Margaret Fuller abbia scritto la sua testimonianza al valore di Anita, non ha mai avuto il piacere di incontrarla di persona. Anita, una donna d’azione, e Margaret Fuller, una donna di lettere, hanno affermato loro stesse in un periodo in cui le donne avevano tantissime limitazioni. Due donne molto simili, che hanno sofferto terribilmente. Anita ha sopportato un primo matrimonio violento in Brasile prima di incontrare Garibaldi. Ha fatto nascere il suo primo figlio durante una devastante ritirata al tempo della Guerra dei Farrapos, e, in seguito, ha perso una sua giovane figlia (Rosita) per malaria. Margaret ha sostenuto i diritti delle donne e dei bambini. In Italia, ha conosciuto il Marchese Giovanni Angelo Ossoli; all’età di 38 anni rimase incinta. Verso la fine della sua vita, visse in estremo pericolo e povertà.
Sia Anita che Margaret morirono tragicamente subito dopo la caduta dell’Impero Romano. Sarebbe stata volontà di Margaret pubblicare la sua storia sull’Impero Romano appena tornata in America, ma lei, il Marchese e il loro giovane figlio annegarono quando la loro nave si capovolse vicino Fire Island, New York.
Noi, come filmmakers, stiamo condividendo il contributo essenziale che queste due donne ci hanno lasciato, dando valore ai loro sacrifici.

 Quando ha iniziato a scrivere questa storia, ha deciso subito che sarebbe diventata un film?

Lucia Mauro: Questa domanda è interessante perché l’idea iniziale era di scrivere una rappresentazione teatrale sulla vita di Anita. Ho una lunga carriera nel mondo del teatro ma sono una fanatica di film. Così, continuando le mie ricerche, ho capito che la vita di Anita era troppo immensa. Aveva bisogno di essere esplorata e presentata attraverso il Cinema. Ma, credo che il teatro e il cinema possano fondersi, nel senso che la loro ragion d’essere è onesta e la narratività efficace, con azioni verosimili, scenari evocativi ed effetti visivi minimali.

Il cast è quasi al completo e annovera nomi noti e di tutto rispetto…com’è avvenuta la scelta degli attori?

Lucia Mauro: Uno degli aspetti unici del nostro film è che abbiamo creato il nostro cast artistico e tecnico attraverso un percorso mirato che valorizzasse l’anima dei personaggi. Visto il mio grande background teatrale, ho fatto il casting del film insieme al nostro regista Rick Snyder, che è un membro molto rispettato della famosa compagnia “Steppenwolf Theatre” di Chicago (anche casa degli attori John Malkovich, Gary Sinise, Joan Allen).
Abbiamo ritenuto molto importante una collaborazione internazionale. L’attrice brasiliana Leticia Sabatella interpreterà Anita e proviene dall’area nord dove la nostra eroina è nata. Sente una fortissima connessione con Anita. Leticia può mostrare il lato gentile e sensuale di Anita – è importante che Anita non sia interpretata solo come una combattente.
Stephen Baldwin è una scelta interessante perchè è americano, ma ho visto in lui spirito, ego, carisma e profondità di Garibaldi. Siamo anche eccitati di collaborare con molti artisti italiani, tra i quali Paolo Bonacelli che interpreterà Castellini, fedele alleato di Garibaldi e l’attore sardo Giuliano Oppes nel ruolo di Luigi Rossetti, grande amico di Garibaldi.
Il nostro cast tecnico è formato da Giulio Pietromarchi, Emita Frigato, Dimitri Capuani, Elisabetta Antico, Matteo Olivari, e molti altri talentuosi artisti! Non abbiamo ancora nel cast Margaret Fuller…ma presto arriverà…

L’idea del film è nata ormai diversi anni fa, quando dominava in maniera preponderante la pellicola…entro la fine di quest’anno la pellicola verrà messa totalmente da parte, anche se alcuni registi affermano di voler continuare ad usarla… Cosa avevate previsto per la realizzazione del film e come questo ha cambiato il vostro piano produttivo?

Joe Orlandino: Diversi cambiamenti sono avvenuti all’interno dell’industria cinematografica da quando abbiamo deciso di realizzare il nostro film indipendente. All’inizio, volevamo usare la pellicola e discutere realmente i benefici delle riprese digitali. Ora, i film in digitale sono la norma e tanto sofisticati da avere la stessa alta qualità della pellicola – e questo dipende dal tipo di ottiche e, molto importante, dal talento del regista, del direttore della fotografia e del cast tecnico.
Inoltre, modalità di raccolta fondi e modelli di distribuzione sono cambiati così radicalmente che i filmmakers indipendenti possono avere davvero il controllo dei loro progetti e far crescere il pubblico dei loro film.

Il film sarà girato in Sardegna e gode del pieno sostegno della Sardegna film commission, del sindaco di Bosa e di Costante Garibaldi…com’è avvenuto l’incontro con il pronipote di Giuseppe e Anita Garibaldi?

Joe Orlandino: Questo è davvero un lungo e gratificante processo di networking. Io e Lucia abbiamo raggiunto in giro per il mondo artisti, storici, dirigenti dell’industria cinematografica, e molti sono stati attratti dalla passione esistente nel nostro progetto e dalla sceneggiatura. Abbiamo sviluppato una collaborazione con Costante Garibaldi inizialmente attraverso internet (LinkedIn) e poi abbiamo avuto il piacere di incontrarlo di persona. È diventato un forte sostegno per il nostro film.
Lucia e io siamo stati per la prima volta in Italia nel 1980 e ci siamo sentiti molto vicini alle persone e al paese. Siamo nati in America, ma io ho famiglia in Calabria e Lucia in Sicilia. Siamo stati diverse volte in Sardegna per incontrare la Sardegna film commission, il sindaco di Bosa, attori, cast tecnico, ecc.

Il film verrà girato nel 2014, in Italia, ma in lingua inglese, visto che parliamo di una produzione americana…avete già degli accordi di distribuzione per l’Italia? Qual è stata finora la risposta dell’industria cinematografica italiana a un film come Anita?

Joe Orlandino: Abbiamo ricevuto un grande interesse dalle case di produzione italiane e dagli italiani in generale perché abbiamo avuto un approccio serio verso la storia di Anita e abbiamo realizzato una prospettiva unica con l’incontro tra Anita e Margaret Fuller. È una valida collaborazione internazionale. Stiamo lavorando attentamente con diversi artisti italiani, cast tecnico, legali, ecc. Il film è scritto in inglese, ma il nostro obiettivo è di distribuirlo in Italia (doppiato in italiano), così come in Europa, South America e North America.

Può farci qualche accenno al budget di produzione? Sappiamo che una prima fase di finanziamento è terminata, ma è da poco partita una campagna di crowdfunding internazionale…

 Joe Orlandino: Il nostro budget è di circa 5 milioni di dollari.  Abbiamo un capitale privato garantito, accordi di fornitura, un’alleanza con la Sardegna film commission e product placement pagato. Da poco abbiamo avviato una campagna di crowdfunding, attiva al link http://www.etsy.com/shop/AnitaTheMovie

Cosa direbbe ai nostri lettori per invogliarli a partecipare a questa campagna?

Joe Orlandino: Possono aiutarci ad essere attivi con la campagna di Crowd Funding. Abbiamo creato diverse fasce di contribuzione, che iniziano da 5 dollari (U.S.) fino a fasce che ti consentono di partecipare alle riprese del film. I “premi” che possono essere acquistati vanno dall’avere poster autografati a ruoli di comparse all’interno del film. Questo è un film epico e intimo allo stesso tempo. Abbiamo scelto la strada del film indipendente perché vogliamo portare avanti la nostra visione della storia. Abbiamo bisogno di completare il budget di produzione per iniziare le riprese del film. Aiutateci a far rivivere la storia di Anita!

Ringraziamo Lucia Mauro e Joe Orlandino, diamo il nostro “in bocca al lupo” a questo progetto e speriamo di vederlo presto sul grande schermo.

Rita Russo

 

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply