Antonio Banderas e Melanie Griffith insieme per Automata

Nelle sale italiane l’opera seconda dell’ex esperto di effetti speciali spagnolo Gabe Ibáñez

Nel 2044 oltre il 90 % della popolazione terrestre è scomparsa a causa di devastanti tempeste solari e la Terra sta andando verso la completa desertificazione. Per sopperire alla condizione di precarietà e alla quasi totale assenza di forza lavoro, una società di robotica, la ROC, è riuscita a creare degli androidi, i Pilgrim 7000, da impiegare in svariati campi. Jacq Vaucan (Banderas) è un agente assicurativo incaricato di indagare sui malfunzionamenti dei robot. La sua vita procede piatta e monotona, ma quando scopre che alcuni di essi si sono evoluti tutto cambia.

A metà strada tra Blade Runner e Io, Robot, Automata (opera seconda dell’ex esperto di effetti speciali spagnolo Gabe Ibáñez) non ha né il pessimismo del capolavoro di Ridley Scott né la spettacolarità e commercialità della pellicola con Will Smith (Automata è stato realizzato con un budget di appena 15 milioni di $ e il regista ha ridotto al massimo l’uso della CG), ma risulta comunque migliore, nell’affrontare il rapporto essere umano e robot, del deludente A.I. di Spielberg. L’impressione finale, tuttavia, è che il film, nonostante l’indiscutibile potenza di diverse sequenze, non riesca a dire qualcosa di nuovo o in più su due temi (futuro post-apocalittico e intelligenze artificiali) classici della fantascienza. Antonio Banderas, dopo spot commerciali, ruoli da doppiatore e parti gigionesche (Il gatto con gli stivali, Machete Kills, I Mercenari 3, Spongebob-Fuori dall’acqua), torna a recitare sul serio e lo fa in maniera convincente. E c’è spazio pure per l’ex moglie Melanie Griffith che torna al cinema dopo oltre 10 anni d’assenza.

Daniele Pugliese

 

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