Boyhood, il caso cinematografico dell’anno

Dopo Before Midnight, Richard Linklater “gioca” ancora con il tempo

Giovedi 23 ottobre uscirà finalmente nelle sale italiane il caso cinematografico dell’anno: Boyhood, film scritto e diretto da Richard Linklater, regista avvezzo a pellicole dalla forte sperimentazione narrativa come era successo nei suoi precedenti lavori tra cui vanno ricordati Slacker, che ruotava intorno alla vita di 100 personaggi durante 24 ore e il trittico Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight, quest’ultimo giustamente candidato all’Oscar nella categoria miglior sceneggiatura originale. La forza del film sta nel suo desiderio di “verosomiglianza” nel senso letterario del termine, dato che il regista dall’estate del 2002 fino a ottobre 20I3, ha radunato,ogni anno, la stessa troupe e lo stesso cast per girare alcune scene, al fine di seguire la crescita dei personaggi a pari passo con quella degli attori.Ragion per cui la lavorazione del film è durata 12 anni, lasso di tempo in cui ha potuto raccontare in particolare la crescita fisica e spirituale del protagonista (Ellar Coltrane) e il suo contrastato rapporto con i genitori divorziati interpretati da Ethan Hawke (Gattaca, Training Day) e Patricia Arquette, attrice cinematografica per registi del calibro di David Lynch, Martin Scorsese, Tony Scott ma particolarmente celebre per aver interpretato la protagonista Allison DuBois nella serie televisiva Medium, e che per la sua performance in Boyhood pare essere la grande favorita agli Oscar nella categoria miglior attrice non protagonista. Il film è stato già presentato in anteprima il 19 gennaio 2014 al Sundance Film Festival e ha partecipato in concorso alla 64ª edizione del Festival di Berlino,vincendo l’Orso d’argento come miglior regista. Al di là della sua vena sperimentale Boyhood è soprattutto un romanzo di formazione che non analizza semplicemente il singolo individuo, bensì un’intera generazione che si evolve, regredisce, sbaglia, matura, cresce lungo un arco di dodici anni, in un lasso di tempo quindi che va dagli 8 ai 20 anni, nella cosiddetta boyhood (adolescenza) da cui deriva il titolo. Questi dodici anni non appartengono solo al protagonista Mason o ai suoi genitori che pagano e riflettono le conseguenze delle loro scelte, ma appartengono a tutta l’America che evolve come gli oggetti d’uso quotidiano che cambiano e si rinnovano, e che dovrebbero facilitarci l’esistenza ,ma che forse, ci rendono incapaci di ascoltare e di comunicare, o forse semplicemente ci impediscono di dimenticare il bello della nostra passata adolescenza.

Danilo Canzanella

 

You must be logged in to post a comment Login