Da Venezia alle sale cinematografiche l’opera prima di Lorenzo Vigas

Ti guardo (titolo originale “Desde allá”), Leone d’oro alla 72esima Mostra del cinema di Venezia è un film che parla alla gente, mette al centro i sentimenti e sfida i tabù.

Sta per arrivare nelle sale italiane il primo lungometraggio dell’esordiente e talentuoso regista venezuelano Lorenzo VigasDesde allá(“Ti guardo” nella versione italiana). Vincitore del Leone d’Oro alla 72esima mostra del cinema di Venezia è un film destinato a sconvolgere gli animi dello spettatore…

La storia, in breve: Armando (Alfredo Casto), cinquantenne venezuelano, ha un negozio di protesi dentarie e vive nella parte più residenziale di Caracas -colpita dalla recente crisi economica- ha una sorella che sta avviando le pratiche per l’adozione di un bambino, una madre deceduta e un padre con il quale non ha alcun rapporto e che preferirebbe vedere morto. Nel tempo libero Armando adesca ragazzi per le strade degradate di Caracas con i quali ha un rapporto solo visivo. Loro si spogliano, di spalle e lui li guarda. Fino a quando non incontra Elder (Luis Silva) – anche lui vittima di un trauma legato alla figura del padre- ragazzo dei bassifondi di Caracas, il bulletto del quartiere, il maschio ALFA, che però non si lascia svestire, ma che lo aggredisce prima solo verbalmente, apostrofandolo come checca, maricón, poi anche fisicamente. Il loro rapporto nel corso del film cambia, i ruoli iniziali di ognuno mutano, si ribaltano, in un crescendo di pathos e ferocia.

L’amore è come gli inferi spietato … incendio incontenibile” (Dante).

Il silente Armando è un individuo con disabilità affettiva, affetto da analfabetismo sentimentale, che lo porta a non provare emozioni. Un disturbo che in psichiatria viene definito alessitimia: un disturbo che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, palesato dall’incapacità di percepire, riconoscere e descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi. Viene attualmente considerato anche come un possibile deficit della funzione riflessiva del Sé (cit.). E infatti Armando, come la maggior parte dei soggetti alessitimici, tende a stabilire relazioni di forte dipendenza o, in mancanza di essa, preferisce l’isolamento. Non ha rapporti con altri essere umani, se non saltuari con la sorella e anche con i ragazzi di strada stabilisce un rapporto distaccato, di sudditanza dato dalla distanza, sociale, culturale, anagrafica e, paradossalmente, fisica.

Armando ha una possibilità che rincorre ossessivamente, un desiderio del padre e il desiderio di un ragazzo che invece un padre non ce l’ha, ma è un desiderio che vive solo guardando da dietro. Può infatti viverlo solo senza entrare in contatto con le emozioni, le proprie e dell’altro. Non appena lo sguardo si posa sull’altro e si stabilisce un contatto vi è la rottura, un distacco. E se l’uccisione del padre, in un primo momento, sembra rendere possibile un avvicinamento con l’altro, con Elder, l’incapacità di provare emozioni e di relazionarsi davvero con lui e con la parte più intima di se stesso, vanifica il gesto estremo del giovane Elder, (puro atto d’amore): da qui il finale (sorprendente, scioccante). Finché il padre è vivo è viva anche l’ossessione, senza questa, il rapporto di Armando e Elder non è più possibile, è necessario che l’ossessione sia incarnata da qualcuno, morto il padre, morta anche la relazione con il ragazzo.

Il titolo originale Desde allá, letteralmente da lì, da lontano è significativo, in termini di lettura, di decodifica ulteriore del film: è il racconto del cambiamento, del passaggio dei due sfortunati amanti da soggetti passivi a soggetti attivi, da maschio alfa a maschio beta e viceversa. In particolare Armando passa dall’incapacità di toccare, alla sessualità con Elder, vissuta dopo la morte del padre, per poi fare un passo indietro. In assenza del padre Armando fa con Elder quello che il padre ha probabilmente fatto con lui. Nel film il tema dell’omosessualità non è centrale, ma è transizionale, un ricorso storico, una reiterazione. Anche se è un tema molto sentito in Sud America, terra altamente omofoba e che colpisce ad ogni livello della società, al punto che una madre è disposta ad accettare che il figlio sia un ladro o un assassino piuttosto che un uomo che va con altri uomini.

La lontananza del titolo è anche la distanza affettiva, la distanza che Armando ha con i ragazzi e quella che ha con il padre. Non è un caso se le riprese sono spesso di spalle e sfumate, fuori fuoco. E’come se i protagonisti, in particolar modo Armando, fossero degli spettri, fisicamente presenti ma emotivamente lontano, in un altro tempo, probabilmente passato. Armando cammina per le strade con uno sguardo assente, quasi catatonico, si guarda attorno ma senza vedere veramente il mondo, la realtà che lo circonda, è come se tutto intorno a lui non gli appartenesse non lo riguardasse veramente e viceversa, a muoverlo è solo quell’ossessione, desiderio di vendetta, verso la figura del padre. Anche il lavoro che si è scelto (ricostruzione di protesi dentarie) sta a indicare la sua incapacità di mordere la vita, succhiarne la linfa vitale, conscio di questa sua incapacità non gli resta che ricostruire con cura certosina i denti, unica parte del corpo umano destinata a rimanere per sempre.

“Questa storia è vera, perché l’ho appena inventata…” (Jacques Prévert)

Desde allá”– “Ti guardo” è un film che parla di e a molti di noi, Vigas con questa sua opera mette al centro i sentimenti o meglio i nostri bisogni affettivi ed emotivi attraverso l’incontro di due persone. Perché nonostante l’assenza di un lieto fine, il coraggio di esporsi veramente lo trovano, anche se solo per un momento. Elder parte da una percezione di se come persona forte, indipendente che non ha bisogno di nessuno per poi scoprire di non essere un’isola donandosi, così, completamente e ossessivamente ad Armando, che invece dopo un’apparente cedimento, una vicinanza estemporanea, ristabilisce l’ordine prestabilito perpetuando la sua condizione di uomo solo, maschio ALFA, e la distanza trai due, per un attimo colmata, viene rimarcata con un gesto estremo.

L’emozione perturbante che rimane nel film è il disagio, dato anche dai cambi di inquadratura, dai movimenti di camera, da fissa a mano, dall’effetto sfumato, dai rumori fuori campo, dal silenzio del finale e non in ultimo dalla performance degli attori, primo fra tutti il giovane Luis Silva, attore non professionista la cui interpretazione rende vero e crudo il personaggio di Elder.

Il film è senza dubbio pieno di allusioni, di cose non dette che magari hanno determinato gli eventi, ma per quelle sarebbe stato necessario fare un altro film, diverso. È invece il suo non essere didascalico ma un ricco dispenser di domande, sentimenti, sensazioni a rendere l’opera di Lorenzo Vigas unica, bella e profondamente riflessiva. Del resto, come lo stesso regista dichiara, “una volta finito, il film non appartiene più a me ma a tutti voi”. Il pubblico ringrazia.

Ti guardo sarà nelle sale cinematografiche da giovedì 21 gennaio 2016.

Gemma Buonanno

 

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