Dancing with Maria: la danzaterapia e l’armonia dell’imperfezione

Il regista friulano Ivan Gregolet ha presentato alla XXIX Settimana Internazionale della Critica a Venezia l’unico titolo italiano in concorso: un documentario sulla danzatrice e danzaterapeuta argentina Maria Fux

Maria Fux è una celebre danzatrice e coreografa argentina, nata a Buenos Aires nel 1922. Dopo i primi studi accademici, iniziati all’età di 13 anni, Maria sceglie di dedicarsi alla danza contemporanea, scoprendo in essa una libertà di espressione non consentita dalla danza classica. La sua carriera artistica professionale è costellata da riconoscimenti e tournée di successo (sia in America che in Europa), ma è anche in un altro campo che la Fux riesce ad ottenere ben presto elogi a livello internazionale: quello della danzaterapia. Maria ha infatti sviluppato, a partire dagli anni 60, una propria metodologia didattica, proponendo l’utilizzo della danza come un valido strumento terapeutico per i più differenti tipi di disabilità (autismo, sindrome di Down, cecità e perfino sordità). Il “metodo Maria Fux”, nato dal confronto con terapisti, medici e psicologi, viene tuttora utilizzato anche in molte scuole di danzaterapia europee (in Italia Maria ha tenuto i suoi primi seminari nel 1973, e il suo primo corso di formazione in danzaterapia nel 1991).

Il documentario “Dancing with Maria”, diretto dal goriziano Ivan Gregolet, nasce da un viaggio che lo stesso regista ha fatto con la moglie a Buenos Aires nel 2010, per accompagnarla a un seminario tenuto dalla Fux. La pellicola, unico titolo italiano in concorso alla Settimana Internazionale della Critica della 71esima Mostra del Cinema di Venezia, non è un’opera celebrativa della carriera di Maria Fux, ma un documento che ne attesta soprattutto il grande spessore umano.

Il primo incontro che Maria ha con la disabilità fisica avviene tramite la madre, arrivata in Argentina con la sua famiglia quando aveva appena 5 anni, cercando di sfuggire alle persecuzioni ebree in Russia. Appena arrivata a Buenos Aires, alla bambina viene diagnosticata una grave infezione al ginocchio, e viene quindi sottoposta a un intervento durante il quale le viene asportata una rotula. Sarà anche in segno di riscatto da quel deficit fisico che la madre di Maria, diversamente dal padre (inizialmente molto riluttante all’idea di avere una “figlia ballerina”), l’asseconderà sempre nella sua passione per la danza. Ricordando la sua storia, la Fux oggi può affermare fiera “Io sono la gamba che danza di mia madre”.

Il documentario di Gregolet ci conduce attraverso i corridoi e le sale della scuola di danza di Maria a Buenos Aires. I suoi allievi non sono solo atleti dal fisico perfetto, impegnati nell’esecuzione di complessi passi di danza; gli allievi di Maria rappresentano l’eterogeneità della vita, accettata in tutte le sue sfumature e le sue imperfezioni. Maria parla alla sua classe accompagnata da una musica di sottofondo, evocando immagini e suscitando emozioni da cui scaturisce naturalmente il movimento. Nel film Maria afferma di non comunicare con i suoi allievi al di fuori delle lezioni, di non sapere chi siano o da dove vengano; tuttavia può dire di conoscerli avendo osservato i movimenti del loro corpo, perché “ciò che danziamo è la vita”.

Tra gli allievi della scuola di Maria troviamo anche una donna ceca, un gruppo di ragazzi affetti dalla sindrome di Down, una donna poliomielitica e una ragazza sordomuta (Maria Garrido, trovata da bambina in una grotta della Patagonia e seguita da Maria fin dalla sua infanzia). Dalle loro esperienze emerge come la società di oggi ricerchi il proprio modello nella perfezione, portandoti a pensare che se sei disabile puoi solo rassegnarti a venire scartato ed emarginato. Ma nella scuola di Maria è possibile imparare, attraverso la danza, che il limite della diversità non è mai invalicabile. Qualunque siano i deficit contro cui combattano i suoi allievi, Maria riesce sempre a farli comunicare attraverso il movimento, insegnandogli ad ascoltare il loro “ritmo interiore”. La danza è espressione della vita in qualunque forma essa si presenti, e gli occhi di Maria ci insegnano a vedere in ogni sua manifestazione, anche se apparentemente solo dolorosa e imperfetta, armonia e bellezza.

Luisa Tumino

 

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