David Hockney dalla Royal Academy of Arts

In sala il documentario sulle mostre tenute da David Hockney alla Royal Academy of Arts nel 2012 e nel 2016.

David Hockney, classe 1937, è un artista britannico che raggiunge il successo negli Anni 60, con una serie di quadri ormai celebri, aventi come sfondo le ville con piscina della città di Los Angeles. Considerato oggi come uno dei più affermati artisti contemporanei, la carriera di Hockney viene periodicamente ripercorsa attraverso retrospettive che hanno luogo nei più importanti musei del mondo (come quella attualmente in corso al Met di New York).
Il documentario “David Hockney dalla Royal Academy of Arts”, diretto da Phil Grabsky, racconta i recenti sviluppi della carriera dell’artista attraverso le sue ultime 2 mostre presso la Royal Academy: “A bigger picture” del 2012 (il cui titolo rimanda ad una delle opere più note di Hockney: “A bigger splash”, del 1967) e “82 Portraits and One Still Life” del 2016.
La prima mostra raccoglie una serie di circa 150 opere, realizzate da Hockney nella sua terra nativa, lo Yorkshire, nel periodo seguente alla morte della madre, avvenuta nel 1999. L’artista sceglie come soggetto il paesaggio e il suo mutare con l’alternarsi delle stagioni. Le esplorazioni della campagna intorno alla cittadina di Bridlington lo spingono spesso a dipingere en plen air, a volte utilizzando più tele accostate. Il prodotto di questo lungo lavoro sono delle opere di diverso formato. Le più imponenti raggiungono dimensioni considerevoli, come “Winter Timber”, di 275×610 cm circa (la cui versione definitiva, dai vivi cromatismi fauve, è stata realizzata in atelier), suddivisa in 15 tele più piccole per facilitarne il trasporto. Alle tele tradizionali si affiancano delle stampe digitali, che provengono dai disegni realizzati da Hockney direttamente sul suo iPad (tramite l’app Brushes), e alcuni video-collages.
La seconda mostra, “82 Portraits and One Still Life” risale al 2016. In essa, in accordo al titolo, vengono esposti 82 ritratti di conoscenti di Hockney (tra familiari, collaboratori, amici e loro figli) a cui si aggiunge un altro quadro, avente come soggetto della frutta e verdura collocate su un tavolo. Il formato dei quadri è sempre lo stesso, come lo è tendenzialmente anche lo sfondo, costantemente costituito da un settore blu e uno verde. Hockney ha realizzato le tele ponendosi un limite di 22 ore di lavoro e 3 giorni di posa per ciascuna di esse. Ogni ritratto non appare quindi rifinito e dettagliato come ci si potrebbe aspettare; quello che conta è l’effetto globale, determinato dalla presenza contemporanea degli 82 ritratti. Ci si trova di fronte a una comunità eterogenea, rappresentata da persone di età molto variabile (tra gli 11 e i 92 anni), ciascuna con proprie caratteristiche individuali che non traspaiono esclusivamente dall’aspetto fisico ma dalla scelta dei vestiti indossati, dalla posa assunta e dalla loro espressione.

David Hockney dalla Royal Academy of Arts” è un documentario che ci fa riflettere sulla continuità del percorso professionale di Hockney. Negli Anni 60 la scena artistica americana era dominata dall’astrattismo. Clement Greenberg, influente critico d’arte del secolo scorso e strenue sostenitore dell’espressionismo astratto, aveva affermato la necessità per l’artista d’avanguardia di abbandonare la forma di rappresentazione del ritratto. In quel periodo David Hockney raggiunse la fama riuscendo a riportare al centro dell’attenzione l’arte figurativa; oggi, come mezzo secolo fa, egli continua ad essere tra i protagonisti della scena artistica contemporanea confermando la sua scelta di soggetti tradizionali (persone e paesaggi). Conoscitore della storia dell’arte, Hockney cita nelle interviste i maestri che lo hanno preceduto (Constable e Turner, Rembrandt, Van Gogh, Picasso), mettendo in relazione il loro lavoro con il proprio. La sua priorità rimane la comunicazione, semplice e diretta, che trova nell’arte figurativa il suo mezzo d’espressione più naturale.
Dalle interviste presenti nel documentario emerge inoltre un interesse particolare rivolto alle persone. Hockney osserva attentamente ognuno dei suoi modelli, cercando di coglierne un lato della personalità da trasferire su tela. Il risultato finale, apprezzato da critici e visitatori, sembrerebbe tuttavia non essere stato gradito dalla piena totalità dei soggetti ritratti. L’artista non può fare a meno di sorridere davanti al ritratto del collega Bing McGilvray, confidando al suo intervistatore: “Lui è quello che mi ha detto: “Mi hai fatto sembrare un venditore di frigoriferi” ”.

Il documentario “David Hockney dalla Royal Academy of Arts”, diretto da Phil Grabsky e presente nelle sale italiane solo il 30 e 31 gennaio, inaugura la nuova stagione della grande arte al cinema promossa da Nexo Digital. Il prossimo appuntamento, previsto per fine febbraio, sarà l’atteso film dedicato a uno dei più celebrati e rivoluzionari artisti del Barocco italiano: “Caravaggio. L’anima e il sangue”.

Luisa Tumino

 

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