“È una storia sai” salva La bella e la bestia

Recensione in anteprima del nuovo live-action Disney, un film che nella versione italiana delude tantissimo finché non arriva la scena del ballo che salva pian piano il lavoro di Bill Condon.

Mancano pochi giorni e tutti potranno vedere “La bella e la bestia”, il nuovo remake live-action della Disney di uno dei suoi classici d’animazione. Un film che si preannunciava fin da subito come una fedele trasposizione dell’originale, a differenza di quanto abbiamo visto con gli ultimissimi lavori, come Maleficent, Cenerentola e anche Il libro della giungla.
Cosa dunque poteva offrirci questa pellicola diretta da Bill Condon?

Sicuramente voleva fin da subito farci rivivere la magia di 26 anni fa, e dare al cinema di attori in carne e ossa un nuovo musical indimenticabile, anche per il fatto che il cartone già tempo fa era diventato opera teatrale. Un nuovo Les Miserables, in poche parole?
Perché no? Del resto, la clip “Gaston” in originale non poteva non farti pensare a “Master of the house”.
Ma quello di Tom Hooper è un capolavoro che in Italia hanno pensato bene di non adattare in alcun modo nella parte cantata, mentre per “La bella e la bestia” il discorso era fin da subito ben diverso.

Sia perché, trattandosi di un film che vedranno molti bambini, anche quelli che non sanno ancora leggere, non potevi non adattarlo in italiano, e soprattutto, il 1991 ci ha mostrato che in questo mestiere siamo i migliori al mondo. Ernesto Brancucci, conosciuto come Ermavilo, e Gino Paoli riuscirono ad adattare perfettamente i testi di Howard Ashman. Quelle parole tutt’ora ci accompagnano, eppure, hanno deciso di cambiarle… di nuovo.
Come già accennato, il musical con attori in carne e ossa nasce nel 1994, e dopo tanti anni a Broadway è arrivato anche in Italia, dal 2009 al 2011, e questa versione fu curata da Franco Travaglio, modificando decisamente i testi delle canzoni di Brancucci e Gino Paoli.
Un’eresia? No, perché fu un lavoro talmente fatto bene che riusciva lo stesso modo a coinvolgerti, a farti respirare quella magica atmosfera del 1991.
Ma oggi, è un’altra storia…

Protagonista, in negativo, è Lorena Brancucci, figlia di Ernesto, e degli altri che hanno lavorato alle musiche e agli adattamenti nella versione Italiana.
È questa la prima nota dolente di questo live-action. Il film risulta inguardabile per lungo periodo proprio per colpa di loro. Oltre ai testi diversi, manca proprio il ritmo. Gli attori sembrano fermarsi quando non c’è bisogno, manca proprio l’essenza del musical. Problema puramente della versione Italiana, o anche l’originale non si è dimostrato all’altezza del 1991? Al momento, avendo visto solamente la versione doppiata in anteprima stampa, possiamo limitarci a commentare solo questa.

Delusione, almeno fino a che Emma Watson e la Bestia Dan Stevens entrano nel salone, e cominciano a ballare. Ora si che comincia la magia.
La bella e la bestia”, che tutti conoscono anche con il titolo “È una storia sai”, sembra decisamente fedele all’originale di Gino Paoli, e l’ambientazione, e gli sguardi dei protagonisti, fanno decisamente commuovere lo spettatore innamorato della Disney, forse anche colui, come il sottoscritto del resto, che fino a quel momento era rimasto molto deluso da tutto quello visto fino a quel momento.

Da quel momento il film comincia a risollevarsi, ad evitare un completo naufragio. Abbiamo una bellissima scena inedita sul passato di Belle, e inedito è anche un monologo della bestia, che ti fa ricordare molto, sempre da “Les Miserables”, “Valjean’s Soliloquy”.
Un’altra sorpresa arriva dalla canzone “Attacco al castello”. Le parole non sono le stesse, ma stavolta il ritmo è perfetto e ti fa rivivere l’atmosfera piena di tensione, e un grande disprezzo nei confronti di Gaston.

Che dire del villain, interpretato dal Luke Evans?
Poteva andare meglio, lo si poteva decisamente rendere più cattivo. Non che non lo sia, ricorda bene l’antagonista maschilista per eccellenza della storia della Disney, ma al tempo stesso gli hanno dato un’aria goffa non da lui in alcune scene intermedie.
E Le Tont? La scelta di Josh Gad è stata decisamente azzeccata, l’attore è identico al personaggio animato, dentatura a parte, ma il carattere?
Si era vociferato negli ultimi giorni che il suo personaggio sarebbe stato decisamente omosessuale, e questo aveva fatto gridare a molti allo “scandalo del politically correct”.
Critiche esagerate perché, se si riguarda “La bella e la bestia” con occhi adulti rispetto a quando si era bambini non si può non notare una certa attrazione di Le Tont nei confronti di Gaston. Forse non è un vero omosessuale, ma bisessuale, e nei confronti del ragazzo più duro del villaggio, decisamente si, tanto da seguirlo sempre, nonostante tutti i pugni che gli assesta.
Quindi non era affatto sbagliato approfondire questo aspetto, l’importante era non esagerare con il rappresentarlo. E infatti non succede, l’omosessualità di Le Tont non viene mostrata in maniera eccessiva ma visibile e capibile solo agli occhi più grandi, ma al tempo stesso… non è molto fedele nei confronti di Gaston. Il personaggio non è lo stesso che conosciamo, ha una coscienza, e con il passare dei minuti comincia ad allontanarsi da Gaston per via delle sue malvage decisioni.
Una scelta di sceneggiatura a mio parere infelice, insieme al fatto che stavolta non si prende manco un pugno, togliendo siparietti comici non da poco.
Di politically correct invece si può parlare delle comparse, che prevedono anche diversi attori dalla pelle nera. E stavolta, davvero, non c’era il bisogno di farlo.
Personalmente parlando, non so cosa frullava nella testa di coloro che hanno creato il capolavoro del 1991, voglio dunque solo pensare che l’assenza di neri in quel film sia stata una scelta razionale e non razziale.
La storia è ambientata molto probabilmente nella Francia del 1700, e la storia vera ci racconta che la schiavitù in Francia è stata abolita completamente solo nel 1848. Era dunque logico non vedere neri nei suoi piccoli paesini. O al limite potevano ambire a piccole mansioni, difficilmente a quello di parroco del villaggio, che riprende, anzi sostituisce, il ruolo del libraio, una delle comparse animate più famose dei classici Disney. Aveva dunque ragione Davide Perino a preoccuparsi…

Ma non tutte le novità di sceneggiatura sono negative. Abbiamo già evidenziato e lodato le novità sul passato di Belle e la canzone inedita, e al tempo stesso è ottima una nuova visione finale sul sortilegio, che rende tutto più commovente.
La magia del finale resta dunque intatta, anche nella tanto criticata versione Italiana, che magari si sarebbe salvata ancor di più con gli innesti di due dei doppiatori del 1991 ancora in piena attività, come Massimo Corvo (la bestia) e Roberto Pedicini (Gaston nei dialoghi).
Andrea Mete non è certo un novellino, e Marco Manca, da talent, se la cava egregiamente, ma quei due avrebbero dato qualcosa in più senza alcun dubbio.
Per molti è stata una scelta necessaria, un film live-action è diverso da uno animato, però, al tempo stesso bisogna ricordarsi che il passato, quando è così bello, non lo si può mettere tutto da parte.
Chiusura dedicata agli effetti speciali, una CGI che, al contrario de “Il libro della giungla”, convince pienamente, dando vita moderna ai tanto amati Lumière, Tockins, Mrs. Bric, Chicco e soprattutto Guardaroba. E convincente è stata anche la performance di Emma Watson, magari non l’attrice più fedele esteticamente alla Belle animata, ma tra le migliori quando si tratta di interpretare un ruolo fantasy.

La bella e la bestia” è un film che dunque va visto anche in originale per ottenere un giudizio completo su di lui. Solo da quel momento sapremo se la prima metà del film è da dimenticare o meno.

La bella e la bestia 2017” sarà presente nelle sale italiane a partire da giovedì 16 marzo 2017.

Valerio Brandi

 

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