Era il 2011… debutto alla regia per la giovane Alice Rohrwacher

Corpo Celeste, l’opera prima della vincitrice del Grand Prix  del Festival di Cannes 2014

Corpo celeste, opera prima di Alice Rohrwacher (sorella dell’attrice Alba) comparsa a Cannes nel 2011 è un film assolutamente estraniante dalla realtà del cinema italiano contemporaneo, è simile ad oggetto non identificato, un corpo estraneo (parafrasando il titolo) in una cinematografia completamente riversa su commedie sentimentali senza nessuna pretesa ed esordi col botto di comici valenti ma votati alla risata caciara. Il coraggio della Rohrwacher è nell’osare, nel raccontare silenziosamente, cercando di attraversare i costumi ed i malcostumi di un sud (siamo a Reggio Calabria) nel quale sei ben accetto solo se ti conformi alla consuetudine. Marta, la protagonista, al contrario, una 13enne appena tornata a Reggio dopo 10 anni in Svizzera, è un essere umano avulso dal contesto in cui si ritrova. Non ha una mappa che la aiuti a decriptare i comportamenti della gente che le gira attorno, non conosce nessuno e, forse, in fondo, neppure se stessa (ancora), ma conosce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ha l’età per fare la cresima e quindi i parenti (una madre stanca dal lavoro massacrante in un forno, la sorella più grande con fidanzato e gli zii con figlioletta di 6 anni già divetta pronta per “Ti lascio una canzone”) la spingono verso i corsi di catechismo, l’età è quella da cresima. Uniformare per non isolare dicevamo. Lei accetta, a modo suo, sempre. E questo suo rigore morale, molto più integralista di qualunque parroco procacciatore di voti per i candidati giusti per ottenere una “promozione” in una parrocchia più in vista, molto più di una perpetua innamorata del prete stesso e della gran parte del cosmo che gli ruota attorno.

Corpo celeste è un film amaro e struggente, con un’unica fonte di speranza, Marta, la sua protagonista.
In lei ritroviamo il messaggio più vero di quel profeta rivoluzionario di nome Cristo e questi, solo da lei, riesce a ricevere (nella scena meravigliosa del tentativo di ratto da parte del prete di un vecchio crocefisso di un diroccato paese di montagna) carezze e cure, due corpi alieni al contesto. Estranei e puri, loro, mentre tutt’attorno le falsità divengono cumuli di spazzatura che fanno il paio con quella che si accumula per le strade.

L’esordio di Alice Rohrwacher è uno splendido esempio di cinema a tutto tondo, nel quale tutto è al posto giusto, riuscendo così a regalarci un’opera prima che chiedo, solo, di essere guardata.

Marcello Papaleo

 

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