Esce nelle sale italiane Song of Silence

L’opera prima di Zhou Chen sarà al cinema dal 29 maggio

Song of Silence (Yang Mei Zhou, CINA 2012), esordio alla regia di Zhou Chen, dal 29 maggio al cinema con Distribuzione Indipendente. Il film è stato presentato all’edizione 2012 del Far East Film Festival di Udine e ha poi continuato il suo percorso nel circuito dei festival internazionali. Ha vinto il Firebird Award all’Hong Kong International Film Fest e il Premio Miglior Film Asiatico del NETPAC, Network for the Promotion of Asian Cinema. Zhou ha girato low budget grazie all’appoggio di Chong Wang, produttore alla ricerca di talenti emergenti e di film dai contenuti socialmente sensibili, normalmente ostacolati dal governo cinese.

Differente dai soliti prodotti blockbuster, il film di Zhou porta sui nostri schermi una visione nuova sul cinema cinese contemporaneo. Song of Silence è un film che parte dalla realtà, a tratti autobiografico. Siamo nella provincia dello Hunan, in una città anonima, normale. Jing, Yin Yaning, è un’adolescente sordomuta, figlia di genitori separati e affidata al nonno, che vive nello squallore di una periferia industriale inquinata e povera. Isolata dalla realtà esterna quanto dalla sua condizione fisica, Jing ha comportamenti eccentrici e disperati, e si confronta solo per contrasto. Mei, Wu Bingbin, è una cantautrice senza fissa dimora che cerca l’indipendenza e un avvenire lontano dalle sue origini, provinciali e misere. L’intreccio porterà Jing e Mei a confrontarsi tra loro, tra prese di posizione ostili e cambiamenti di prospettiva, a metterle in relazione è il poliziotto Zhang Haoyang, padre della prima e amante della seconda. Gli attori non sono professionisti ma le interpretazioni buone, si avverte una sfacciata spontaneità che carica di energia i personaggi.

Zhou ha girato in digitale, le immagini non sono sempre perfette ma questo ne valorizza l’immediatezza. Song of Silence è un film intimo, nei tempi e nella sceneggiatura, che evita le spiegazioni e rimane sospeso, come se Zhou avesse tracciato i contorni di un dipinto e chiedesse allo spettatore di dare il colore. Il personaggio di Jing è spesso accompagnato da rumori di sottofondo disturbanti, che riportano all’urgenza del suo conflitto tra rabbia e ricerca di comprensione. Binomio che si palesa anche nei testi delle canzoni di Mei, costituendo una corrispondenza interessante. La dimensione onirica nel film rappresenta la liberazione, il sogno finale di Jing è tra le scene più intense, in particolare il momento della discoteca, omaggio a Sulle Mie Labbra di J. Audiard, conferma della ricerca espressiva con cui Zhou vuole elevare il realismo del film. Song of Silence è un’opera prima notevole, unica pecca la lunghezza, 114 min. Zhou è un cineasta indipendente, laureatosi all’Accademia Centrale di Pechino nel 2009. Oltre ad essere un regista spazia dalla pittura al design ed espone nei musei d’arte contemporanea di tutta la Cina. Dal suo prossimo film ci aspettiamo una dose ancora maggiore di sperimentazione.

Zelia Zbogar

 

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