Hokusai dal British Museum… al cinema

Arriva nei cinema il documentario sul celebre maestro giapponese, autore della “grande onda”.

Katsushika Hokusai nasce a Edo (l’odierna Tokyo) nel 1760. Figlio di un artigiano, a 12 anni inizia a lavorare come intagliatore di matrici per stampa; continua in quest’attività fino ai 18 anni, quando viene ammesso in una scuola di pittura ukiyo-e, specializzata nelle riproduzioni di famosi attori Kabuki e cortigiani. I temi della pittura di Hokusai evolvono solo parecchi anni dopo quando, ormai trentenne, sceglie di allontanarsi dalla scuola e di focalizzare la sua attenzione sulla rappresentazione di paesaggi e di scene di vita quotidiana, aventi come protagonisti gli strati sociali più umili. Contemporaneamente il maestro lavora anche come illustratore, dimostrando di saper essere anche un eccellente traduttore in immagini di testi scritti. La sua produzione artistica è ricca e variegata. Poco noto è il fatto che il primo ad utilizzare il termine “manga” (genere editoriale ormai conosciutissimo) fu proprio Hokusai, quando ormai aveva oltrepassato i 50 anni d’età. Durante una festa il maestro venne infatti invitato dai commensali presenti a disegnare a scopo d’intrattenimento i soggetti più svariati: fenomeni atmosferici, creature mostruose e personaggi di ogni tipo. Hokusai definì le sue creazioni estemporanee “disegni casuali” (ovvero, in giapponese, “manga”).

L’opera che è diventata il simbolo di Hokusai e della pittura giapponese in Occidente è senza dubbio “La grande onda di Kanagawa”. Questa celebre xilografia viene realizzata da Hokusai in un periodo in cui la sua vita è attraversata da una serie di drammi: un ictus, la morte della seconda moglie e la perdita della casa (che è costretto a lasciare per aiutare il nipote, indebitatosi con il gioco d’azzardo). “La grande onda” evidenzia l’innegabile capacità tecnica raggiunta del maestro (ormai settantenne) e ne racchiude la poetica. Hokusai contempla la forza della natura, rappresentando l’onda proprio nell’attimo prima di infrangersi. Tra i flussi è possibile scorgere delle imbarcazioni di pescatori, impegnati in uno sforzo estremo per non soccombere alla violenza dell’oceano. A questi 2 elementi, umano e naturale, Hokusai associa un terzo, quello spirituale, rappresentato dal monte Fuji. Questa vetta, a cui il maestro dedica la sua celebre serie di 36 vedute, in Giappone è venerata come una divinità e rappresenta un simbolo zen di pace interiore. Il lavoro di Hokusai conferisce per la prima volta un ruolo da protagonista all’elemento naturale, che fino ad allora era stato considerato nei dipinti solo per la sua funzione di sfondo. Alle “36 vedute del monte Fuji” ne seguono successivamente altre 100; si tratta di “arte per il popolo”, ovvero destinata ad essere stampata in numerose copie e a costi contenuti (basti pensare che della grande onda vennero stampate circa 8000 copie, vendute al prezzo di un pasto).

Nel 1939 la vita di Hokusai è attraversata da un’altra tragedia: la casa dove abita con sua figlia viene distrutta da un incendio. Il maestro perde anche la maggior parte dei suoi disegni, meticolosamente raccolti nel corso degli anni. Questo evento lo porta alla scelta di intraprendere un nuovo percorso artistico: Hokusai smette di disegnare e di realizzare stampe, e si dedica esclusivamente alla pittura. In questo periodo realizza degli spendidi dipinti aventi per soggetto la natura (spesso fiori e uccelli), che rivelano ancora una volta le sue enormi doti tecniche e introspettive.

Hokusai è stato un artista geniale, un contemplatore della natura devoto alla ricerca del miglioramento del proprio lavoro. Incurante dei riconoscimenti ottenuti, il grande maestro visse sempre nella convinzione che avesse ancora molto da imparare, e che solo negli ultimi anni della sua vita sarebbe potuto divenire un bravo artista. Nato nell’anno del drago (figura ricorrente nei suoi ultimi dipinti), Hokusai morì nel 1849, a 89 anni. Non smise mai di lavorare, e nonostante avesse raggiunto livelli tecnici eccelsi si congedò dal mondo con questa frase: “Se il cielo mi concedesse anche solo altri 5 anni di vita, allora sì che potrei diventare un vero artista”.

Il documentario “Hokusai dal British Museum”, distribuito da Nexo Digital, sarà proiettato nelle sale italiane esclusivamente il 25, 26 e 27 settembre. La sua visione sarà un’occasione per poter ripercorrere la vita del grande maestro giapponese in concomitanza con la mostra a lui dedicata dal British Museum nei mesi scorsi. Il documentario si avvale di riprese di qualità video 8K e dei preziosi contributi forniti dal curatore della mostra Tim Clarke, da artisti e storici dell’arte (tra cui David Hockney e Roger Reyes).

La città di Roma ospiterà una mostra dedicata ad Hokusai (“Hokusai. Sulle orme del maestro”) presso il museo dell’Ara Pacis, dal 12 ottobre al 14 gennaio.

Luisa Tumino

 

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