Hostiles, Scott Cooper: Film che spero aiuterà l’America

Il regista Scott Cooper e gli attori Rosamund Pike e Wes Studi hanno presentato all’Auditorium Parco della Musica il film di apertura della dodicesima Festa del Cinema di Roma.

Il film di apertura della dodicesima Festa del Cinema di Roma si è rivelato un grande ritorno al passato classico, un Western che ci ricorda molto lo stile del maestro John Ford, e a presentarlo sono intervenuti tre dei suoi maggiori protagonisti.
Scott Cooper, 47enne regista alla quarta esperienza dietro la macchina da presa dopo essere stato per diversi anni attore, mentre per quel che riguarda il cast artistico non è venuto manco stavolta Christian Bale dopo la presentazione di Out of the Furnace a Roma nel 2013, ma oltre a Rosamund Pike, attrice candidata all’Oscar per Gone Girl, è intervenuto uno degli attori più caratteristici di sempre:
Wes Studi, nativo americano del grande schermo per eccellenza, grazie a capolavori come “L’ultimo dei Mohicani”, “Balla coi Lupi” ma anche Avatar.
Queste sono le loro parole in conferenza stampa.

Questa storia potrebbe essere ambientata anche in altri luoghi e altre epoche volendo. Cosa ne pensa della rilevanza nell’attualità di questo film?
 Scott Cooper:
<<La storia oggi è ancora più avvilente di quando ho cominciato a scrivere la sceneggiatura. L’America sta vivendo un periodo di profonda spaccatura razziale e culturale. Gli Stati Uniti non sono mai stati polarizzati come ora. Spero che questo film possa aiutare il dibattito sul tema dell’inclusione. È importante risanare le ferite da due culture diverse. In Hostiles vi sono del resto culture costrette a fare un viaggio che è un percorso dell’anima. Condividono le stesse emozioni, come il lutto e la tragedia, e si conciliano>>

Wes Studi:
<<Viste le mie origini (cherokee n.d.r.) posso dire che questo film rappresenta la realtà attuale per la mia gente, lo specchio dei nativi americani di oggi, e sfida la nostra capacità di adattarci nel mondo in cui viviamo>>

Cosa ha pensato quando le è stato proposto questo personaggio? Le donne nei film western sono trattate in maniera diversa di solito. Qui il tuo personaggio intraprende un percorso doloroso, ma è una figura insolita per un western?
Rosamund Pike:
<<Non mi sono basata su altri riferimenti per il mio personaggio se non sulla vita stessa grazie alla sceneggiatura. La sua è stata una storia molto profonda su una perdita terribile. Quando incontra Joe (il protagonista interpretato da Christian Bale, n.d.r.) non ha alcun desiderio di vivere. Ci aiuta a comprendere come una persona possa continuare lo stesso a vivere. Lei vorrebbe vendetta, ma l’omicidio non fa tornare in vita i cari. Trovo invece questo personaggio molto femminile, anche se sa usare le armi, perché dopo aver perso tutto il suo scopo diventa quello di essere una madre per Joe. Trasmette a lui la verità, cioè che è un uomo buono>>

Scott Cooper, cosa ne pensa della situazione politica attuale negli Stati Uniti? Cosa si può fare per migliorare le cose?
<<Come Americani possiamo impegnarci di più per comprendere gli altri. È scoraggiante vedere che succedono cose come quella accaduta all’università in Virginia recentemente, insieme all’antisemitismo e alle manifestazioni di intolleranza. Le mie figlie sono cresciute con Obama, anni di speranza, mentre ora fatichiamo a capire. Se noi ascoltassimo i diversi avremmo molto da imparare. Abbiamo vissuto la stessa cosa negli anni ’40>>

Rosamund Pike, nel film è il suo personaggio che si avvicina di più all’altro. Le donne di solito sono più empatiche e aperte verso il diverso. Pensa che in questo senso l’apertura inizierà dalle donne?
<<Recentemente siamo rimaste affascinate da ciò che le donne possono fare. All’inizio lei vive nell’ignoranza. Non distingue più i buoni dai cattivi, in questo caso i Comanche dai Cheyenne. In quel momento i nativi americani rappresentano il nemico indiscriminato. Poi vede che l’indiana è una madre come lei. Il suo odio iniziale è dovuto alla tragedia subito, mentre nei soldati è nutrito per necessità>>

Wes Studi, lei ha prestato servizio in Vietnam negli anni 60, è stata un’esperienza utile per questo film?
<<Ho trovato empatia in Vietnam. C’erano momenti nei quali i Vietnamiti si rivedevano in me, perché gli Statunitensi prima hanno invaso le terre dei nativi americani, e poi quelle del Vietnam. Il rapporto tra gli Americani e la mia gente è sempre stata un’ambiguità che ha accompagnato la mia carriera>>

L’America ha sempre bisogno di un nemico, perché?
Scott Cooper:
<<Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di nemici, ne hanno sempre avuto bisogno per una questione di interessi. Ci sono stati presidenti Cowboy per cui tutto era bianco o tutto era nero. Perché non possiamo vivere in pace tutti insieme? Io sono ottimista e credo nel meglio della natura umana>>

Wes Studi:
<<Penso che gli USA dovrebbero avere più amici. I nemici interni fanno più danni rispetto ai politici stranieri, basta pensare agli casi di terrorismo come quello di Orlando. Il processo militare è dovuto al fatto che l’America ha bisogno di nemici per motivi economici. Io sono pessimista riguardo a un miglioramento della situazione>>

Scott Cooper, qual è il suo rapporto con il genere western?
<<“Hostiles” è un western solo in termini di epoca e location. È un film sull’impegno a migliorare il nostro modo di vedere gli altri. Ma allo stesso tempo ho inserito alcuni riferimenti ai film di John Ford, e la colonna sonora è ispirata ai grandi classici di questo genere, e non nascondo di amare il cinema di Sergio Leone>>

 

Valerio Brandi

 

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