I Cavalieri dello Zodiaco al cinema con poche luci e tante ombre

Recensione del nuovo film della Toei Animation, che non riprende l’ottimo lavoro compiuto un anno fa con Capitan Harlock, rendendolo troppo moderno rispetto allo stile originale

Il Giappone è un Paese fantastico, che ha prodotto storia, cultura, cibo e arte per millenni, e tra le sue forme d’arte più recenti rientra a pieno diritto l’animazione. I loro cartoni animati, chiamati più correttamente anime, hanno appassionato milioni di telespettatori, così da spingere molti registi a tentare la fortuna anche sul grande schermo.
Dopo gli insuccessi con i film live-action su Dragon Ball, negli ultimi anni si è tentata una nuova via: la computer grafica.

E così la Toei Animation, un anno dopo l’uscita di Capitan Harlock, porta stavolta al cinema una delle serie animate migliori di qualche generazione fa: I Cavalieri dello Zodiaco.
Chi non conosce Pegasus, Sirio, Cristal e Andromeda in lotta contro tanti nemici per proteggere Lady Isabel, l’unica vera Dea Atena?
Basta anche solo questo per spingere anche i poco appassionati al cinema per vedere se anche questa volta la casa di produzione di Tokyo è riuscita nel suo intento.

La pellicola di Keiichi Sato è basata essenzialmente sulle prime 50 puntate della serie classica, in cui i Cavalieri di Bronzo combattono contro i 12 Cavalieri d’Oro nelle loro rispettive case presso il Grande Tempio.
Il film parte decisamente male, e Pegasus, purtroppo per i suoi fan, si prende la maggior parte dei difetti di questo film, essendo protagonista della nuova moda che colpisce molti sceneggiatori attuali: rendere divertente anche l’epico e il cupo.
Così, se si esclude il prologo, la parte iniziale del film è più che altro una commedia, con il Cavaliere di Pegaso che sembra tanto Gigi la Trottola, tanto imbranato quanto spaccone. E Lady Isabel allo stesso tempo sembra la compagna ideale per lui, essendo anche lei imbranata, ed ingenua. Solo nel finale entrambi mostrano la personalità che li ha resi famosi, anche se, sempre per quel che riguarda Pegasus, il regista si prende la licenza poetica di farlo assomigliare troppo a Goku.
Molto più interessanti gli altri Cavalieri, a cui però viene dato, di conseguenza, meno spazio.
Un film, dunque, che si riprende nella seconda parte con l’arrivo dei Cavalieri d’Oro, e degli ottimi scenari, nonostante ricordino più Asgard che il Grande Tempio.

Magari la critica del sottoscritto è troppo severa, e forse anche non all’altezza non avendo avuto la possibilità negli anni ’90 di vedere tutte le puntate della serie, ma di certo ritengo Capitan Harlock un film decisamente più godibile, e più serio per il genere di storia e personaggio a cui si ispira.
In ogni caso, questo non deve scoraggiare registi e produttori a progettare nuovi film sugli anime giapponesi, perché faranno sempre parte della nostra storia, e fa comunque piacere poterli vedere sotto nuove vesti, per poter sognare ancora.

I Cavalieri dello Zodiaco-La leggenda del Grande Tempio” è attualmente nelle sale italiane.

Valerio Brandi

 

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