“I sogni del lago salato”: intervista ad Andrea Segre

Il regista Andrea Segre esplora lo sviluppo economico Kazako, ricordando le speranze del popolo italiano negli anni ‘60

Qualche settimana fa, avevo scritto de I sogni del lago salato, raccontando il viaggio esplorativo di Andrea Segre, alla ricerca di questi “sogni”, delle speranze dei Kazaki grazie allo sviluppo economico derivante dalle estrazioni di petrolio, un evento che fa rivivere una realtà avutasi in Italia negli anni ’60. Immagini di repertorio s’intrecciano al viaggio per creare un percorso emozionale.

Ma, per capire meglio le motivazioni che hanno consentito la realizzazione di questo film, ho posto alcune domande a colui il quale questo film lo ha concepito, lo ha vissuto e lo ha diretto: Andrea Segre.

 Quando nasce “I sogni del lago salato” e perché?
“Nasce inizialmente dalla voglia di andare a scoprire la realtà del Kazakistan. All’inizio non c’era ancora la certezza di realizzare il film. Montura e l’Internazionale hanno finanziato questo viaggio. Durante il viaggio è nato lo spunto nel realizzare il film e, avendo avuto modo in precedenza di osservare immagini di repertorio ENI, ho lavorato sul confronto tra la realtà Kazaka e l’Italia anni ‘60.”

Quanto tempo è stato necessario per la realizzazione del film? Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate?
“Abbiamo viaggiato per circa un mese, poi il montaggio è durato 5-6 mesi. La difficoltà maggiore ma necessaria alla realizzazione del film, è stata di far capire ai Kazaki il senso di questo racconto. Chi vive questo sogno spesso non ha il tempo di fermarsi a riflettere, soprattutto in un paese come il Kazakistan dove c’è un forte controllo politico e il governo è legato al potere economico delle multinazionali.”

 Cosa le ha dato lo spunto nell’affrontare questo parallelismo tra lo sviluppo in Kazakistan e quello dell’Italia anni ’60?
“Prima di tutto il dato oggettivo che il Kazakistan sta vivendo questa euforia, con una crescita economica pari al 6% annuo, che è una situazione molto simile a quella dell’Italia anni ‘60. Poi, come ho già accennato, qualche mese prima del viaggio ero stato invitato a Milano a commentare alcune proiezioni dell’archivio ENI, nel maggio/giugno 2014. Ho unito le due cose e, da lì, c’è stato un percorso di ricerca durante tutto il viaggio.”

Cosa vuole indagare davvero “I sogni del lago salato”? Quali sono questi “sogni” di cui parla?
“Il rapporto tra umanità ed economia. Il senso della vita quando la condizione economica cambia e nascono nuove opportunità, che sono i sogni. Poi, indaga su quali sono i sogni a cui vale la pena affidarsi e quali rischiano di vincolarti a qualcosa che non puoi controllare.”

 Riguardo al Kazakistan, che idea si è fatto sul futuro di questo Paese?
“Il presente è fortemente legato all’industria petrolifera, il futuro da quanto saranno capaci di sviluppare indipendenze riguardo quei poteri e la capacità di far sviluppare una democrazia. Parte della popolazione ritiene che l’attuale governo sia efficace e necessario, un’altra parte ritiene, invece, che la democrazia sia fondamentale, anche se, visto il forte controllo presente nel Paese, ha una grossa difficoltà ad affermare ciò. Sarebbe anche importante che chi, come l’Italia, ha interessi economici in quel Paese, abbia anche più attenzione verso le sue reali condizioni. Per ora i rapporti sembrano solidi tra i due Paesi.”

Parlando sempre di futuro… si sta già dedicando a qualche altra realtà? Ha già in cantiere un nuovo film?
“Ho finito di scrivere un film che girerò il prossimo anno, sempre con il produttore Bonsembiante, legato ai temi della migrazione, a tematiche su cui ho già lavorato più volte. Questa volta si tratta di un film di finzione.”

Grazie ad Andrea Segre per la disponibilità.
Per conoscere tutti gli appuntamenti con I sogni del lago salato, si segnala la pagina facebook di ZaLab, che si sta occupando della distribuzione del film https://www.facebook.com/zaLab

Rita Russo

 

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