I Vestiti dei sogni: i costumi che raccontano il cinema

Dal cinema muto a “La Grande Bellezza”, Palazzo Braschi sarà teatro di una mostra sugli abiti che hanno fatto la storia della Settima Arte

Palazzo Braschi, sede del museo di Roma a Piazza Navona, ospita, dal 17 gennaio al 22 marzo 2015, 100 anni di storia del cinema italiano, attraverso l’arte dei costumisti che lo hanno reso grande. La mostra, dal titolo I vestiti dei sogni. La scuola italiana dei costumisti per il cinema, vuole rendere omaggio ad una delle eccellenze del nostro paese e ciò che contribuisce al successo di un film, esaltandone la bellezza, caratterizzando i personaggi e accompagnando l’evoluzione della storia. Protagonisti di questo viaggio nel tempo sono i capolavori dei grandi costumisti italiani: Piero Tosi, Danilo Donati, Milena Canonero, Gabriella Pescucci, Maurizio Millenotti, Piero Gherardi, Franca Squarciapino, Vittorio Nino Novarese, Gian Carlo Sensani, Maria de Matteis. Artisti e artigiani che creano e sognano, realizzando un’arte nell’arte, e riflettendo i cambiamenti del cinema nelle diverse epoche: dagli albori, con le dive del muto, fino ad arrivare a La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. Tanti quindi gli abiti in mostra: da Lyda Borelli, che in Rapsodia Satanica ha dato vita ad un ideale estetico, a Tony Servillo, simbolo camaleontico del divenire contemporaneo espresso nei tagli e nei colori delle sue indimenticabili giacche divenute già un cult.

Un itinerario le cui tappe sono segnate dagli abiti realizzati dai più grandi costumisti italiani: Piero Tosi, premiato con l’Oscar alla carriera nel 2013, ha collaborato con registi come Luchino Visconti realizzando, tra gli altri, i costumi del Gattopardo, specchio dell’atmosfera elegante e decadente ritratta nel film; Danilo Donati, Oscar nel 1969 per Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli e nel 1977 per Il Casanova di Federico Fellini; Milena Canonero con i suoi tre Oscar, il primo per Barry Lyndon di Stanley Kubrick, il secondo per Momenti di gloria di Hugh Hudson e, il più recente, per Marie Antoniette di Sofia Coppola; Gabriella Pescucci premiata per L’età dell’innocenza di Martin Scorsese e costumista di C’era una volta in America di Sergio Leone (1984); Piero Gherardi vincitore per La Dolce Vita e 8/12 di Federico Fellini; Vittorio Nino Novarese autore dei costumi di Cleopatra (1963) di Joseph L. Mankiewicz, che gli valse un Oscar, e Cromwell diretto da Ken Hughes; Franca Squarciapino, Oscar per i costumi di Cyrano de Bergerac di Jean-Paul Rappeneau; Maria de Matteis che vestì Audrey Hepburn in Guerra e Pace di King Vidor; infine Gian Carlo Sensani, maestro di un’intera generazione e personalità di spicco con l’avvento del sonoro, che considera il costume come una “seconda pelle dell’attore”, interpretando la natura, la storia individuale, il carattere, gli atti e i suoi propositi.

L’abito spesso accompagna il racconto segnando alcuni dei momenti essenziali di un film e rivelando, con assoluta immediatezza, le caratteristiche del personaggio. La mostra vuole, quindi, uscire dallo stereotipo della galleria di abiti, per addentrarsi nel senso profondo di una scuola e di una tradizione tutta italiana che ha segnato il successo di molte pellicole, partendo dai disegnatori dei costumi, passando per chi li ha realizzati, per arrivare alle grandi maison come Tirelli, Peruzzi, Gattinoni, Annamode, Attolini.

Con oltre 100 abiti originali, decine di bozzetti e una selezione di oggetti, tra i quali spicca la pressa che Danilo Donati costruì per i costumi dell’Edipo Re di Pier Paolo Pasolini, si instaura così un dialogo trasversale tra le diverse arti. Un doppio binario che conduce in un viaggio a ritroso, dalle origini a La Grande Bellezza, le cui fermate sono segnate dalle opere dei costumisti e dalla ricerca accurata che ha portato alla realizzazione di capolavori impressi nella memoria collettiva: da Matrimonio all’Italiana di Vittorio De Sica a La Decima Vittima di Elio Petri, dal Casanova di Federico Fellini a Marie Antoinette di Sofia Coppola, fino a La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino e Il Giovane Favoloso di Mario Martone.

I vestiti dei sogni. La scuola italiana dei costumi per il cinema, è promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione ArtisticaSovrintendenza Capitolina con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, realizzata dalla Cineteca di Bologna ed Equa di Camilla Morabito, con l’allestimento luci affidato a Luca Bigazzi, tra i più apprezzati direttori della fotografia contemporanea.

Nicoletta Chiorri

 

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