Il mese del documentario: facciamolo diventare un anno

La cerimonia di premiazione

Venerdì 21, presso la Casa del Cinema di Roma, si è tenuta la cerimonia di premiazione del Mese del Documentario, condotta da Gustav Hofer (Italy love it or leave it) e Giulia Amati (This is my land Hebron), durante la quale sono stati consegnati i premi per un totale di oltre 15.000 euro. Il Festival, diretto da Christian Carmosino e Emma Rossi Landi per Doc/it Associazione Documentaristi Italiani con il sostegno Mibact, Mise, Cinecittà e la collaborazione della Casa del Cinema di Roma e dell’Associazione 100autori, è arrivato alla sua seconda edizione.

Novità principale di quest’edizione è stato il coinvolgimento di ben 13 città: oltre Roma, ospite unica della precedente edizione, quest’anno hanno “accolto” il Festival anche Bologna, Firenze, Napoli, Milano, Nola, Nuoro, Palermo, Torino, Barcellona, Berlino, Londra e Parigi. Ben 10.000 sono stati gli spettatori che hanno partecipato alle proiezioni durante le 5 settimane del Mese – che si è svolto dal 13 gennaio al 22 febbraio. Questo successo, che va oltre le più rosee aspettative anche degli organizzatori, è dovuto sia alla qualità dei documentari presentati sia al lavoro della Squadra del Mese, che ha saputo coinvolgere in maniera rilevante anche un pubblico ancora poco abituato alla pellicola documentaristica, come quello italiano.

lecosebelleCome miglior film nella sezione italiana 5 erano le pellicole in lizza, selezionate da un Academy di circa 150 professionisti tra registi, produttori, direttori di festival e critici che si occupano di documentario. Queste pellicole erano: Le cose belle, Noi non siamo come James Bond, Il libraio di Belfast, Materia Oscura e Il Gemello. Film vincitore del Doc/It Professional Award − premio di categoria per il miglior documentario italiano dell’anno, del valore di 3.000 euro offerti da Doc/it Associazione Documentaristi italiani − e protagonista assoluto della serata, è stato Le cose belle, di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno. Una pellicola il cui arco temporale è di per sé già una scommessa: dieci anni. Dopo aver raccontato in maniera cruda, poetica e, come dicono loro stessi – prendendosi un po’ in giro per non prendersi mai troppo sul serio − “in maniera un po’ pop” cinque ragazzi di Napoli, i registi tornano, trascorsi dieci anni da quelli che, ormai, non sono più ragazzi, ma giovani adulti. Si sarà realizzato per loro l’augurio che si fa a Napoli “Tante cose belle”, quell’augurio da cui prende spunto il titolo della pellicola?

Le cose belle si è aggiudicato, inoltre, il Premio del Pubblico Italiano (1000 euro offerti dall’Associazione 100autori) e il Premio del Pubblico Europeo (un premio in distribuzione a Londra, Parigi e Berlino messo a disposizione dagli Istituti Italiani di Cultura.). Tutti i finalisti italiani hanno inoltre ricevuto riconoscimenti in premi tecnici.

CallMeKuchu_filmNella sezione internazionale il pubblico ha votato come miglior film il documentario Call Me Kuchu, delle americane Katherine Fairfax Wright e Malika Zouhali-Worral. La pellicola, che ha sbaragliato la concorrenza, si è aggiudicata, quindi, il Premio del Pubblico Doc.International, che consiste di 1.000 euro offerti da Doc/it. Call Me Kuchu denuncia la deriva omofoba dell’Uganda che, proprio in questi giorni, sta riprendendo piede con l’approvazione nel Paese africano di una legge che prevede il carcere per coloro che vengono accusati di essere omosessuali e, perfino, per chi non denuncia i potenziali criminali. La pellicola ha partecipato a più di 100 festival e ha vinto decine di premi tra cui il Teddy Award per il miglior documentario al Festival di Berlino 2012 e l’Amnesty International Human Rights Award al Festival di Duirban 2012.

Vista la qualità dei film in concorso c’è da augurarsi che avvenga anche da noi uno sdoganamento del documentario come film a tutti gli effetti che a pieno diritto merita di essere proiettato nelle sale cinematografiche. Ma perché ciò avvenga non solo deve cambiare la mentalità dei distributori – a sentire le difficoltà incontrate dai registi per produrre le loro pellicole – ma anche quella del pubblico che, di là dal numero promettente, ma ancora limitato dei 10.000 spettatori del Mese, appare ancora restio ad andare al cinema la sera per vedersi un bel documentario.

Flaminia Chizzola

 

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