Il viaggio di Arlo: una piccola storia piena di emozioni

Recensione del primo lungometraggio per Peter Sohn da regista, un’odissea sauriana che ricorda due vecchi capolavori di animazione.

Cosa sarebbe successo se 64 milioni di anni fa il tanto ipotetico meteorite non avesse colpito la Terra? Per molti studiosi i dinosauri sarebbero rimasti la razza dominante del pianeta, e con un’evoluzione favorevole magari l’uomo non sarebbe sopravvissuto così a lungo, o al limite avrebbe perso molti posti nella catena alimentare.
Peter Sohn ha provato ad immaginarselo, dando a questi rettili un nuovo ruolo: nel suo film i dinosauri vivono come nel selvaggio West, come la famiglia di Apatosauri (o brontosauri) protagonista, coltivando la terra e allevando pollame, e abitando addirittura in case decisamente umane.
Come possano dei brontosauri, con quegli enormi zamponi, costruire case e granai forse lo sa solo il regista, o meglio, probabilmente non lo sa manco lui, è un film d’animazione, quindi la fantasia è il tratto dominante della storia, non bisogna per forza essere razionali, ma questo non significa che “The Good Dinosaur” sia un prodotto solo per bambini.

Una storia che ha come protagonista un giovane dinosauro, e non il piccolo umano come qualcuno poteva ipotizzare vedendo i primi poster sull’uscita del film.
Il piccolo brontosauro è il più timoroso della famiglia, ma nonostante ciò i suoi genitori, in particolare il padre Henry, continuano a credere in lui.
Gli anni passano, si alternano le stagioni, ma l’ormai adolescente Arlo non sembra migliorare, continua ad avere paura di ogni cosa e non riesce a mettere la sua impronta sul granaio, segno di un grande obbiettivo portato a termine.
Arlo ha un’ultima possibilità per rendere fiero suo padre: catturare il ladro di pannocchie per evitare un inverno gravoso dal punto di vista alimentare.
E ci riesce pure, ma sul punto di eliminare il parassita ha un blocco, si accorge che è soltanto un cucciolo, un cucciolo umano, e il suo buon cuore è più forte del desiderio di soddisfare suo padre.
Una scelta che purtroppo ha delle conseguenze, per via della decisione di Henry di inseguire il ladruncolo nonostante la tempesta in avvicinamento. E quando il saggio padre si rende conto che sta commettendo un errore, è troppo tardi: il fiume è ormai in piena, ed è costretto a sacrificarsi per salvare la figlia del maldestro, ma adorato figliolo.
Senza la guida di Henry, la famiglia di Arlo sembra molto vicina al crollo: la mamma e gli altri due fratelli non possono compensare alla mancanza del padre e all’inefficienza di Arlo, così quest’ultimo cerca finalmente di migliorarsi, soprattutto provando finalmente ad eliminare il bambino tornato a rubare il cibo.
Ma in questo film di déjà-vu sono impressionanti: l’acqua è di nuovo decisiva, stavolta non uccide ma lo porta via molto lontano da casa.
Una casa a cui Arlo deve ritornare, per aiutare sua madre e i suoi fratelli a superare l’inverno, e con lui viaggerà proprio il piccolo umano, chiamato da lui Spot, oltre ad incontrare altri dinosauri, alcuni amici, altri ben poco raccomandabili.

Come accennato all’inizio, “Il viaggio di Arlo” ha molti riferimenti ed ispirazioni, primo fa tutti quello del western.
Non solo per la casa in mezzo alla prateria, o alle mandrie di bestiame condotte da insoliti tirannosauri (i personaggi migliori del film dopo Arlo e Spot), ma anche per dei paesaggi talmente ben disegnati da sembrare veri.
Il resto è una storia a metà tra “Alla ricerca della valle incantata” e “Il Re Leone”, con l’infinito e tortuoso tema del viaggio, del sacrificio del genitore e della crescita personale per diventare meglio del padre, con tanto di apparizioni mistiche.
Un ottimo esordio da regista per Peter Sohn, capace di dirigere un film con molti momenti di commozione, non al pari del precedente lavoro PixarInside Out”, ma comunque di alto livello, non solo per le già accennate scenografie, ma anche per via del montaggio sonoro.
Una storia per tutta la famiglia, magari che potrebbe diventare un piccolo cult come lo è stato per molte generazioni il film capolavoro di Don Bluth.

Il Viaggio di Arlo è al cinema da mercoledì 25 novembre 2015.

Valerio Brandi

 

 

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