Intervista al “DoppiAttore” Angelo Maggi

L’attore e doppiatore romano, protagonista di uno spettacolo teatrale che registra sempre sold out, ci ha rilasciato queste dichiarazioni.

Angelo Maggi è uno dei migliori doppiatori italiani che abbiamo in questo momento, una carriera cominciata negli anni ’80 che oggi lo vede incoronato come voce ricorrente di attori come Tom Hanks, Bruce Willis e John Turturro, oltre ad essere il doppiatore principale del commissario Winchester ne “I Simpson”, o di Robert Downey Jr nei Cinecomic Marvel.
Noi di Cinefarm, al termine del suo spettacolo teatrale di successo, “Il Doppiattore- La voce oltre il buio”, in scena al teatro Belli di Roma fino a domenica 20 marzo 2016, lo abbiamo intervistato.

 Prima domanda, visto che non manca molto, e lei è il doppiatore di Iron Man, ci può dare qualche anticipazione su Civil War della Marvel?
«Anticipazioni su Civil War ce ne sono poche, l’unico che potrebbe rispondere a qualcosa potrebbe essere Marco Guadagno, il direttore del doppiaggio, che tra l’altro sarà presente domenica prossima al mio spettacolo sul palco, perché ci saranno tutte le voci degli Avengers, io ho fatto due trailer finora, e non si vede nulla, il più delle volte si vede solo il nero e si sentono solo voci, mentre a volte solo la bocca dell’attore che stai doppiando. Io il primo Iron Man l’ho doppiato ormai 10 anni fa e ricordo perfettamente che tanto si doveva mantenere il segreto per l’uscita mondiale contemporanea che non facevano vedere niente, tanta era la paura che si potesse rivelare qualche anticipazione. Non ho avuto il tempo di vedere i trailer completati su Youtube, so solo di questo plot, questo contrasto che c’è sempre stato tra Iron Man e Capitan America, ma sempre un contrasto sull’onda dell’ironia, e si viene a creare una contrapposizione netta tra i due con i supereroi su cui si sta scatenando il web, e ora non so dove sta pendendo la bilancia. Posso dirti che comincerò il doppiaggio, anche per via dei miei impegni a teatro, solo dal prossimo 22 marzo»

 Oltre a Robert Downey Jr. lei ha doppiato anche Don Cheadle, che nei film Marvel interpreta War Machine, che ci può dire su di lui?
«Ho doppiato Don Cheadle in più di un film. La prima volta il direttore era Pino Colizzi, poi l’ho doppiato in un film che ricordo con molto piacere, Hotel Rwanda, un film fantastico, sulla guerra tra Hutu e Tutsi, mentre in Iron Man, visto che difficilmente posso sdoppiarmi, è stato doppiato da Fabrizio Vidale, molto bene, perché è un bravissimo mio collega che io stimo molto, e quindi va bene così, perché la categoria dei nostri doppiatori dovunque si vada a parare siamo in ottime mani»

Per passare all’animazione, nei Simpson lei oltre al commissario Winchester doppia anche il reverendo Lovejoy, cosa ci può dire su questo doppio ruolo?
«Molto poco, perché in Italia non succede ciò che succede in America con Dan Castellaneta, che doppia più di un personaggio dei Simpson, ci si identifica con una sola voce, naturalmente ci sono poche eccezioni, in cui si è cominciati con un personaggio e poi passati un altro, quindi non lo ricordo assolutamente, ormai mi identifico benissimo con il commissario Winchester, che mi piace tanto, e infatti lo racconto molto bene nel mio spettacolo»

Qual è il suo Classico Disney preferito e che avrebbe voluto doppiare se ne avesse avuto la possibilità?
«La risposta è molto facile, io spero di fare una tournée con il mio spettacolo la prossima stagione, e di far vedere a tutti quello che io ho scelto come film d’animazione preferito per questo spettacolo, cioè “Gli Aristogatti”. Avrei voluto doppiarlo ma quando è uscito ero troppo giovane, ma mi sono tolto la soddisfazione di fare nel mio piccolo una clip dove canto doppiando dal vivo “Romeo, er mejo der Colosseo”, dove tra l’altro sono il primo romano a doppiarlo davanti al pubblico, dato che Renzo Montagnani era toscano, e dopo di lui nessun romano si è cimentato nel doppiare questo personaggio, quindi rivendico di essere il primo romano che lo porta davanti a un pubblico cantando questa canzone famosa, che sta riscuotendo parecchio successo»

Qual è stato il suo doppiaggio preferito?
«Difficile scegliere, come tra i figli, quale sia il preferito, ma posso dire che l’attore al quale mi sento più legato, perché è quello a cui ho prestato di più la voce negli ultimi anni, è Tom Hanks. Se devo scegliere i miei doppiaggi preferiti di lui sceglierei il primo e l’ultimo, “Cast Away” e “Il ponte delle spie”. Nel primo l’ho doppiato anni fa, con cui apro il mio spettacolo, doppiandolo a memoria dal vivo, mentre l’ultimo è un film straordinario di Steven Spielberg, che ha avuto un grande successo, e posso raccontare questo piccolo aneddoto. A metà del film Tom Hanks arriva a Berlino, gli rubano il cappotto, e prende un bel raffreddore, e parla nella seconda metà del film con una voce molto raffreddata. Noi doppiatori in genere quando succede questo ci dobbiamo prendere degli accorgimenti, mettere una mano sul naso per fingere un raffreddore, mentre io ho avuto il fattore C, cioè ho avuto una bronchite a metà del film, proprio come lui, così sono andato un giorno con una voce nasale, come quella del film, e Fiamma Izzo, la direttrice del doppiaggio di questo film, ha festeggiato questa causalità, quindi ho avuto molta fortuna, quei versi erano molto veri, perché ero raffreddato anche io nella realtà, e sono stati talmente apprezzati che la supervisor americana di questo film della DreamWorks ha voluto che i mei versi ci fossero anche nelle edizioni europee del film. Se vai a Parigi senti che Tom Hanks parla francese, ma i versi del raffreddore sono i miei. Grazie all’epoca digitale è possibile tutto questo»

Lei ha conosciuto o lavorato con altri grandi doppiatori del passato, come Ferruccio Amendola?
«Ho avuto la fortuna di lavorare con grandissimi doppiatori del passato, Ferruccio Amendola, Peppino Rinaldi, mentre di altri so di quello che mi hanno raccontato colleghi perché per motivi anagrafici non li ho conosciuti. La prima volta che mi approcciai con Ferruccio Amendola, con la sua direzione, lui mi disse perfettamente “Ma che cosa urli? Non serve tutto questo volume vicino a un microfono, hai il microfono vicino che riprende anche il più piccolo sospiro, metti molta meno voce”. Questo è l’insegnamento che mi diede Ferruccio Amendola, che bisogna usare la voce con discrezione, con parsimonia, mentre quello di Peppino Rinaldi è stato niente, l’ho solo sentito parlare vicino a me, ma è stata comunque un’emozione grandissima perché per me è stato il più grande di tutti. Carlo Romano non l’ho mai conosciuto, era tra l’altro il nonno di Luca e Monica Ward, ed era un grandissimo grande attore, come nei film di Totò, un grande carattere, e io nel mio spettacolo cito anche Jerry Lewis e quindi Carlo Romano, insieme anche ad Emilio Cigoli, la voce Italiana più affascinante di tutti i tempi, perché ha doppiato John Wayne, Clark Gable, Gary Cooper, Tina Lattanzi che ha dato la voce a Greta Garbo, Rosetta Calavetta voce di Marylyn Monroe che andava in sala sempre con i guanti, perché era una signora o una salutista»

Abbiamo parlato delle “vecchie glorie”, mentre cosa può dirmi sulle nuove generazioni, per chiudere?
«Ci sono validissimi giovani, e su un paio mi sbilancerei, Davide Perino e Gianfranco Miranda, sono più che una scommessa anche perché non sono più giovanissimi, sui 25/30 anni».

Valerio Brandi

(Foto a cura di Maurizio Pittiglio)

 

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