It 2017: Pennywise come Stranger Things

Recensione in anteprima del nuovo adattamento del celebre romanzo di Stephen King, molto più fedele rispetto alla miniserie televisiva di Tommy Lee Wallace, e con un’ambientazione anni ’80 decisamente suggestiva.

Dalla tv al grande schermo, It è tornato.
27 anni dopo, come voleva il romanzo originale di Stephen King, e questo non è il solo elemento fedele alla storia originale in questo adattamento diretto da Andy Muschietti che, dopo oltre un mese di attesa rispetto all’America è ormai pronto ad essere visto al cinema anche in Italia.

Cominciamo a parlarne dalla trama? In teoria non servirebbe, per vari motivi.
Al giorno d’oggi è raro trovare qualcuno che non conosca affatto Pennywise, il clown ballerino.
Lui è un po’ come Leonard Nimoy in Star Trek: conosci lui di fama anche senza aver visto una puntata della serie televisiva.
E It, grazie al volto truccato di Tim Curry, è diventato non solo il simbolo per eccellenza del terrore dei bambini nei confronti dei pagliacci, ma un personaggio cult a tutti gli effetti. Del resto, lo abbiamo visto denigrare Ronald McDonald, o terrorizzare addirittura Bart Simpson (La prima parola di Lisa).
Chi in Italia non ha ancora avuto occasione di vedere la miniserie televisiva diretta da Tommy Lee Wallace può recuperarla in ogni momento grazie al mercato Home Video, in ogni caso ci basta sapere che è tutto cominciato con una barchetta di carta finita in un tombino

Come accennato all’inizio, “It: Capitolo Uno” non è un remake del 1990, ma un nuovo adattamento del romanzo, che in diversi punti si rivela decisamente più fedele all’opera originale di Stephen King, non solo per i 27 anni tra una comparsa e l’altra, ma anche per piccole cose come la cicatrice H e Neibolt Street.
La prima cosa a cambiare è l’ambientazione: non più fine anni ’50, ma anni ’80. Motivo?
Probabilmente questo: tornare a cavalcare l’onda dei mitici anni ’80 che nel cinema e in tv non sono mai finiti.

Una volta avevamo Stand by me e I Goonies, ora Stranger Things e questo It: gruppi di ragazzini in cui possiamo ancora immedesimarci, ricordando le avventure giovanili, l’aiutarsi a vicenda, e l’avanzare della pubertà.
E proprio su quest’ultimo elemento che Andy Muschietti riesce a sopperire alla mancanza del 1990, grazie alla bella e brava quindicenne Sophia Lillis, vittima delle violenze del padre ma anche degli innocenti sguardi dei suoi amici perdenti. Scene fondamentali senza attingere completamente dal romanzo: di Maladolescenza ne abbiamo avuto uno e sicuramente oggi non è più fattibile.

Questo gruppo di ragazzi tutti over 2000, che oltre alla promettente Lillis contiene il già famoso Finn Wolfhard grazie alla già citata Stranger Things, risulta essere più amalgamato e caratterizzato rispetto a quello degli anni ’90. È presente l’umorismo, tipico nei gruppi di ragazzi, ma giustamente scompare nei momenti cupi e di terrore. E poi abbiamo Pennywise.

Sostituire Tim Curry e tutto quello che ha rappresentato, nonostante gli effetti speciali non superlativi di una volta, non era affatto facile, e ad essere onesti, nessuno può dire con certezza quanto ha funzionato.
Bisogna innanzitutto attendere il responso degli spettatori più piccoli, o meglio, coetanei dei giovani attori protagonisti, visto che in Italia sarà proibito ai minori di 14 anni (mentre in America addirittura si arriva a 17).
Scelta giusta? Visti i giorni d’oggi, con i bambini sempre più abituati al cinema moderno e quindi sempre più difficili da spaventare (un problema anche per la Monsters & Co.) può apparire un divieto eccessivo, e al tempo stesso, come potrà rappresentare un trauma da ricordare se viene negato proprio ai più piccoli?
Il divieto, in ogni caso, non fermerà i piccoli ribelli di oggi, e almeno quando uscirà in Home Video, avremo i primi responsi da loro.

Limitandoci alla proiezione stampa ricca di palloncini e giornalisti adulti, Bill Skarsgård riesce senza alcun ombra di dubbio a farti sussultare sulla poltrona, spuntando all’improvviso non solo in molteplici occasioni, ma anche in situazioni e modalità in cui proprio non te lo aspetti, dimostrandosi dunque più cinico, letale, rapido e fantasioso rispetto a Tim Curry.
Merito non solo del nuovo costume (con elementi medioevali, rinascimentali e vittoriani ad indicare che questo terrore ha origini molto antiche) ma anche dello strabismo dell’attore, che in questa occasione non fa certo ridere come Malty Feldman.

La cosa principale che manca dunque a questo It è la vecchiaia: il tempo è galantuomo, e solo tra qualche anno sapremo se gli adolescenti di oggi saranno rimasti traumatizzati da questo nuovo pagliaccio cannibale, perché naturalmente l’adulto di oggi difficilmente si spaventa ancora per gli horror in maniera duratura (cioè da dormire con la luce accesa per diverso tempo…).
Se mancheranno i traumi perlomeno, come già detto, non è mancata la bellissima atmosfera anni ’80, le citazioni ad altre opere di King, un delizioso e commovente cameo, e il doppiaggio.
Non abbiamo visto la versione originale ma la direzione del nostro doppiaggio effettuata da Fabrizio Pucci è senza dubbio di altissimo livello.

La voce ufficiale di Hugh Jackman per l’occasione ha riletto il romanzo di Stephen King, e non appena ha ascoltato la voce di Bill Skarsgård non ha avuto dubbi nello scegliere Emiliano Coltorti, dunque degno erede del Pennywise di Carlo Reali.
Insieme a lui potremmo ascoltare un gruppo di giovanissime voci che faranno sempre più parlare di sé, cioè Tommaso Di Giacomo, Luca Tesei, Alessandro Carloni, Lorenzo D’Agata e Arianna Vignoli.

It: Capitolo Uno sarà presente nelle sale Italiane a partire da giovedì 19 ottobre 2017.

Valerio Brandi

 

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