Kevin Spacey ci parla di Baby Driver

Esclusiva conferenza stampa dell’attore due volte Premio Oscar che a Roma ha parlato della sua esperienza nell’ultimo film di Edgar Wright e non solo.

In estate molti stanno al mare, ma non tutti. È la stampa, bellezza, e non puoi farci nulla, così succede che il 20 agosto ti tocca alzarti dalla sdraio e andare ad intervistare nientemeno che Kevin Spacey. E ci si può lamentare di questo? Anche se il grande divo di Hollywood ha optato per una conferenza stampa molto soft, senza video, fotografie o domande politiche, e ti vien da pensare che alla Capitale sia stata data questa occasione solo per mera casualità, viste le recenti riprese di “All the Money in the World” con protagonista proprio Kevin Spacey, a “Lester Burnham” non si dice di no.

Di seguito le sue parole in risposta ad alcuni giornalisti, in una sala dell’Hotel “Rome Cavalieri Waldorf Astoria”. Anche CineFarm ha posto una domanda a Kevin Spacey per scoprire il suo punto di vista riguardo al prestigioso mondo del doppiaggio e di cui alla fine è inserito un “audio-video”.

Tre anni fa in un’intervista all’Hollywood reporter ha parlato delle scelte della sua carriera e, cito letteralmente, ha detto che avrebbe accettato solo ruoli di rilievo, che non avrebbe più interpretato il fratello di nessuno “Datemi Martin Scorsese o un ruolo di vero oppure andatevene a fan*ulo!”  Ritiene Edgar Wright un Martin Scorsese del cinema?
«Devo mettere questa cosa bene nel contesto perché io parlavo di un momento nella mia carriera che per potere andare avanti, per passare a un livello successivo dovevo smettere di accettare certi ruoli. Credo invece che adesso sono molto interessato nel ricostruire una carriera cinematografica per me, perché quando mi sono trasferito a Londra per dirigere un teatro sono uscito dalla mente di tante persone e quindi anche di Hollywood. Adesso voglio essere una parte importante del racconto di una storia. E posso rassicurarvi se Martin Scorsese mi offrisse un qualunque ruolo non lo manderei a fanculo. Adoro i film di Edgar Wright, trovo che sia un regista molto sveglio, brillante e divertente, adoro il suo modo di usare la musica, e poi questo era il ruolo giusto per Michael Caine perciò come potevo non dire di no. Il mio nome è Michael Caine»

In Baby Driver lei è per l’ennesima volta un bad guy (Kevin Spacey la interrompe dicendo che è una sua opinione con tono scherzoso) in che modo il suo personaggio è un bad guy diverso dai precedenti e quali sono per lei gli ingredienti ideali per un bad guy?
«Io non giudico, tu li chiami “cattivi”, io non credo che sia così, io non posso dare giudizi, perché il mio ruolo è di recitare, il tuo giudicare. Il cattivo non si può recitare, io recito una persona, il cattivo non è una cosa che si può recitare, io recito quello che dice e pensa una persona. Certamente il pubblico è molto attratto dai personaggi complessi, machiavellici, dagli antieroi. Questo è stato molto vero nella tv e nel cinema ma soprattutto negli ultimi 20 anni, dai tempi de “I Soprano”»

Sempre come attore, secondo lei per un bravo attore è più stimolante interpretare un basista di rapine in banca, un politico corrotto o un grande personaggio a teatro?
«È molto difficile perché è come fare un confronto tra le arance e le mele, ma se proprio dovessi fare un paragone, se queste arance e mele sono nel teatro, allora sarei l’attore più felice del mondo»

Lei adesso è un modello per molti attori (Kevin Spacey ride tanto che poi tossisce n.d.r.), vorrei sapere quali erano i suoi modelli come attore e persona
«Ho avuto la fortuna che mia madre fosse una grande amante del teatro e del cinema, e quindi mi ha fatto conoscere una varietà incredibile di talenti che poi sono diventati i miei modelli. Henry Fonda, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Cary Grant, James Stewart, Bette Davis, la lista è molto lunga, ho avuto la fortuna di avere Jack Lemmon come modello, l’ho conosciuto molto giovane, ho avuto la fortuna di lavorarci quattro volte, Alan Pakula è stato uno dei primi registi che si è battuto per me. Questi sono stati i miei modelli»

Lei in Baby Driver è doppiato come in tanti altri film da Roberto Pedicini, vorrei sapere se ha mai sentito la sua versione italiana e cosa ne pensa del doppiaggio in generale visto che anche lei ha doppiato in diverse occasioni
«Devo chiedere prima “Ma lui chi altro doppia oltre me?” (e il sottoscritto risponde Jim Carrey, un altro giornalista Javier Bardem, n.d.r.) perché al Festival di Berlino ho conosciuto un signore che si è avvicinato a me durante una festa, era molto eccitato di conoscermi e mi disse “Io sono te”, continuando a dirlo, per poi dire “Sono la tua voce in tutti i tuoi film in Germania, e sono anche la voce di Robert De Niro e Sean Connery” così gli ho detto “Quindi se faccio un film con Sean Connery e Robert De Niro tu fai tutte e tre le voci?” Non ho conosciuto questo doppiatore Italiano ma farò in modo di non girare mai un film con Jim Carrey»

Volevo sapere se ci sono ruoli che non prende mai in considerazione, e visto che lei ha parlato di anti-eroi, se crede che sia così anche nella vita reale, che sia finita l’era del buonismo e ci affidiamo di più agli anti-eroi
«Le uniche parti che non voglio mai accettare sono quelle scritte male. Non mi censuro per nessun tipo di ruolo. La gente crede che noi scegliamo i ruoli, questo lo faccio io, questo lo fa Brad Pitt, George Clooney, ma non funziona così. Io posso fare solo le parti che mi vengono offerte e quelle che posso fare quando sono libero. Sono aperto a tutti i ruoli, l’unica cosa che temo è la stupidità, non ho paura di nient’altro. Non posso rispondere alla seconda parte della domanda perché intuisco che questo è un modo molto intelligente per fare una domanda politica»

In Baby Driver avete recitato a tempo di musica, come è stata questa esperienza?
«Si, quando abbiamo letto la sceneggiatura la prima volta abbiamo sentito tutte le musiche della colonna sonora. Edgar ha scelto la musica prima di girare il film. Lettura molto sexy, piena di energia e ritmo. In certi momenti Edgar voleva che proprio noi seguissimo fisicamente il ritmo della canzone, avevamo delle cuffiette, quindi potevamo proprio fare come se qualcuno ci desse il tempo, “one, two, three”, facevamo tutta la parte fisica prima che cominciasse il dialogo, e poi la musica si fermava, era come una specie di danza»

In Baby Driver la sua voce viene mixata, è al centro di uno dei brani. Qualche curiosità? E voglio anche chiederle delle sue esperienze da produttore.
«Adoro e voglio far parte di un mix tape! Credo ci sia un disco che viene proprio usato per quel pezzo. Penso che la cosa più bella di un produttore è essere un facilitatore, mettere insieme le persone, il giusto regista, attore e sceneggiatore mi piace vedere la cosa che prende forma. Dai fiducia alle persone che hai assunto e le lasci andare. Per 12 anni l’ho fatto per “The Old Vic” a Londra ed è stato bellissimo. Per Unabomber è stata una bellissima esperienza perché penso che sia una serie fantastica»

Lei ha interpretato vari ruoli, dal marito di famiglia che si masturba in doccia fino al politico amorale. Qual è stato secondo lei il ruolo più difficile da interpretare?
«Mi piace come mi come mi hai descritto… la masturbazione è stata davvero difficile… One, two, three, end… trovo che sia molto sciocco per un attore dire quant’è difficile, perché non lo è, è dannatamente divertente, è una gioia. Vado a lavoro tutti i giorni, il mio mestiere è fingere e quindi, insisto, non è difficile. Una volta a teatro ho fatto un monologo in cui il personaggio racconta che a 10 anni il padre lo aveva mandato in una giornata caldissima sulle patate. Ha passato ore e ore sulle patate, ha deciso di occuparsi di altro, di studi legali e di legge, e da quel giorno non ha più lavorato in vita sua.
Grazie a tutti!»

Valerio Brandi

 

 

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