King Arthur: Excalibur guida Hunnam alla leggenda

Recensione del nuovo film di Guy Ritchie “King Arthur – Il potere della spada” che, nonostante alcune lacune riesce a realizzare un’opera importante sul re più affascinante di sempre con un giusto equilibrio tra elementi nuovi e passati.

Re Artù torna al cinema, e stavolta ha il volto e il grande fisico di Charlie Hunnam. Una nuova storia cinematografica Arturiana con tante novità, alcune riuscite, altre meno. Ed ecco allora una sinossi e un’analisi abbastanza spoiler, quindi, se non volete rovinarvi la sorpresa, potete già andare al cinema per poi riprendere a leggere da questo punto.

Nella Gran Bretagna di tanto, tanto tempo fa uomini e maghi vivevano in pace, finché uno di quest’ultimi non decide di muovere guerra al regno simbolo di questa unione: Camelot.
E questo mago malvagio era Mordred, capace con la magia nera di evocare mostri dalle tenebre.
La vittoria sembra impossibile, ma le forze oscure non hanno fatto i conti con Excalibur, e con chi la possiede.
La spada magica creata da Merlino è nelle salde mani di Uther Pendragon, che riesce dunque a vincere anche la battaglia più difficile. Purtroppo i veri nemici sono spesso e volentieri coloro che ti stanno più vicini, e il buon re viene tradito proprio dal fratello, Vortigern.
Il tradimento sembra avere successo, ma non del tutto. Uther riesce a mettere in salvo il suo figlioletto Artù, ed Excalibur sparisce nelle profondità delle acque.
Passano 25 anni, Artù è ormai uomo, crescere in un bordello di Londinium lo ha reso forte e scaltro. E proprio in quel momento, la spada torna a rivelarsi. Avrà, suo malgrado, l’occasione per estrarla dalla roccia. Affronterà ora il suo destino?

C’erano molte perplessità riguardo a questo film, soprattutto legate a Guy Ritchie, regista più da Buddy Movie che da fantasy, ma per fortuna, non tutte si sono rivelate fondate.
È vero, la scena iniziale, che sembra tanto una scopiazzata de “Il Ritorno del re” con i suoi Olifanti che assediano Minas Tirith, sembra puntare solo sugli effetti speciali e visivi, ma per fortuna la parte centrale, e un po’ anche quella finale, riesce a riprendersi dal punto di vista dei contenuti.
Non è la Camelot che abbiamo tanto amato in passato, infatti il nome di questo mitico regno viene poco o nulla menzionato, ma il percorso di crescita legato al personaggio di Artù è decisamente convincente.

Un uomo nato a palazzo ma cresciuto per strada, che non ricorda, o meglio, ha volutamente deciso di dimenticare, il suo passato, e il ruolo che gli spetta in futuro. Ma Excalibur è stata forgiata per uomini giusti, per i Pendragon per l’appunto. Dovrà comunque dimostrare di esserne degno, ed è qui che si vede la versione più classica del figlio di Uther che tanti amano.
Insieme al vecchio, il nuovo. Non è la prima volta che il personaggio di Vortigen appare sullo schermo (lo abbiamo visto nella serie televisiva del 1998 Merlin, poi ne “L’ultima legione” e di nuovo in tv, con Once Upon a Time) ma nessuno prima di Guy Ritchie gli aveva dato così tanto e importante spazio.
Con la prematura morte di Mordred il vero villain della storia è lui, interpretato magistralmente da Jude Law. Un cattivo tormentato, malvagio ma allo stesso tempo timoroso, un perfetto opposto per questo Artù.
Si capisce fin da subito che questa è una versione innovativa delle leggende Arturiane, che spesso e volentieri hanno centrato il cuore degli spettatori. Non è solo Vortigen ad essere ben rappresentato, ma anche la maga, che ha il volto (e in questo caso soprattutto gli occhi) di Àstrid Bergès-Frisbey.


Tutto fa presagire che lei sia Morgana, anche se non viene mai chiamata in tal modo. Potrebbe dunque essere chiunque, così come Modred potrebbe riapparire nei più che possibili sequel. C’è ancora tanto da scoprire in questo nuovo universo Arturiano, a partire da Merlino, presenza assolutamente non fisica nonostante un nome (Kamil Lemieszewski) appaia in vari siti su Internet.
Magari sarà davvero presente nelle ormai sempre più frequenti scene eliminate visibili in Home Video, nei già citati sequel, o forse, lui era l’aquila?

Non solo maghi e villain, Guy Ritchie ha forse dimenticato di citare i Cavalieri della Tavola Rotonda?
Decisamente no, e li ha rappresentati nella maniera più giusta. Non solo soldati di già nobile origine come Bedivere, ma soprattutto uomini provenienti dalla strada, come il loro futuro re. Perché lo stile, e l’onore, non si ereditano.
E oltre al classico Parsifal, Goosefat Bill Wilson è la novità da apprezzare di più, non solo perché è interpretato da Aidan Gillen (Petyr Baelish ne Il trono di spade) ma soprattutto perché… colpisce sempre nel segno!
Appare in poche scene, ma lascia una grande impronta Eric Bana nel ruolo di Uther Pendragon, la cui epicità è forse pari a quella di Artù in questa occasione.
Già apparso in “Operazione U.N.C.L.E.”, stavolta la grande ex leggenda del calcio David Beckham ha un cameo decisamente più consistente, mentre non si può essere affatto contenti di come è stata trattata Katie McGrath.

Difficilmente troveremo una strega Morgana al suo livello dopo quello che siamo riusciti a vedere in cinque stagioni di Merlin, e anche se era obiettivamente giusto non affidarle lo stesso ruolo trattandosi di un’opera diversa, allo stesso tempo meritava molto, molto più spazio. Magari il ruolo di Annabelle Wallis, solo per fare un esempio. Un’attrice straordinaria ma sottovalutata e sottoutilizzata. Possiamo solo sperare di meglio per il futuro.
Scelta ancor più scellerata quella di inserire Tom Wu nel cast. Va bene che è un fantasy, ma al tempo stesso si dà a Londinium un aspetto dai forti tratti latini, con tanto di una sorta di scuola gladiatoria, e se è più logico inserire personaggi di origine Africana, è decisamente anti-storico inserire al suo interno uno cinese. Lo spettacolo non poteva fare a meno di un esperto di arti marziali asiatiche, o forse davvero tutti ad Hollywood si stanno facendo troppi problemi con il politically correct?

Chiudiamo anche stavolta con il doppiaggio (sperando che la smettano di mettere sempre e solo all’ultimo i nomi del nostro cast vocale e per pochissimi nanosecondi), che vede una grande conferma che un appassionato non può non notare.
Spider-Man, Clark Kent, Sir Parsifal e Capitan America: al simpatico e timido Marco Vivio vengono sempre affidati personaggi decisamente muscolosi, e lui si dimostra sempre all’altezza.
Roberto Pedicini torna a prestare la voce a Michael McElhatton dopo “Il Trono di Spade” (Roose Bolton) mentre un altro elemento di Merlin è Davide Perino, nel piccolo ruolo del ribelle Rubio.

King Arthur: Il potere della spada” è al cinema da mercoledì 10 maggio 2017.

Valerio Brandi

 

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