La macchinazione: cercare verità su Pasolini

Recensione in anteprima dell’opera seconda di David Grieco, un film ben riuscito che aiuta a riflettere sugli ultimi mesi di vita del grande poeta italiano.

Siamo in estate. Estate 1975. Pier Paolo Pasolini è vivo e vegeto, e più attivo che mai.
Si divide come al solito tra cinema e lettura.
La sua ultima pellicola, “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, è ormai completata, e quando sta a casa si occupa di “Petrolio”, il romanzo che raccoglie al suo interno molti più misteri dei precedenti.
Nel tempo libero non nasconde la sua omosessualità, anzi, frequenta apertamente giovani ragazzi come Pino Pelosi, a cui sembra promettere un futuro interessante.
Ma la gratitudine spesso non è di questo mondo, così è proprio Pelosi a rubare gran parte delle sue bobine, e alla fine risulterà colpevole del suo omicidio sul litorale di Ostia. Almeno secondo le fonti ufficiali…

Film verità, di fantasia? Quanto è romanzato e quanto è vero?
Difficile dirlo, purtroppo c’è più luce sul caso Moro che sull’omicidio Pasolini, David Grieco questo lo sa, e per questo ha deciso di girare la sua opera seconda proprio su questa storia.
Il regista romano pochi mesi fa aveva rifiutato di collaborare con Abel Ferrara per la sceneggiatura del suo film “Pasolini”, perché era una storia che trattava quasi esclusivamente sulla sua omosessualità e non sui fantasmi intorno alla sua morte.
Di tutta risposta ha deciso di dirigere questo film che ha come fondamentale obbiettivo esplorare di più ciò che è successo nel nostro Paese negli anni ’70.
E per questo motivo dà una visione tutta sua sul caso Petrolio, quindi ecco rispondere alla domanda iniziale.
Si può al momento solo ipotizzare, la verità, dopo 41 anni, è ancora lontana, ma bisogna avere il coraggio di scavare a fondo, anche rischiando di suscitare forti polemiche o addirittura venire denunciati.
Del resto, Pasolini aveva scritto Petrolio facendo una cosa che non aveva mai fatto prima, cioè plagiare, perché sperava che le polemiche e le ripercussioni riguardanti questo atto avrebbero fatto più luce su cose più importanti, come la Loggia P2.

La macchinazione” vede Massimo Ranieri interpretare il poeta e cineasta bolognese, con una somiglianza talmente impressionante da non aver bisogno di essere truccato, se non indossare gli spessi occhiali da vista, come quelli che lo scrittore portava.
Ma il famoso cantante si rivela essere un’altra volta anche un grande attore, i suoi meriti non riguardano solo la fisicità ma anche il lato caratteriale.
David Grieco era amico di Pasolini, ed è riuscito grazie a Ranieri a far rivivere quell’uomo, che aveva anche i suoi difetti, come una opinione non molto razionale sulla scuola, quindi il regista ha il merito di non cadere troppo nell’agiografico.

Il cinema Italiano ha bisogno di questi film, di queste storie, anche perché ultimamente se ne vedono sempre di meno.
Tocca spesso a “mamma Rai” sopperire a questa mancanza, raccontando, in mini-fiction di due puntate, quelle storie dimenticate, o quasi.
La macchinazione” ha dunque tutti gli elementi per ricordarle, a partire dai volti meno noti.
Antonio Spoletini, veterano delle audizioni a Roma, ha trovato diverse giovani promesse che David Grieco ha confermato all’interno del film, a partire da Alessandro Sardelli nel ruolo di Gino Pelosi.
Nel cast troviamo anche Milena Vukotic, nel ruolo della mamma di Pasolini, e soprattutto Libero De Rienzo nei panni di Antonio Pinna.
Come colonna sonora Grieco ha avuto la possibilità di poter utilizzare la musica dei Pink Floyd, e soprattutto di averla a poco prezzo, perché all’estero amano ancora Pasolini, quindi non sarà un problema la distribuzione nei Festival stranieri, al contrario di quelli Italiani, ma al regista le sfide piacciono ed è per questo che ha deciso di puntare per prima sul nostro Paese.

La macchinazione” sarà presente nelle sale italiane a partire da giovedì 24 marzo 2016.

Valerio Brandi

 

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