La straordinaria storia di Vivian Maier, tata e fotografa di strada

Alla scoperta di Vivian Maier, the movie on Vivian Maier.

Esce nelle sale il 17 aprile Alla ricerca di Vivian Maier

vivian_maierQuella di Vivian Dorothea Maier sembrerebbe una vita apparentemente anonima, riassumibile in poche righe. Nata a New York  nel 1926 da madre francese e padre austriaco, Vivian trascorre l’infanzia in Francia, per ritornare negli Stati Uniti solo negli anni 50. Dopo aver lavorato per un breve periodo a New York in una fabbrica, Vivian decide di trasferirsi a Chicago, dove inizia a svolgere la professione di tata.

Nell’ultima parte della sua vita (quando l’attività come bambinaia è ormai conclusa), la Maier attraversa un periodo d’indigenza e si ritrova costretta a ricorrere all’assistenza sociale per non finire sulla strada; fortunatamente le vengono in aiuto tre dei suoi ex bambini, che acquistano per lei un appartamento. Nel 2008 Vivian scivola sul ghiaccio, riportando una grave ferita alla testa. Muore l’anno successivo a Chicago, all’età di 83 anni.
Come detto, quella di Vivian Maier sembrerebbe una vita abbastanza anonima e non troppo meritevole di essere tramandata ai posteri. Se non fosse per un particolare. Questa tata, definita come una persona solitaria e riservata da chi la conosceva, girava sempre con una macchina fotografica appesa al collo, con cui scattava foto che però non mostrava mai a nessuno. La sua passione per la fotografia era assolutamente fuori dal comune, e con il passare degli anni Vivian aveva accumulato una quantità di materiale davvero impressionante: centinaia di migliaia di foto e negativi, filmati e registrazioni (spesso di conversazioni avvenute con i soggetti delle sue foto). Il tesoro nascosto di Vivian era conservato in numerosi scatoloni che si trascinava dietro spostandosi, per via del suo lavoro di tata, da una famiglia all’altra. Foto scattate in Francia, negli States, e durante un viaggio in giro per il mondo avvenuto tra il 1959 e il 1960 (finanziato, probabilmente, attraverso la vendita di una proprietà di famiglia in Alsazia). Si parla di centinaia di contenitori, che negli ultimi anni della sua vita (quando Vivian  non era stata più in grado di pagarne il deposito presso un magazzino) sono finiti in vendita in alcune aste locali o mercatini di strada. Questo materiale rappresenta oggi per i suoi fortunati acquirenti (Jeff Goldstein,  Ron Slattery e John Maloof) una vera miniera d’oro.

alla_ricerca_di_vivian_maierIl proprietario della maggior parte dell’archivio Vivian Maier risulta John Maloof. Agente immobiliare e storico, questi partecipa nel 2007 ad un’asta locale, sperando di trovare del materiale riguardante il quartiere di Portage Park a Chicago. John ha la fortuna di acquistare per soli 380 dollari uno scatolone in cui rinviene circa 30.000 negativi della Maier. Impressionato dalla bellezza di quelle foto anonime, riesce ad avere conferma del loro potenziale valore dopo averne pubblicato alcune su un sito di fotografia; John cerca quindi di acquistare tutto il materiale appartenuto alla Maier, riuscendone però a scoprire l’identità solo dopo la sua morte (attraverso un necrologio apparso sul Chicago Tribune). Maloof attualmente possiede circa 100.000 foto dell’archivio di Vivian, il cui indubbio valore è stato ormai riconosciuto ufficialmente: Vivian Maier viene oggi annoverata tra i più grandi fotografi di strada d’America del XX secolo. Il lavoro di Vivian viene presentato in giro per il mondo attraverso mostre, articoli su riviste, documentari. A tal proposito segnaliamo Alla ricerca di Vivian Maier, documentario diretto da Charlie Siske e dallo stesso John Maloof, che uscirà in Italia il 17 aprile. Il film, partendo dal ritrovamento delle foto di Vivian avvenuto nel 2007, cerca di ricostruirne la vita attraverso testimonianze inedite, foto e filmati provenienti dal suo archivio.

finding_vivian_maierIntorno alla figura di Vivian Maier oggi è in atto una massiccia campagna di marketing, volta a farne apprezzare il lavoro ma anche a trarre il maggior profitto possibile dalla vendita di libri, stampe, prodotti audiovisivi e quant’altro. Studi approfonditi sulla Maier fotografa sono stati promossi da Pamela Bannos, docente della Northwestern University, con cui tuttavia John Maloof non sembrerebbe intenzionato a condividere il privilegio di accedere al materiale d’archivio di cui è entrato fortuitamente in possesso.

L’aura di mistero intorno alla figura di Vivian attira ovviamente l’attenzione dei media e degli esperti del settore: chi era davvero la tata-fotografa Vivian Maier? Sicuramente un’acuta osservatrice della realtà che la circondava (con una particolare attenzione per i bambini, di cui si occupava per lavoro), ma anche una persona solitaria, che difficilmente condivideva il suo mondo interiore con altri. Vivian  scattava foto solo per se stessa, non mostrando il suo lavoro a un pubblico né ad altri colleghi. Sappiamo che leggeva libri di fotografia, e che andava alle mostre per studiare il lavoro di altri fotografi; appare tuttavia evidente come la Maier avesse trovato la sua strada in totale indipendenza, senza alcun condizionamento esterno. Caso forse unico nella storia della fotografia, Vivian era un artista puro.

La verità dunque, è che ormai possiamo solo provare a immaginare chi fosse davvero Vivian Maier. Il mondo ha scovato il segreto della misteriosa tata fotografa ad un’asta locale e adesso si arrovella provando a capire il perché, il come, il quando. Quello che resta per certo è la bellezza dei suoi scatti, che v’invitiamo ad ammirare sul web (segnaliamo, tra gli altri, i siti http://www.vivianmaier.com/ e http://vivianmaier.electrofolio.com/).Quello che resta per certo è che nel 2009 il mondo ha detto silenziosamente addio ad una tata di Chicago; l’insospettabile fotografa di strada, che nascondeva gelosamente i suoi scatti senza mostrarli ad alcuno, è invece destinata a rimanere a far parlare di sé ancora per lungo tempo.

Luisa Tumino

 

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply