Life Itself: un documentario lungo una vita

Il 19 febbraio 2015 uscirà nelle sale il documentario diretto dall’acclamato regista Steve James sulla vita del primo critico cinematografico ad aver vinto il premio Pulitzer: Roger Ebert

La verità, tutta la verità. È con questo spirito che il regista Steve James, premiato con diversi riconoscimenti e una candidatura all’Oscar per il documentario Hoop Dreams, si è messo dietro la macchina da presa per raccontare, in modo immediato, lineare e diretto, la vita di uno dei più grandi critici cinematografici statunitensi e giornalista di fama internazionale: Roger Ebert. Ad un anno dall’anteprima mondiale al Sundance 2014, è stato presentato in anteprima nazionale al Cinema Adriano di Roma il documentario Life Itself, basato sul bestseller omonimo, che esplora l’eredità lasciata da Ebert, dagli anni della formazione al passaggio come critico cinematografico per il Chicago Sun Times, per approdare al programma televisivo più longevo e importante della storia, Sneak Previews, che rese Chicago il centro culturale della critica cinematografica, condotto insieme al nemico-amico Gene Siskel (critico del Chicago Tribune), con cui divenne protagonista di animate discussioni sui film che hanno dato vita a indimenticabili e divertenti battibecchi. Diventato una delle voci più autorevoli della cultura in America, Roger fu il primo critico cinematografico a vincere il premio Pulitzer e ad avere una stella nella Walk of Fame. Fu, inoltre, accanito sostenitore del cinema indipendente e primo promotore dell’opera di grandi registi, tra cui Werner Herzog, Errol Morris e Martin Scorsese, quest’ultimo produttore esecutivo del documentario insieme a Steven Zaillian (Schindler’s List e L’arte di vincere). Life Itself indaga con occhio attento nell’animo di un uomo che ha dedicato la sua esistenza al cinema, considerato da lui stesso “una macchina che genera empatia”. Seduto in platea riusciva ad andare oltre ciò che si vede sul grande schermo, inserendo nelle sue lucide analisi una visione soggettiva del mondo. Ebert era in grado di cogliere il senso profondo di un’opera cinematografica, analizzando e valutando, con un linguaggio semplice e alla portata di tutti, i suoi molteplici aspetti. Un racconto raffinato, toccante e a tratti emozionante, che passa con rispetto e delicatezza dagli anni della gavetta alla carriera professionale, per arrivare all’intimità dell’ultimo periodo della vita di Roger, mentre affronta con singolare coraggio la malattia. Tra interventi e testimonianze di importanti registi, produttori, amici, si passa da curiosi aneddoti al difficile periodo della dipendenza dall’alcool, dal famoso “Thumbs-up” e “Thumbs-down”, visione iconografica che accompagnava le recensioni dei film, al coinvolgente ricordo di sua moglie Chaz, motore della sua trasformazione interiore, e alla prima intervista in assoluto apparsa in un film documentario con la moglie di Siskel, Merlene, che ha descritto il conflittuale e al contempo imprescindibile rapporto che legava Gene e Roger. Schietto, sincero, egocentrico, ironicamente tagliente, “coglieva il potere unico del cinema di portarci in luoghi magici”, come ha dichiarato il Presidente Obama alla notizia della scomparsa di Roger, nell’aprile 2013. Ed è con altrettanta schiettezza che il regista ha mostrato anche i giorni della malattia di Roger, colpito da un tumore alla tiroide che gli ha impedito di parlare, bere e mangiare, cambiando in itinere la struttura del documentario, che inizialmente doveva essere una sorta di omaggio alla vita del critico, per poi trasformarsi in una riflessione autentica sul senso della vita. Di fronte alla sofferenza si pone la scelta se farsi sopraffare o trovare una nuova strada da percorrere. Ed è proprio questa nuova strada che ha scelto di intraprendere Ebert. La malattia, infatti, non è riuscita a interrompere la sua creatività, la sua energia, la sua voglia di lottare, la passione che metteva in ciò che faceva e il suo spirito combattivo e sarcastico, continuando attraverso il blog e i social media la sua attività, che si spinse, nell’ultimo periodo, oltre la critica di un film, andando ad analizzare le questioni politiche e sociali del tempo. Nella estenuante lotta, resa pubblica, contro il cancro, il volto, sofferente e logorato, diventa lo specchio del suo cuore e della sua straordinaria forza, trasformando il dolore in amore per la vita. Una narrazione fluida e al tempo stesso ricercata, scandita da un ritmo serrato, dalla quale emerge l’autenticità di una testimonianza che attraversa delicatamente ricordi e incontri, alternando agli archivi fotografici e alle immagini di repertorio, le toccanti parole di chi lo ha conosciuto e dello stesso Roger che, nonostante la malattia gli impedisse di parlare, risponde all’intervista grazie al suo computer, fino alla frase che chiude l’ultimo capitolo della sua vita: “… In questi giorni di riflessione, vi voglio dire grazie ancora di aver preso parte a questo viaggio con me. Ci vediamo al Cinema!”.

Life Itself sarà distribuito nei cinema da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection a partire dal 19 febbraio 2015.

Il film è sostenuto dal SNCCI – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, con l’obiettivo di promuovere la cultura della critica cinematografica attraverso il ritratto di uno dei suoi grandi esponenti internazionali.

Nicoletta Chiorri

 

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