Limbo e le realtà dei CIE

La realtà italiana riguardo i provvedimenti di reclusione nei CIE

Dopo la prima assoluta su Rai 3 – Doc 3 il 27 agosto, è partito a settembre il tour di Limbo, il nuovo documentario di Zalab sul tema dell’immigrazione e della realtà dei CIE.

Storie strazianti quelle degli “espulsi”, costretti all’allontanamento dalle proprie famiglie perché senza documenti validi. Alcuni raccontano di essere in Italia da decenni, ma di non essere sempre riusciti a rinnovare il proprio permesso di soggiorno o perché senza lavoro, o per altre motivazioni. Persone che hanno basato la loro vita in questo paese, ma costrette a vivere in uno stato di precarietà fisica e psicologica (e con loro le rispettive famiglie). Che, pur volendo, non riescono a definire la loro condizione legale in Italia, non perché delinquenti, ma perché stranieri con lavori instabili, o che, per errori passati, hanno vissuto in comunità e, per questo, non hanno potuto rinnovare il loro permesso. Persone che vivono in un “Limbo”.
Padri che vengono portati via dalla polizia davanti ai loro figli, senza potersi difendere.

Questa è la realtà che ci mostra il documentario di Gustav Hofer e Matteo Calore, che ci mostrano attraverso le esperienze di Alejandro, Bouchaib, Karim, e Peter, rinchiusi nei C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione) di Torino, Trapani e Roma, e delle loro famiglie, che attendono di conoscere il destino dei loro cari.
Alcune di questi uomini sono compagni di donne italiane con le quali stanno cercando di costruire una famiglia, ma questo non conta per la giustizia italiana.

Per questo lavoro i registi sono stati impegnati quasi un anno nel raccogliere, non senza difficoltà (di accesso alle strutture), le testimonianze di coloro che vivono i CIE.
L’idea di raccontare questa realtà è nata insieme ad Andrea Segre, da tempo impegnato in queste tematiche, ed è stata sostenuta da Erri de Luca e Valerio Mastrandrea, anch’essi impegnati nella difesa delle categorie “più fragili”, diventati produttori associati del documentario (OhPen! e Relief).
Il film è, inoltre, sostenuto da Open Society Foundations.

Rita Russo

 

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