Lo strano caso di Roger Deakins

Uno strano caso quello del DoP Roger Deakins. Ben 12 nomination agli Oscar, ma mai una vittoria… Riuscirà quest’anno a raggiungere la tanto ambita statuetta?

Su quali siano i criteri seguiti dai giudici per l’assegnazione dei premi Oscar molto si è scritto e poco si è capito, come dimostrano le frequenti discussioni sul perchè un attore come Leonardo Di Caprio sia rimasto ancora senza statuetta o su come sia possibile che un regista come Stanley Kubrick ne abbia vinto solo uno in carriera (per gli effetti speciali di 2001 Odissea nello spazio). Meno sotto la luce dei riflettori ma assai più strano è invece il caso di Roger Deakins. “E chi è Roger Deakins?” potrebbero chiedersi in molti. Roger Deakins è un direttore della fotografia di 66 anni, nella cui filmografia troviamo, tra gli altri: Orwell 1984, Cuore di tuono, Dead man walking, Il coraggio della verità, Attacco al potere, A Beautiful Mind, Prima ti sposo poi ti rovino, La casa di sabbia e nebbia, Ladykillers, Jarhead, Nella valle di Elah, A serious man, The company man, In time. A questi, oltre ad altri meno famosi, ne vanno aggiunti dodici, dodici film che si possono tranquillamente mettere nella categoria “capolavori”, dodici film che tutti noi abbiamo visto, dodici film di registi “di serie A”, dodici film che hanno tutti una cosa in comune: hanno ricevuto una nomination per la miglior fotografia: Le ali della libertà, Kundun, Fargo, Fratello dove sei?, L’ uomo che non c’era, L’ assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, Non è un paese per vecchi, The Reader, Il Grinta, Skyfall, Prisoners, Unbroken. La fotografia cinematografica è una competenza tecnico artistica, il che vuol dire che se il lato artistico è soggettivo, dal lato tecnico è invece oggettiva, esattamente come un quadro di Caravaggio, che può piacere o non piacere, ma di cui non si può discutere la maestria. Due quindi sono (o dovrebbero essere) i metri di giudizio per l’ assegnazione di questo ambito premio, e dato che i cinque film nominati di solito sono sempre splendidi a livello di immagine, spesso la giuria tende a premiare quello più tecnico. Questa è la chiave di lettura che Variety e molte altre testate cinematografiche hanno dato per spiegare ad esempio la vittoria di Hugo Cabret (Robert Richardson) su The tree of life (Emmanuel Lubezki), o quella di Avatar (Mauro Fiore) su Bastardi senza gloria (sempre Richardson), e potrebbe essere una possibile chiave di lettura per le mancate vittorie di Deakins negli anni passati: una sorta di “inferiorità tecnica”. Peccato però che Roger Deakins sia un autentico mostro della tecnica, uno dei pochissimi DoP che siano riusciti ad esprimersi ai massimi livelli sia con la pellicola che con il digitale (cosa riuscita finora praticamente solo a lui), sia col colore che in bianco e nero (e per il suo film in bianco e nero ha ricevuto una delle nomination all’Oscar) e come se non bastasse, a fare anche da operatore di macchina mentre curava la fotografia di tutti questi film (ed è famoso per scrivere su un foglio di carta la propria firma con una testata a manovella prima dell’ inizio di ogni film, e chiunque abbia preso in mano una testata a manovella in vita sua sa quanto questo non sia esattamente una passeggiata, per usare un eufemismo). Il perché, quindi, ad un artista così bravo e preparato tecnicamente sia stato permesso di sfiorare per dodici volte il traguardo più alto senza però mai farglielo raggiungere resta un autentico mistero. Anche quest’ anno, com’è ormai consuetudine, Roger Deakins è candidato alla miglior fotografia, per Unbroken…. che sia la volta buona?

Alessandro Vardanega

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