Magia, tradizione e folclore: “Ritual – Una Storia Psicomagica”

Ambizioso e originale esordio alla regia Giulia Brazzale e Luca Immesi che omaggiano l’arte di Alejandro Jodorowsky

Dimenticate per un attimo che si tratti di un film. Chiudete gli occhi e rimuovete dalla vostra mente il biglietto del cinema e il vicino di poltrona coi pop corn. Ritual-Una Storia Psicomagica non va visto come un lungometraggio in uscita nelle sale cinematografiche nella caldissima settimana della Festa del Cinema.

ritual grab_1.91.1Piuttosto è un’opera che rifiuta non solo la classificazione di genere, ma anche la stessa etichetta di film. Sono immagini senza soluzione di continuità straripanti di grottesco e di visioni allucinogene, un connubio spiazzante e onirico che trasuda allegoria e tradizione mistica.

La trama e la recitazione cedono il passo alla forza espressiva delle immagini, potenti e significative prima, allegoriche e inquietanti un attimo dopo. Rimandano a un mondo incantato e beffardo, parallelo alla realtà, scandito dalla fase Rem e da Morfeo: Il mondo dei sogni, che fa capolino tra i due poli di psicologia e psicomagia, per la gioia di Freud.

Ritual più che un film è un’esperienza condivisa, che per alcuni aspetti scomoda il Chris Nolan di “Inception”, mentre condivide con “Un’Ottima Annata” il topos del ritorno all’ameno luogo dell’infanzia. C’è spazio anche per l’(soft) horror exploitation che strizza l’occhio al filone tutto italiano di Dario Argento.

Ritual_locandinaLa peculiarità dell’esordio alla regia di Giulia Brazzale e Luca Immesi sta tutta nell’incontro tra “La Danza della Realtà” di Alejandro Jodorowsky, regista  e vero e proprio mentore della psicomagia (pratica curativa di traumi emotivi), e le tradizioni popolari venete, il cui folclore si tramanda oralmente da generazioni.

Dentro la storia.  Lia (Désirée Giorgetti) ha una relazione al limite del “malato” con Viktor, cinico uomo d’affari. Quando Lia rimane incinta; l’uomo la costringe ad abortire e Lia crolla. Gravemente depressa, tenta il suicidio.

Fortunatamente si salva e decide di lasciare Viktor e va  a stare dalla zia Agata nella sua misteriosa villa di campagna del 1700, in uno sperduto paesino veneto, Mason, ricco di tradizioni popolari, credenze magiche, leggende e riti a dirla tutta un po’ oscuri. La zia Agata è la guaritrice del villaggio da sempre appassionata di psicomagia e medicina alternativa.

Pollice su o giù?. Delizioso nella ricerca estetica e scenografica, accurato nel contrasto di bianchi e neri VS colore, mostra il fianco alla critica nella scelta del genere thriller, di cui non è certo la massima espressione.

Emanuele Zambon

 

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