Marvel stories ora disponibile in Home Video

Recensione del documentario dedicato al mondo della Marvel, tra fumetti, cinema, merchandising e relazioni con il mondo americano e non solo.

Documentario realizzato da due registi francesi come Philippe Guedj e Philippe Roure (infatti si può in più occasioni ammirare l’interno di due delle più grandi fumetterie di Parigi, Album Comics e Pulp’s Comics, imperdibili per ogni nerd che visita la capitale francese), è disponibile in DVD e Blu-Ray “Marvel Stories”, imperdibile per ogni appassionato di fumetti, ma interessante anche per chi non lo è, perché anche senza averli letti quasi tutti sanno che rappresentano molto di più di semplice intrattenimento per ragazzi o ex bambini ormai cresciuti. I fumetti sono stati e sono ancora possibilità di riscatto e di lavoro, ma anche satira e politica, infatti molti supereroi, al pari dei personaggi Disney, sono stati utilizzati per propaganda contro i Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, cosa che ha causato non pochi problemi ai proprietari di Capitan America e non solo.

In due ore e dieci di visione i temi trattati sono diversi, e partiamo da quello più interessante e al tempo stesso imparziale, che mette d’accordo tutti: il collezionismo.
Sapete che le prime edizioni dei fumetti dove compaiono Batman, Superman e Hulk possono valere una fortuna? Non parliamo di migliaia di euro come per il primo numero Italiano di Topolino, ma possiamo arrivare anche a milioni di dollari. Quando senti parlare di queste cifre, non puoi non pensare a una cosa: magari in America un tranquillo pensionato sta vedendo il documentario con i nipotini, e in quel momento si ricorda di avere in soffitta il primo numero di Action Comics, datato 1938, comprato per un nichelino all’epoca, e che oggi vale…

Argomento che, come abbiamo detto, mette sullo stesso piano sia la Marvel che la DC Comics, mentre il resto è sicuramente, come era logico aspettarselo, un po’ più di parte nei confronti della prima.
Non si può certo definire “Marvel stories” un documentario fan boy contro la DC, diciamo solo che non hanno deciso di parlare di alcune cose.
Per esempio, perché non voler risalire all’origine del nome?

È nata nel 1939 conosciuta come Timely Publications, ma è diventata Marvel Comics solo nel 1961, riciclando il nome di un personaggio della Fawcett Comics, Capitan Marvel.
Una casa editrice costretta a chiudere nel 1953, perdendo anche i diritti sul nome del suo eroe più famoso, tanto da costringere la DC Comics, quando acquistò quei diritti nel 1972, a cambiare quasi in ogni occasione il nome di Capitan Marvel in Shazam, mentre la casa di Stan Lee non si fece scrupoli ad usare quel nome anche per un suo personaggio nel 1967, di cui nel 2019 vedremo anche un lungometraggio.
Storia decisamente diversa dalla DC Comics, nome che appare fin dal 1940.

Altro punto non del tutto coerente riguarda l’ambientazione e i personaggi. Al contrario della DC, la Marvel ambienta quasi tutte le sue storie in una città vera come New York, e non fittizia come Gotham o Metropolis, e questo si, è una scelta da apprezzare per coloro a cui piace la logica anche in un mondo dei fumetti, ed immedesimarsi ancor di più in certe storie, ma al tempo stesso non è fondamentale, perché anche se non esistono milioni di persone amano Topolinia e Paperopoli, solo per citarne altre due.
Molto più grave il confronto su alcuni personaggi. Secondo uno degli intervistati, la Marvel è più vicina alla gente comune perché i suoi eroi sono come loro. Peter Parker e Steve Rogers non sono miliardari come Batman, o giornalisti di successo come Superman.
Peccato che si sono dimenticati di citare Tony Stark (Iron Man) che di certo poverello non è, e che Clark Kent non si può certo definire un Paperone. Oltre al fatto che cresce in una semplice fattoria del Kansas, in uno dei migliori film d’animazione DC Comics, “Superman-Batman: Apocalypse”, Supergirl distrugge un costosissimo macchinario scientifico di Batman, e quando Superman viene a recuperarla promette all’uomo pipistrello di ripagarglielo, e lui replica con “Con lo stipendio da giornalista? Ne dubito”. Infatti, al giorno d’oggi soprattutto, stipendio da giornalista è ancor di più un ossimoro…

Poi ci sarebbe dovuto essere un confronto serio tra la Marvel prima e dopo la Disney, che avrà sicuramente rafforzato la casa editrice ancor di più dopo il quasi fallimento degli anni ’90, e portato enormi risorse economiche per la realizzazione di tantissimi lungometraggi, ma al tempo stesso, nessuno nota il calo di trama e atmosfere dopo questo passaggio? Abbiamo visto film molto meno seri, molto meno impegnati e con troppo umorismo inopportuno, mentre serie come quella di Spiderman o degli X-Men, quando sono ancora legate alla Sony e alla Fox, appaiono decisamente più cupe e avvincenti?

Parliamo di addetti ai lavori, difficile vedere una critica così particolare in un film come questo, ma forse neanche serviva più di tanto.

Marvel Stories risulta essere un documentario decisamente interessante e ben organizzato, che sicuramente farà guardare con occhi diversi chi ancora pensa che i fumetti siano dannosi, puramente infantili e un inutile spreco di soldi.
Le nuvolette a volte invece insegnano la propria lingua molto meglio di altre occasioni, e sono sempre una lettura che, come dice Stan Lee, è sempre meglio avere tra le mani invece che sul computer, come per i seni di una donna.

E nella speranza di vedere un documentario simile anche per la DC Comics, Marvel Stories vi aspetta nei migliori negozi Home Video.

Valerio Brandi

 

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