Napoli, Napoli, Napoli: breve intervista ad Abel Ferrara

Abel Ferrara incontra cinefarm, lunga intervista con il regista

E’ stato proiettato il 2 aprile all’Apollo 11 di Roma Napoli, Napoli, Napoli: CineFarm ha incontrato il regista

Mercoledì 2 aprile, lo spazio culturale Apollo 11 di Roma ha ospitato la proiezione di Napoli, Napoli, Napoli, film del 2009 diretto da Abel Ferrara, ospite dell’evento insieme al montatore Fabio Nunziata e allo sceneggiatore Maurizio Braucci.
Grande risposta di pubblico per questo evento.

Abel_FerraraNapoli, Napoli, Napoli è stato girato come un documentario, avvalendosi d’interviste e un grandissimo lavoro di ricerca. Un film in cui realtà e finzione s’intersecano, presentando i diversi aspetti della città di Napoli e, soprattutto, di quelle che si possono definire le “zone d’ombra” della città: dal carcere femminile di Pozzuoli, ai vicoli dei Quartieri Spagnoli, alle Vele di Scampia, al parco del Vesuvio.

Abbiamo avuto l’occasione di intervistare il regista newyorkese Abel Ferrara.

Come mai un regista statunitense decide di realizzare un film su Napoli e, soprattutto, sulle “zone d’ombra” di questa città?
Sono un italo americano. La mia famiglia ha origine in questa parte del mondo, a Napoli. Napoli fa parte della mia vita. La mia famiglia ha qui le radici, la cultura.
Per altro ho vissuto a Roma.

Il film nasce come un documentario, su alcune donne in prigione.
In realtà, non scelgo di parlare delle “zone d’ombra” della città di Napoli ma scelgo di parlare dell’oscurità, perché, si sa, tra la luce e l’oscurità si tende a preferire la seconda.

napoli_napoli_napoliNapoli, Napoli, Napoli si alterna tra il racconto di una realtà e la rielaborazione stessa di questa realtà. Dove nasce la scelta narrativa di utilizzare un’opera di docufiction per narrare queste sfaccettature di Napoli?
È stato il primo documentario che ho fatto e più mi avvicinavo verso il documentario, più capivo che gli strumenti, i miei strumenti sono quelli del film di finzione, del fare cinema narrativo, cercando di capire cosa fare. Quindi, diciamo che ti appoggi alle tecniche che conosci.

Il film è stato realizzato nel 2009. Diversi registi, sceneggiatori, produttori hanno voluto portare sul grande schermo la realtà criminale di Napoli. Purtroppo, ad oggi, le cose non sono cambiate. Crede sia un dovere il suo e quello dei suoi colleghi di continuare a raccontare queste storie? Pensa che l’attenzione pubblica un giorno riesca a cambiare le cose?
Tutti i giorni cambia la situazione a Napoli secondo me e, allo stesso tempo, Napoli non è mai cambiata in 5000 anni, e non cambierà mai. Prima i francesi, gli spagnoli, i socialisti. La situazione è costantemente in evoluzione, ma poi non evolve.
Certamente non abbiamo fatto il film con l’intento di cambiare le cose di Napoli.

Attualmente sta lavorando ad un nuovo film, Pasolini, cosa si aspetta da questo nuovo lavoro?
Non mi aspetto niente. Ora siamo in fase di montaggio e stiamo cercando quindi il modo migliore per esprimere al meglio il personaggio di Pasolini. Anche questo è un “documentario”, si racconta di un personaggio realmente esistito.

Ringraziamo Abel Ferrara, augurandogli un grande in bocca al lupo per Pasolini.

Rita Russo

 

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