Pets – Vita da animali: quando il padrone non c’è…

Recensione in anteprima dell’ultimo film d’animazione della Universal, una storia originale e molto divertente sulla vita degli animali domestici lontana dagli occhi degli umani.

Presentato alla 73ª Mostra del Cinema di Venezia lo scorso 4 settembre, sta per arrivare in Italia per tutti Pets – Vita da animali. Nato dai creatori di “Cattivissimo me”, cioè i registi Yarrow Cheney e Chris Renaud, e gli sceneggiatori Cinco Paul, Ken Daurio, Brian Lynch, Simon Rich, questo nuovo film d’animazione racconta, in maniera assolutamente divertente, cosa fanno gli animali domestici quando i padroni li lasciano soli a casa.

Siamo a New York, versione animata ma in alcuni punti perfettamente ricostruita come se fosse reale, e qui vive Max, un simpatico terrier talmente innamorato della sua padrona Katie da aspettarla ossessionatamene ogni giorno davanti alla porta, anche se non è estraneo alla “vita di condominio”, visto che spesso gli altri inquilini a varie zampe vengono a trovarlo.
È bella dunque la vita degli animali domestici, oltre a divertirsi ed abbuffarsi quando il padrone non c’è, riescono a convivere senza problemi nemici naturali come cani e gatti, ma anche uccelli e roditori.
Tutto perfetto, finché non arriva un imprevisto, e neanche troppo piccolo.
Trattasi di Duke, un enorme e pelosissimo meticcio che Katie ha preso dal canile. Se quest’ultima è entusiasta, loro due non lo sono proprio. Si faranno la guerra a vicenda per la conquista del territorio, finché a forza di litigare non si cacceranno nei guai. Si perderanno nella Grande Mela, inseguiti prima dagli accalappia cani e poi da Nervosetto, un candido coniglietto ma pieno di lati oscuri dentro di sé.
Riusciranno a cavarsela e a tornare a casa?

Sono molti i riferimenti ad altre opere presenti in Pets. Stranamente non c’è Shining (o magari c’è e non ce ne siamo accorti) ma invece troviamo citazioni riferite a Grease, “Il silenzio degli innocenti” e “Gli uccelli”, mentre è indubbio che ci sono molti elementi in comune con Toy Story.
Anche il capolavoro di John Lasseter mostrava, naturalmente in maniera del tutto fantasiosa, cosa facevano i giocattoli lontani dagli occhi adulti, e così è in Pets, e vi è anche un richiamo al secondo capitolo quando vediamo gli amici di Max avventurarsi nella pericolosa New York per cercarlo. Le dinamiche con cui invece si perdono Max e Duke nella città ricorda molto “Tom & Jerry – il film”, soprattutto per il fatto che vengono immediatamente a contatto con una banda di gatti pericolosi.
Non mancano anche le classiche easter egg sui precedenti successi targati Universal. Naturalmente Minions, ma anche Ted e Sing, che vedremo in Italia probabilmente ad inizio 2017.

I punti forti di Pets sono senza dubbio una bella dose di risate basata su battute semplici ma buone, e molta commedia slapstick, e soprattutto i personaggi. Anche quelli che compaiono di meno, come il falco Tiberius e il basset hound Pops hanno il giusto spazio per renderli interessanti, e il villain Nervosetto è decisamente riuscito, anche perché ricorda molto Baby Herman di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”.
Doppiaggio tra alti e bassi. Oltre al solito e bravo Carlo Valli, veterano dell’animazione, abbiamo delle buone prove da Alessandro Cattelan, Laura Chiatti e Pasquale Petrolo (Lillo), un po’ meno da Francesco Mandelli.

Il messaggio che Pets vuole lasciarci è chiaro: gli animali vanno amati e mai abbandonati, altrimenti poi rischiamo che arrivino ad odiarci sul serio. Tema importante, ma che emerge bene solo alla fine, e soprattutto dato che le gag comiche e le battute fanno da padrone per gran parte del film viene meno la commozione e l’empatia che potevano essere sfruttate meglio in scene decisamente drammatiche.
Ma in fondo, l’Universal non è la Disney, ha uno stile diverso, ma va bene lo stesso, perché ci continua a regalare ottimi film d’animazione e tanti nuovi personaggi da amare grazie alla loro originale comicità.

Perciò, appuntamento al 6 ottobre 2016, quando il film uscirà nelle migliori sale italiane. Consigliamo il 3D, molto buono, e soprattutto di non lasciare la sala immediatamente perché dopo (pochi, tranquilli) titoli di coda ci sarà un’ultima grande scena che chiuderà la pellicola in grande stile.

Valerio Brandi

 

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