Resoconto dalla 72a Mostra del Cinema di Venezia

A meno di una settimana dalla fine della 72a edizione, ecco un breve racconto dalla Mostra del Cinema di Venezia

Tra gioie, grandi sorprese e lunghi fischi, si è conclusa domenica la 72esima edizione della celebre Mostra del cinema di Venezia, un festival che ha ormai esaurito il combustibile lasciato dall’ex direttore Muller (che negli ultimi tre anni ha curato il festival del cinema di Roma) che aveva domato il festival portando film di alta fattura.
Se il concorso, tutto sommato aveva cose molto interessanti, le sezioni collaterali invece arrancavano parecchio: giornate degli autori sembrava una mal riuscita imitazione della sezione ” panorama ” del Berlinale, ma le due si differenziano per lo spessore dei film scelti, tanto che ciò era già visibile dal primo film “Ma”, una rievocazione della grande Pina Bausch in 1h30 senza dialoghi e con forte presunzione.

Le grandi sorprese arrivano invece dall’Italia, con i bellissimi “L’attesa” ( P.Messina con una incredibile  J.Binoche) “A Bigger Splash” (capolavoro di L. Guadagnino) e il meraviglioso e commovente “Non Essere Cattivo” di Caligari, per passare da Belloccio con “Sangue del mio Sangue”.

Ma i memorabili del festival restano, a detta anche degli accreditati, “Francofonia” di Sokurov, “11 Minutes” del maestro Skolimowski e l’ultimo maestoso lavoro di Charlie Kaufman “Anomalisa”: quest’ultimo si è aggiudicato il gran premio della giuria, mentre la statuetta più ambita, ovvero il leone d’oro, se lo aggiudica Desde Allà diretto dall’esordiente Lorenzo Vigas che si è avvalso della collaborazione del grande maestro G. Arriaga (ex collaboratore di Inarritu).

Il premio per la migliore regia va a Trapero che con il suo “El Clan”, storia di una famiglia di criminali comandata dal severo padre interpretato da un glaciale e magistrale Francella, si porta a casa anche il leone d’argento.
Degna di nota è l’interpretazione di Fabbriche Luchini ne “L’Hermine” dove porta in vita un  giudice solitario che trova un suo scopo in una infermiera che compone la giuria di un processo. Commovente e divertente, l’attore francese esce a testa alta dal lido.

Un’edizione con poco pubblico che ha lasciato spazio ai (non) numerosi accreditati, che non resterà impressa nella testa della stampa e degli addetti ai lavori, ma che comunque andava vissuta.

Alessandro Bertoncini

 

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