RomaFF12: il resoconto finale

Borg McErone vince il premio del pubblico BNL, “The Best of All Worlds” è il miglior film della selezione Young Adult e “Blue my mind” ottiene il premio Camera D’oro Alice/Taodue. Ma si chiude con ancora più disorganizzazione che ha penalizzato maggiormente gli accreditati stampa e cultural.

Si è conclusa anche la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che ha regalato diversi film stupendi che molto probabilmente gareggeranno agli Oscar, altri film meno belli ma comunque interessanti, qualcuno deludente, ma soprattutto tanta, tanta disorganizzazione, per una probabile mancanza di fondi e non solo.

Poteva vincere Detroit, nuovo film sul razzismo nei confronti degli Afroamericani negli anni ’60 ma al tempo stesso molto attuale, perché ha come perno principale l’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, o Hostiles, un western veramente ben girato e montato, o Last Flag Flying di Richard Linklater, un vero film americano sul dilemma tra ragione e sentimento riguardo a temi importanti negli Stati Uniti come patriottismo e guerre d’invasione, o la storia della pattinatrice Tonya Harding raccontata attraverso Margot Robbie e tante risate nel film/documentario “I, Tonya”, e invece a vincere è stato un altro film basato sul mondo dello sport, Borg McEnroe.

L’ultimo lavoro di Janus Metz con protagonisti Sverrir Gudnason e Shia LaBeouf si è portato a casa il premio del pubblico BNL. Magari rispetto ai primi due citati ha meno significato dal punto di vista umano e, soprattutto, politico, ma come abbiamo ben evidenziato nella recensione è stato effettuato un maestoso e molto poetico lavoro su quella rivalità storica negli anni ’80 e quindi più che meritato, e almeno a Roma meglio godersi qualcosa di più leggero.

Anche perché la Festa del Cinema di Roma non ha regalato al pubblico e soprattutto gli accreditati motivi per stare tranquilli.
Abbiamo già evidenziato i problemi di accesso alle sale che si ripetono da anni ormai, e in più si è aggiunto il problema degli orari. È vero che con tanti eventi e film da seguire non è umanamente possibile assistere a tutti gli eventi, ma ci sono stati giorni, come venerdì 3, in cui non è successo niente di particolare, mentre il giorno successivo praticamente di tutto, una delle peggiori odissee della rassegna.
Era il giorno del tanto atteso arrivo a Roma di David Lynch per ricevere un premio alla carriera. Previsto da tempo un incontro ravvicinato andato subito tutto esaurito (ripetiamo, perché non usare la sala Santa Cecilia?) il cineasta statunitense sembrava avesse da tempo rinunciato alla conferenza stampa che sarebbe stata utile agli accreditati che non sarebbero potuti entrare all’incontro ravvicinato. La conferenza stampa invece è stata poi annunciata nella serata di venerdì, ma l’entusiasmo di molti si è esaurito subito.
Quello stesso giorno era previsto anche l’arrivo di Orlando Bloom per presentare con “Alice nella città” il film Romans. Essendo appunto organizzato dalla rassegna giovanile non era collegato alla Festa, quindi la conferenza stampa era prevista per pochissime persone viste le dimensioni della struttura. Per tutti gli altri, oltre al red carpet, è stata data la possibilità di assistere a un incontro ravvicinato, a pagamento, al “3 e Google Cinema Hall”, capannone grosso ma non enorme (inadatto per i grandi nomi, non solo per Bloom ma soprattutto per Ian McKellen).
Peccato che questo incontro sarebbe cominciato mezz’ora dopo l’inizio della conferenza stampa alle 12 con David Lynch, mentre la conferenza stampa di Bloom sarebbe cominciata alle 11-45. In poche parole, ai giornalisti non è stato umanamente possibile seguire tutti e due gli eventi stampa, ma solo uno. Una mancanza di rispetto per chi ci ha rimesso di suo per ottenere un accredito, ma anche per gli ospiti che meritavano una stampa completa.

Una giornata che riassume al meglio tutti i maggiori problemi di questa Festa che aveva del potenziale enorme visti gli attori, registi, sceneggiatori, produttori, scrittori, sportivi e veri protagonisti (come Jeff Bauman) invitati.

Concludiamo con Alice nella città, per ricordare i vincitori.

Miglior Film della selezione Young Adult è The Best of All Worlds dell’austriaco Adrian Goiginger, mentre il Premio Camera D’oro Alice/Taodue dedicato alle opere Prime o Seconde è stato assegnato a Blue My Mind di Lisa Bruhlmann.

Una rassegna ricca di eventi per i bambini come quelli per Frozen – Le avventure di Olaf, Capitan Mutanda e il reboot di Ducktales, ma oltre alle problematiche relative alle conferenze stampa (secondo qualche criterio un giornalista è degno o meno di essere invitato a questi eventi?) spesso ha limitato il lavoro degli accreditati anche durante le proiezioni, che erano sì dedicate alle scuole, ma se avanzavano dei posti, non si capisce perché negare a propri l’ingresso ai muniti di badge, forse “discriminazione” nei confronti dei maggiorenni per troppa sicurezza nei confronti dei minori? (come sembra essere successo a un evento della mostra sulle principesse Disney a Milano, evidenziato da Nunziante Valoroso?)

Valerio Brandi

 

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