“Sacro” GRA di Gianfranco Rosi

Per la prima volta un documentario vince a Venezia. Un “road movie” ambientato intorno al GRA, un “luogo” che per i romani e tutti gli abitanti auto e moto muniti di Roma rappresenta la strada di collegamento, ma anche l’incubo peggiore.

Stiamo parlando di Sacro GRA di Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d’oro alla 70a mostra del cinema di  Venezia. Nasce dal contributo di Nicolò Bassetti, autore del soggetto, paesaggista che, trasferitosi nel 2001 a Roma, viene subito affascinato dai margini del GRA, finché nel 2008 decide di cominciare ad esplorare a piedi i luoghi intorno al Grande Raccordo Anulare. Sacro GRA non pone un accento esclusivo sull’autostrada urbana di Roma, ed è questo che lo rende diverso da un documentario in senso stretto: lo stile narrativo. Rosi va oltre il GRA in sé, nelle zone circostanti, narrando le storie dei personaggi che le abitano. Lontano dal centro della Roma di Sorrentino, fatta di lusso e sregolatezze, i personaggi di Rosi vivono in una periferia spesso dimenticata. Ed ecco che per Rosi il GRA diventa “Sacro”, una dimensione misteriosa, quasi invisibile, come le vite dei suoi personaggi: un nobile torinese decaduto e sua figlia universitaria; un barelliere in servizio sull’autoambulanza del 118; un botanico che cerca ossessivamente un rimedio contro le larve che divorano le piante della sua oasi; un principe dei nostri giorni che ogni mattina fa ginnastica con un sigaro in bocca guardando il degrado che lo circonda in una periferia anonima a un’uscita del Raccordo; un pescatore di anguille. Un GRAnde connettore di storie ai margini in un mondo in continua espansione.

Vincent Ruocco

 

 

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