Senza nessuna pietà: dal lido di Venezia alle sale italiane

L’opera prima di Michele Alhaique raggiunge le sale italiane. Protagonista un affascinante Pierfrancesco Favino

Di una cosa non si possono accusare i film italiani presenti alla 71.a edizione della Mostra: di non aver osato sui titoli, La vita oscena, Anime nere e ora Senza nessuna pietà lanciano allo spettatore un’esca temibile e invitantissima cui è facile abboccare, ma cui non sempre si rimane attaccati fino alla fine della proiezione.

L’esordio alla regia di Michele Alhaique, attore classe 1979, in concorso nella sezione Orizzonti con Senza nessuna pietà e candidato, in quanto opera prima, al Leone del Futuro Premio Luigi de Laurentis vede come protagonista Pierfrancesco Favino nei panni di Mimmo, un giovane corpulento che con le buone, ma più spesso con le cattive, recupera crediti per conto di suo zio, il signor Santili, interpretato da Ninetto Davoli. Le giornate di Mimmo trascorrono grigie tra soldi da recuperare e facce da spaccare finchè nella sua vita non entra Tania, una giovane bellissima: interpretata da Greta Scarano, che per guadagnare fa la prostituta a domicilio e si spoglia, previa ricarica sulla Postepay, sul web. Mimmo dovrebbe semplicemente portare Tania a casa di Manuel, il figlio del suo capo, un belloccio interpretato da Adriano Giannini che non si fa pregare, anzi ci trova gusto a picchiare le sue compagne di una o più notti. Le cose, però, non andranno come previsto: il giorno della “consegna” di Tania è sbagliato per cui Mimmo e la ragazza saranno costretti a trascorrere ventiquattro ore insieme prima che lui possa scaricarla a casa di Manuel. Ventiquattro ore fondamentali per la vita di entrambi durante le quali la bella e la bestia imparano a spogliarsi dell’abito che indossano tutti i giorni e si mostrano l’un l’altro per quello che sono: due persone buone ancora in grado di amare, nonostante tutto lo schifo in cui la loro vita li ha avvolti, con il loro contributo più o meno spontaneo.

Per la sua opera prima Alhaique ricorre a una narrazione lineare, che non riserva grandi colpi di scena. Questa scelta di semplicità se da una parte favorisce la scorrevolezza della pellicola dall’altra ne è forse un limite. Arenandosi al livello sottocutaneo dei rapporti tra i personaggi Alhaique non riesce nell’impresa, non facile, di dare alla relazione tra la bella Tania e la bestia Mimmo e tra la bestia e il suo feroce mondo di appartenenza,composto dal signor Santili, da Manuel e dagli altri sgherri della società di recupero crediti quella profondità, quello spessore che fa di ciascuna relazione un incontro unico degno di essere raccontato. Va lodato, invece, il coraggio di osare di Alhaique nel far indossare ai suoi attori dei panni cui non sono abituati. Come dice il regista: «volevo raccontare dei personaggi legati alla quotidianeità che, però, potessero provare sentimenti potenti, universali.» Questo risultato Alhaique lo raggiunge partendo dal trasformare il corpo degli attori: Favino ha preso parecchi chili fino ad arrivare a quota 100, Greta Scarano è dimagrita e si è fatta bionda, Claudio Gioè è stato rasato a zero e Ninetto Davoli ha preso un aspetto del tutto diverso a quello cui siamo abituati.

Pierfrancesco Favino ha raccolto la sfida posta dal regista di nascondere sotto chili e chili di grasso il proprio aspetto rude – e forse per questo – particolarmente affascinante, e vince la sfida regalando un volto buono a un personaggio che tanto buono non è, visto che va in giro a spaccare la faccia di poveri cristi che non hanno soldi per saldare i propri debiti con Santili. «Quando ho letto le prime righe della sceneggiatura ho desiderato di fare questo uomo grasso che fa paura. Avere cento chili significa vedere lo sguardo degli altri che cambia e cambiare il tuo sguardo sul mondo. Era necessario per me indossare questi peso per entrare nella pelle di Mimmo. Solo così avrei potuto mostrare al pubblico quella corazza di grasso che gli consente di avere un posto all’interno della societàZ.» Una corazza che, come ne La bella e la bestia, solo l’amore può rompere.

Flaminia Chizzola

 

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