Side by Side: La nuova Hollywood tra pellicola e digitale

I grandi esponenti della cinematografia moderna rispondono alla domanda: “film or digital?”

Il primo quarto di secolo post 2000 sarà considerato dagli studiosi di cinema del futuro alla stregua di un ring, con due combattenti agli angoli: uno vecchio ed esperto, l’altro giovane e di enorme talento; se da una parte abbiamo la vecchia e super affidabile pellicola, di cui ormai si conoscono tutti i segreti, dall’altra abbiamo il digitale, più instabile (a volte) ma dalle potenzialità inesplorate.

side_by_sideKeanu Reeves è il commentatore di un round di questo memorabile incontro con il suo documentario Side by Sidediretto da Christopher Kenneally – che prende le opinioni di alcuni dei massimi esponenti della cinematografia moderna e li mette di fronte alla fatidica domanda: “film or digital?”. La varietà delle risposte è variegatissima, e rende il documentario un must see per tutti gli appassionati di cinema. Se da un lato i registi (soprattutto Cameron e Lucas) apprezzino moltissimo il vantaggio offerto dal digitale di poter visionare immediatamente quello che si è ottenuto grazie ai video assist, altri, come Scorsese o Nolan, ridimensionano questo aspetto, sostenendo che non si può fare troppo affidamento sull’immagine proposta dal monitor di controllo. Per quanto riguarda il montaggio, anche li la partita pare essere in pareggio, dato che se è vero che il montaggio digitale è assolutamente superiore al vecchio montaggio eseguito sulla pellicola, la tecnologia di oggi permette una perfetta conversione del segnale analogico della pellicola in uno digitale, rendendo possibile quindi che un film girato in pellicola possa essere editato in digitale esattamente come uno già girato in formato digitale.

Il documentario è arricchito da immagini di repertorio, alternate con le interviste eseguite da Keanu Reeves; in uno spezzone molto interessante, assistiamo all’elogio da parte di David Lynch al digitale; non per questioni cromatiche o di natura visiva, ma da un punto di vista sonoro: con il digitale, egli è in grado di parlare all’ attore anche mentre sta eseguendo la scena, cosa che con la pellicola non si può fare. Se però tante sono le opinioni dei registi, quelle dei direttori della fotografia sono altrettanto variegate. Il digitale rende il lavoro del dop più semplice, gli mostra subito cosa sta ottenendo, per effettuare correzioni o notare imprecisioni. Ha però un rovescio della medaglia: anche gli altri (soprattuto il regista) vedono in tempo reale il quadro che sta dipingendo il dop, e questo può portare a domande, richieste di chiarimento, giustificazioni, discorsi. In altre parole, il dop non è più il solo e unico depositario della “visione” del film, del suo look, esso non è più solo nella sua testa, ma su un monitor, esposto alla visione (e alle critiche) di tutti. Il documentario non prende una posizione netta al cento per cento su quale sarà l’esito dello scontro. Non è del resto questo il suo scopo. Esso ci offre una panoramica completa di come stanno le cose al momento, e di come ci siamo arrivati. Il futuro è incerto, anche se a parere di chi scrive i giovani dop preferiscono di gran lunga sperimentare e trovare una loro via su un supporto ancora giovane, piuttosto che andarsi a scontrare con mostri sacri (tipo Storaro, Di Venanzo, Alcott o Richardson) su un supporto più vecchio. E il futuro, questo non scordiamolo mai, è dei giovani.

Alessandro Vardanega

 

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