Spider-Man Homecoming: non basta Keaton

Recensione in anteprima del nuovo stand-alone sull’Uomo Ragno, un film che raccoglie in sé tutti i difetti dei recenti cinecomic Marvel, e la grande interpretazione di Michael Keaton non basta a salvare il risultato.

Dopo essere stato uno dei pochi a salvarsi nel deludente “Captain America: Civil War”, Tom Holland torna a vestire i panni dell’Uomo Ragno in un film tutto suo.

Spider-Man: Homecoming comincia ripercorrendo brevemente la guerra civile con Steve Rogers ma tutto attraverso gli occhi, o meglio, il display, del cellulare di Peter Parker.
Un piccolo déjà-vu interessante per trasportarci alla nuova storia.
Peter torna a New York, e con la benedizione di Tony Stark riceve una tuta moderna accessoriata.
Iron-Man gli dà carta bianca, l’importante è che ne faccia buon uso.
Così l’esuberante liceale comincia a vegliare sulla città, senza ottenere però grandi risultati e notorietà, finché non cominciano ad apparire degli strani individui dotati di armi iper-tecnologiche.
Sono la banda di Adrian Toomes, che per vendicarsi dello Shield ha deciso di rubargli continuamente armi e tecnologie aliene sopravvissute alla guerra con Loki nella Grande Mela.
Un nemico pericoloso, a cui Peter deve stare lontano, ordine di mister tuta-di-latta.
Ma questo coraggioso e allo stesso tempo inesperto ragazzo saprà resistere alla tentazione di non aiutare la sua città?

Spider-Man: Homecoming è un lungometraggio ancor più segnato dallo stile scanzonato della Marvel che con la Disney ha raggiunto spesso e volentieri troppi eccessi, e quindi in lui si vedono molte più ombre che luci.
Partiamo però dalle note positive.

A differenza dei Classici Disney d’animazione, la Marvel perlomeno mantiene una grande base di doppiatori che riescono a rendere giustizia alle voci originali.
Oltre ad Angelo Maggi, una sicurezza per Iron-Man, e la conferma di Alex Polidori per Tom Holland dopo averlo cominciato a doppiare in “Heart of the Sea”, è decisamente importante la conferma di Luca Biagini per Michael Keaton, dato che lo doppia fin dai tempi di Batman di Tim Burton.
Seconda nota positiva è proprio l’attore candidato all’Oscar 2015.

I film su Spider-Man hanno visto alternarsi buoni, ottimi e non convincenti villain.
Buono il Goblin di Willem Defoe, ottimo il Dottor Octopus di Alfred Molina, pessimi Venom e l’Uomo Sabbia in Spider-Man 3, al pari di Lizard ed Electro nella saga The Amazing Spider-Man, che ha invece visto il miglior Goblin con Dane DeHaan.
L’Avvoltoio di Keaton si dimostra fin da subito un cattivo di enorme spessore che, ironia della sorte, assomiglia tanto a Birdman, personaggio di Iñárritu che ha conquistato l’Academy proprio denigrando i cinecomic.
La scelta di Keaton, del resto, per quel ruolo, sembrava ideale, soprattutto per l’attore nato a Coraopolis, desideroso di scrollarsi di dosso il costume di Batman che tanto (forse troppo) lo ha reso famoso.
Ma a quanto pare, nel giro di tre anni, le cose cambiano… ma non deve preoccuparsi più di tanto di essere considerato un incoerente, visto che, come già detto, la sua interpretazione è risultata ipnotica e convincente, anche se da sola non basta a salvare il film.

Non che il film andrà male, probabilmente, come gran parte dei cinecomic Marvel/Disney, sarà un successo al botteghino. Non solo grazie ai fan inossidabili di essa, ma stavolta anche agli adolescenti.
L’Uomo Ragno, del resto, è sempre stato il supereroe più famoso della casa di Stan Lee, e stavolta hanno scelto l’attore più attinente in quanto ad età rispetto all’originale fumettistico.

I problemi non derivano solo dall’enorme quantità di battutine ridicole e scontate ma anche dal fatto che Tom Holland risulta essere molto meno profondo rispetto a Tobey Maguire ed Andrew Garfield. I grandi tormenti interiori, le paure delle prime missioni, le delusioni amorose, la ribellione al bullismo vengono a malapena o per niente mostrati.
Sembra più una copia giovanissima di Iron-Man, senza i suoi soldi ma con una tuta altamente tecnologica. Si spera che dal prossimo cambi rotta, perché se a Tony Stark ci sono voluti tre film per diventare insopportabile, a questo Spider-Man forse non sarà dato tutto questo tempo…

Spider-Man: Homecoming poi è un film che non farà altro che dare ragione a coloro che si lamentano del troppo “politically correct” nei film di oggi.
Flash Thompson, storico rivale liceale di Peter Parker, non solo non è un tipo alto e muscoloso come lo abbiamo sempre visto, ma non è biondo…
Si è scelto di puntare su Tony Revolori, grandissimo in “Grand Budapest Hotel”, ma evidentemente troppo diverso dal Flash dei fumetti e degli altri lungometraggi.

Ci sono collegamenti con gli altri Vendicatori, ma anche questi fanno tanto di sit-com, decisamente inutili per la trama del film, e due scene dopo i titoli di coda. Ma della seconda si può tranquillamente fare a meno…

Spider-Man: Homecoming sarà presente nelle sale Italiane a partire da giovedì 6 luglio 2017.

Valerio Brandi

 

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