Star Trek Beyond: omaggio galattico a Nimoy

Recensione del terzo capitolo del reboot cinematografico nato nel 2009 e ora affidato alla regia di Justin Lin.

Mezzo secolo di vita, con sei serie televisive e tredici lungometraggi all’attivo.
La storia di Star Trek è lunga ed elaborata grazie al genio di Gene Roddenberry, ogni generazione ha avuto la possibilità di assistere in contemporanea o quasi alle tante e variegate avventure dell’Enterprise.
E per chi non ha avuto il tempo di vedere per la prima volta episodi o film lontani dalla sua generazione, come il sottoscritto, ha potuto conoscere questo mondo fantascientifico non solo grazie ai Simpson, Futurama o a Big Bang Theory, ma anche e soprattutto al reboot cinematografico iniziato nel 2009.
Primi due capitoli affidati a J. J. Abrams, ma ora che è passato alla storica e galattica rivale Star Wars, la palla passa a Justin Lin, regista di quattro capitoli della saga di Fast & Furious.
Riuscirà ad eguagliare o superare il buon successo dei primi due film?

L’inizio non è affatto negativo, Star Trek Beyond nell’ultimo week-end ha già ottenuto il primo posto sia nel Box Office Americano che in quello Italiano, superando il nuovo Tarzan di David Yates.
Se è solo un fuoco di paglia o avrà continuità lo dirà solo il tempo, intanto cominciamo ad inquadrarlo.

Dopo tre anni di viaggio, la nave Enterprise giunge alla stazione Yorktown. Una semplice tappa di riposo, ma i destini di molti sembrano cambiare.
Grazie al suo periodo di militanza nello spazio, il Capitano James T. Kirk ha la possibilità di diventare ammiraglio. Ruolo prestigioso, ma significherebbe dire addio ai suoi viaggi di esplorazione nell’universo.
Situazione simile anche per il secondo uomo più importante dell’equipaggio.
Il giovane Spock riceve una brutta notizia: è morto. O meglio, non lui, ma il suo vecchio io venuto dal futuro.
In quel momento più di una parte di sé, in buona parte letteralmente, è morta, e ora si sente davvero in dovere di aiutare il suo popolo Vulcaniano a rinascere.
Ma purtroppo non c’è troppo tempo per pensare al futuro, almeno non subito: una richiesta di soccorso è arrivata da una inesplorata nebulosa, e l’Enterprise non può tirarsi indietro.
Naturalmente, come era ben prevedibile, si tratta di una trappola, e l’equipaggio si ritrova in pericolo in un pianeta inesplorato, braccato da un misterioso nemico, l’alieno Krall, che ce l’ha a morte con la Federazione. Separati gli uni dagli altri, dovranno tirare fuori il meglio di sé per salvare la situazione.

Cosa ha di diverso Star Trek Beyond rispetto ai primi due capitoli?
Innanzitutto è, purtroppo, il film degli omaggi.
Il leggendario Leonard Nimoy, protagonista della primissima serie ma anche nei film di Abrams nel ruolo di Spock proveniente dal futuro, è morto qualche mese prima delle riprese di questo film.
Justin Lin e il suo team non potevano non ricordarlo solamente con una scritta alla fine del film, e perciò, oltre ad affidarsi a una foto d’epoca che ritrae tutto il cast originale, hanno usato la bravura di Zachary Quinto, il nuovo Vulcaniano approvato anche da Sheldon Cooper.
Le sue parole ricordano Nimoy e fanno riflettere lo spettatore sul significato della vita, sulla paura di morire, che alla fine è la vera cosa che ci permette di sopravvivere.
Discorso diverso per Anton Yelchin, convincente moderno Pavel Chekov e scomparso prematuramente un mese prima dell’uscita al cinema del film. Per lui una citazione dopo i titoli di coda, e la notizia che il suo personaggio non sarà sostituito nel già programmato quarto capitolo del reboot. Sarà dunque interessante vedere nel 2019 come sarà spiegata, e soprattutto onorata, la sua scomparsa.

Avendo diretto, come accennato all’inizio, quattro film di Fast & Furious, Justin Lin riesce a trasmettere un ottimo ritmo a Star Trek Beyond, con le scene delle astronavi di Krall che si muovono come uno sciame d’api sugli scudi. Molto adrenalinica la sequenza in cui Chris Pine scorrazza in moto tra le rovine della base nemica (difficile non vedere un rimando a Jurassic World) mentre tra i volti nuovi abbiamo Sofia Boutella nel ruolo dell’aliena umanoide Jaylah, un personaggio che ricorda un po’ Rey di Star Wars VII.
Idris Elba invece parte un po’ lentamente ma poi si prende senza dubbio gli applausi grazie alla sua interpretazione finale per niente scontata.
Conferme anche per Simon Pegg e Karl Urban, i cui alter ego Scotty e McCoy assumono una importanza ancor più maggiore rispetto al recente passato, e allo stesso tempo vi sono gradite conferme dal doppiaggio, dove la bravura di Davide Perino e Gianfranco Miranda nel prestare la voce a Checkov e Sulu si è vista fin dal 2009.

Star Trek Beyond è presente nelle migliori sale italiane da giovedì 21 luglio 2016.

Valerio Brandi

 

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