Sul vulcano: Pannone racconta l’inferno ai piedi del Vesuvio

Un viaggio sulle pendici del Vesuvio, nella zona rossa, tra le case sulle sponde del vulcano

“Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore” cantava Francesco De gregori ne La levata calcistica del ‘68. Nel cinema come nella vita si potrebbe dire il contrario perchè è proprio nei dettagli che si coglie il senso di ciò che vediamo o che viviamo.

Sul vulcano: già dal titolo il documentario di Gianfranco Pannone sembra più un saggio che un film. Il regista ci porta sulle pendici del Vesuvio, ci mostra la zona rossa, il vespaio di case che brulicano sulle sponde del vulcano e ci fa ascoltare le voci del popolo che qui vive, mischiandole con le parole dei grandi autori che sul Vesuvio hanno scritto. Un’operazione che par alcuni aspetti ricorda Sacro Gra senza, però, mantenere la crudezza e la ruvidità delle immagini del documentario di Rosi. Eppure Gianfranco Pannone aveva cucito insieme una serie di punti in grado di comporre un quadro dai colori vividi e intensi. Il Vesuvio, la zona rossa, il rosso del magma, del sangue di San Gennaro che ogni anno compie il miracolo, dell’inferno provocato da un’eventuale eruzione del vulcano e dell’inferno che gli abitanti di questa zona vivono ogni giorno per la paura non tanto del Vesuvio, ma di non avere da mangiare, perché non hanno lavoro, non hanno soldi, non hanno futuro. Gli ingredienti per un documentario di livello c’erano tutti e Pannone aveva fatto anche una scelta ardita, ma azzeccata: parlare di una realtà mostrandone un’altra. Il regista era partito dalla precarietà delle vite ai piedi del Vesuvio per raccontare la precarietà di un popolo ai piedi della crisi, la condizione del popolo italiano abituato, ormai, a vivere in una valle infernale come quella della zona rossa, in un Paese dove la catastrofe della disoccupazione travolge come lava tutti coloro che incontra, giovani, anziani e gente di mezza età, nessuno escluso.

Proprio per la bontà dell’intuizione narrativa dispiace che il documentario di Pannone si risolva in un susseguirsi di immagini da cartolina, pescate dagli archivi dell’Istituto Luce, e in una miscela di volti veri dal sapore di naftalina, imballati come sono in scene prive di naturalezza. Sul vulcano finisce così per essere un collage di immagni che sviliscono la grandezza del genio napoletano. Pannone non riesce a restituire la voglia e la fame di vivere degli italiani, che pure coglie a pieno, la vitalità di un popolo che si arrangia come può e se non riesce a distruggere l’Inferno, allora, sceglie di abitarlo.

Flaminia Chizzola

 

You must be logged in to post a comment Login