Teenage Mutant Ninja Turtles per i 30 anni di Donatello & co

La recensione in anteprima dell’atteso reboot di Jonathan Liebesman e Michael Bay

Jonathan Liebesman regista, e soprattutto Michael Bay produttore: e fu così che le tartarughe ninja approdarono nella New York del terzo millennio.
La coppia regina degli effetti speciali trasforma completamente, dal punto di vista estetico e grafico, i personaggi principali del fumetto di Kevin Eastman e Peter Laird: al posto delle quattro tartarughe, impersonate da quattro attori con costumi in lattice nei film degli anni ’90, e molti simili a quelle dei fumetti e della fortunata serie animata, ritroviamo quattro testuggini alte più di un metro e ottanta, e muscolose come i protagonisti di mister Olympia.
Non solo, gli effetti speciali colpiscono anche Splinter, più piccolo, giovane e più orientale a quello che conosciamo, e soprattutto Shredder, rivestito di un’armatura completamente modernizzata.

A prima vista, dunque, questo reboot sembra già scritto in partenza: film che punta tutto sugli effetti speciali, sulla motion capture, senza badare in alcun modo alla trama.
La storia di questa nuova avventura è qualcosa di già visto, ma si tratta pur sempre di un film su supereroi.
Però il film di Liebsman ritrova lo stile cupo e le ambientazioni scure della grande mela, tanto care al fumetto originale, ma molto poco presenti nei cartoni animati, e nei film successivi al capolavoro di Steve Barron del 1990. Le Teenage Mutant Ninja Turtles sono dei giustizieri mascherati, che operano nell’ombra, perché il mondo non è ancora pronto a conoscerle. Almeno era questo ciò che pensavano i loro creatori, finché non hanno deciso di portarle più alla luce del pubblico, puntando più sul comico rispetto al tetro.
Un po’ come è successo a Batman con Adam West, finché non ci ha pensato Nolan a ridare al Cavaliere Oscuro il suo volto, e la sua ambientazione originale. Elementi comici che comunque non mancano, soprattutto grazie a Michelangelo, ai riferimenti alla cultura moderna, e naturalmente alla pizza.

In più c’è Megan Fox, un altro elemento piacevole per gli occhi introdotto da Liebesman, senza però dover ricorrere agli effetti speciali. L’attrice di Oak Ridge, nei panni di April O’Neil, non ha la stoffa di Judith Hoag, ma dà comunque il suo contributo. Così come buono è l’apporto dato da William Fichtner, Whoopi Goldberg, Will Arnett e Minae Noji, quest’ultima nel ruolo di Karai, braccio destro di Shredder che sostituisce il personaggio di Tatsu, personaggio poco conosciuto ma molto ben riuscito.

In America il film ha subito avuto grande successo e si sta già preparando il sequel, previsto per il 2016. Tempo sufficiente per fare un altro film di questo calibro, magari inserendo altri villains, e altri amici dei più simpatici abitanti delle fogne newyorkesi.

In sala da giovedì 18 settembre.

Valerio Brandi

 

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