“The Imitation Game”: siamo uomini o macchine?

Un grande Benedict Cumberbatch racconta la storia di Alan Turing, il padre dell’informatica, risolutore della II° Guerra Mondiale, e martire dell’omofobia

Chi era Alan Turing? Molti al suo nome associano subito la famosa Macchina, che viene fatta studiare soprattutto all’università, anche in corsi di studi come quello di Scienze della comunicazione, che a prima vista non ha nulla a che fare con qualcosa di così matematico.
Se te la fanno studiare un motivo c’è: è attraverso quella macchina e il lavoro di quell’uomo che oggi noi possiamo godere del computer, il principale mezzo di comunicazione da quando è stato inventato.

Ma, Alan Turing è stato mai ringraziato per tutto questo? Oggi si, ma all’epoca no.
La sua storia è una delle più complesse, e allo stesso tempo più sconosciute del 1900. La diversità è ciò che distingue l’uomo da una macchina, ma l’umanità continua ad aver paura dei diversi, e a combatterli.
Alan Turing è stato fin dalla nascita un diverso, per il suo genio matematico, che lo ha costretto fin da giovane a vivere come un reietto, perché chi gli stava incontro era spaventato dal suo diverso modo di pensare e agire.
Grazie al sostegno del suo unico amico, che gli ha fatto scoprire l’arte della criptografia, ha tenuto duro. Poi, il suo talento lo ha portato a far parte di quello che può essere definito “il progetto Manhattan Britannico”. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, l’MI6, l’agenzia di spionaggio di Sua Maestà, scopre l’esistenza di Enigma, una macchina di comunicazione nazista in grado di mandare messaggi criptati per definire le operazioni di guerra. Decifrarli significherebbe anticipare il nemico sul tempo, e vincere così la guerra. Ma i codici sono molto difficili da decifrare, Enigma ha 159 milioni di milioni di milioni di configurazioni possibili, e ogni giorno cambiano. Servono i migliori cervelloni del Paese, e Alan Turing è uno di questi, insieme a Hugh Alexander, John Cairncross, Jack Good e Peter Hilton.
Da soli, però, non bastano, c’è bisogno di altro. Turing sa cosa fare, ma l’ammiraglio Alastair Denniston, oltre a non apprezzare la sua volontà a lavorare da solo, non accetta il progetto di Christopher (conosciuta nella realtà come Bomba), una macchina in grado di decifrare in maniera molto più veloce i codici nazisti. Ci è voluto l’intervento nientemeno di Winston Churchill.

Il politico nato a Woodstock anche quella volta ha visto giusto, e dando carta bianca a Turing cambiò in meglio le sorti della guerra, molto più di quanto sia riuscita a fare la bomba atomica sul Giappone.
L’inserimento nel team di una giovane e brillante donna (riuscendo dunque anche a ribellarsi all’allora molto forte maschilismo nei confronti delle donne lavoratrici) come Joan Clarke, e il perfezionamento di Christopher, portarono a una svolta decisiva nella vittoria Alleata contro la Germania Nazista.
Sei eroi invisibili, almeno per 50 anni, finché le autorità inglesi non raccontarono la vicenda, eliminando il segreto di Stato su di essa.

E Turing? Non solo non è stato ringraziato, ma ha pagato per quello che era: un ateo omosessuale.

L’Inghilterra è sempre stata una Nazione molto più avanti rispetto ad altri Paesi nello sviluppo della democrazia, ma ha commesso comunque degli errori. Uno di questi era la condanna dell’omosessualità.
E Turing, una volta scoperta la sua natura, ha pagato il prezzo più alto: la sua vita.
Un errore tardivamente riconosciuto (solo nel 2013 la Regina Elisabetta II gli ha concesso la grazia postuma) a cui la società inglese sta cercando di rimediare, come con l’istituzione del matrimonio gay.

The Imitation Game è un film che si candida di diritto ai prossimi Premi Oscar. Non solo perché ha raccontato la vita di Turing come prima nessuno aveva mai fatto (prima di oggi solo un piccolo film per la tv come Breaking the Code del 1996) ma per la scelta di Benedict Cumberbatch come protagonista.
L’attore nato a Londra non solo ha rappresentato al meglio la dura vita del matematico, ma gode del fatto di essere un idolo delle nuove generazioni, per la serie tv Sherlock, per i nuovi film su Star Trek, e il doppiaggio di Smaug ne Lo Hobbit.

Molti giovani, soprattutto ragazze, andranno a vedere il film solo sapendo che c’è lui, e se fino ad oggi non hanno mai sentito parlare di Turing, questo film sarà l’occasione migliore per loro di conoscere questa storia, e magari di cambiare la loro visione sull’omosessualità.
Molto bravo anche Charles Dance nel ruolo di Denniston, che si conferma sempre più adatto al ruolo di “uomini alla Tywin Lannister”: duri, severi, ma anche saggi.
Così come non si può non considerare il contributo dell’attrice candidata all’Oscar Keira Knightley, la perfetta donna d’altri tempi in un mondo ancora molto all’antica.

The Imitation Game sarà presente nelle sale italiane a partire dall’ 1 gennaio 2015.

Valerio Brandi

 

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