The War: Il pianeta delle scimmie chiude alla grande

Recensione dell’ultimo capitolo del reboot della pentalogia originale cominciata nel 1968, con Reeves capace, come Wyatt nel primo, di creare una storia nuova e vecchia allo stesso tempo.

La prima trilogia del Pianeta delle scimmie si è conclusa, e nel migliore dei modi per giunta.

Il romanzo datato 1963 di Pierre Boulle ha visto finora ben nove film, ma solo quattro di essi hanno davvero convinto, almeno dal punto di vista cinematografico. Questa recensione è dunque l’occasione migliore per rivivere e analizzare questo universo, e quindi, se non avete mai guardato i precedenti lungometraggio questo articolo potrebbe risultare decisamente spoiler.

Planet of the Apes” di Tim Burton è decisamente l’opera che più si avvicina alla storia originale, ma il cinema ci ha spesso insegnato che questo non è fondamentale. E infatti questo lungometraggio non è rimasto negli annali, se non per i camei di Charlton Heston e Linda Harrison.
Loro sono stati protagonisti nel 1968, il primo e indimenticabile film sul pianeta delle scimmie pieno di spunti di riflessione, come il ribaltamento dei ruoli tra umani e animali, l’incompatibilità tra fede e scienza, e i pericoli del nucleare.
Capolavoro in parte rovinato dai successivi quattro film. Non perché sono risultati orribili, la qualità complessiva era comunque buona, ma il voler decretare la fine del genere umano intelligente non soltanto per via di guerre nucleari, ma soprattutto per un viaggio del tempo degli scimpanzé Zira e Cornelius che, con il loro figlio Cesare, hanno dato via alla rivolta dei primati, ha dunque contraddetto le mitiche parole di Charlton Heston di fronte ai ruderi della statua della libertà.

«Voi uomini l’avete distrutta! Maledetti, maledetti per l’eternità, tutti!»

 

Parlare di viaggi del tempo è sempre affascinante ma al tempo stesso troppo complicato oltre che irrazionale, così ecco che questo reboot, prima con Rupert Wyatt e poi con Matt Reeves ha deciso di prendere una strada diversa, o meglio, basarsi quasi totalmente sul 1968 raccogliendo alcuni piccoli frammenti dalle restanti parti della pentalogia originale.

Cesare, infatti, è un personaggio che conosciamo nel 1972 con “Conquest of the Planet of the Apes”, ma nel 2011, con “L’alba del pianeta delle scimmie”, non è il figlio di due scimpanzé intelligenti arrivato nel presente grazie a un viaggio del tempo, ma una scimmia normalissima resa super intelligente grazie all’ALZ-112, la medicina sperimentale di Will Rodman (James Franco) ideata per curare l’Alzheimer.
Esperimento che ha successo… per Cesare. Il virus lo ha reso intelligente, capace anche di parlare come gli umani, che invece stanno pian piano morendo per colpa di esso.

Dieci anni dopo, in “Apes Revolution”, assistiamo a un’umanità decimata e costretta a vivere nelle rovine delle grandi metropoli, mentre le scimmie dominano le foreste, aumentando di forza ed intelligenza.
Il cambio di regia da Wyatt a Reeves non sembrava del tutto convincente.
Con il secondo capitolo abbiamo visto tanta azione ed effetti speciali, ma ben pochi contenuti.

La trama del film sembrava ricordare i vecchi western anni ’50, in particolare “L’amante indiana” con James Stewart e Jeff Chandler, quasi del tutto identico in alcune scene, solo che invece dei nativi americani avevamo scimmie intelligenti.
Non da dimenticare, dunque, ma povero di contenuti, forse per prepararsi a un gran finale. E così è stato.

The War – Il pianeta delle scimmie” comincia con una battaglia tra scimmie ed umani. Quest’ultimi, oltre ad aver recuperato le forze riunendo una parte del disperso esercito americano, si fanno aiutare da scimmie chiamate appositamente “asini”, come le guide indiane al fianco della cavalleria americana. Di nuovo western scimmiesco? No, Apocalypse Now!

Con un riuscito blitz, alcuni killer riescono a penetrare nel rifugio segreto di Cesare, e ad uccidere sua moglie Cornelia e il suo primogenito Occhi Blu. Desideroso di vendetta, con il suo fidato gruppo di amici si mette alla ricerca del colpevole, conosciuto come “il Colonello” (Woody Harrelson), un militare spietato e sanguinario che nel frattempo ha catturato tutte le genti di Cesare. Riusciranno a sconfiggerlo e a salvare i primati dall’annientamento?

Matt Reeves si sarà per forza ispirato al capolavoro di Francis Ford Coppola sopra citato, perché Harrelson ricorda perfettamente Marlon Brando (e anche Mussolini) oltre a venire decisamente citato in una scritta dei sotterranei seppur con un abile e geniale gioco di parole. Troviamo anche riferimenti a “La grande fuga” e “La carica dei 101”, e anche al Signore degli Anelli (anche se non è Andy Serkis, Steve Zahn interpretando la “scimmia cattiva” assomiglia molto di più a Gollum, ma anche a Consuela dei Griffin).

Oltre a loro, “War for the Planet of the Apes” finalmente chiude un cerchio cominciato proprio nel 1968, raccontando la genesi del pianeta delle scimmie nella maniera più razionale possibile per un film di fantascienza, e offrendo allo spettatore molti meno effetti speciali ma decisamente più contenuti e momenti intensi e di commozione.

Un finale perfetto! Presente nelle sale italiane a partire da giovedì 13 luglio 2017.

Valerio Brandi

 

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