TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA

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Torna a teatro la commedia portata sul grande schermo nel 1967 da Luciano Salce.

Parte il 14 dicembre al Teatro Coccia di Novara la tournée teatrale di Ti ho sposato per allegria, la commedia di Natalia Ginzburg resa celebre dalla trasposizione cinematografica di Luciano Salce. Se a impersonare la coppia di neosposi nella pellicola di Salce del 1967 erano Monica Vitti e Giorgio Albertazzi, nello spettacolo prodotto dalla Erretiteatro30 di Roberto Toni e diretto da Piero Maccarinelli a vestire i panni di Giuliana e Pietro saranno Chiara Francini ed Emanuele Salce, figlio di Luciano. «E’ stato un caso, una coincidenza» ci dice Salce quando gli chiediamo com’è nata la sua partecipazione a un progetto che riguarda proprio una commedia diretta dal padre. «E’ stata una coincidenza, ma fin da subito sono stato contento di essere parte di questo progetto». Ti ho sposato per allegria racconta di una coppia di giovani che si sono conosciuti da un mese e sono convolati a nozze da una settimana. Una coppia atipica, formata da un equilibrato libero professionista e da una giovane al tempo stesso fragile e svampita, impulsiva e profonda; una coppia che deve confrontarsi/affacciarsi a un mondo che attribuisce ad amore, matrimonio, legami determinate e rigide caratteristiche. «Quello di Pietro è un personaggio nuovo per me. Diverso dai ruoli di cattivo o pomposo con cui spesso mi cimento a teatro. Un personaggio attraverso il quale ho la possibilità di fare ciò che mi piace fare: esplorare nuovi mondi». Un’esplorazione che per Salce non si svolge solo nell’ambito attoriale, ma anche in quello registico e autoriale. «Non mi definisco né attore né regista: sono un essere umano ed è questo che cerco di essere al meglio delle mie possibilità sia quando recito sia quando dirigo sia quando vivo». Emanuele Salce è un artista poliedrico come suo padre. «Lui faceva ogni cosa sul serio, pur essendo una persona che non si prendeva mai troppo sul serio, che sapeva dare il giusto valore alle cose. Dietro alle sue regie teatrali, ai suoi programmi televisivi, radiofoici, dietro ai suoi film di maggiore impegno o alle cmmedie scollacciate, c’era sempre uno studio, una ricerca. Oggi, invece, tutti fanno tutto, sono diventati tutti tuttologi. Oggi fai un rutto e sei popolare, ma alla fine duri il tempo di un rutto». La commedia della Ginzburg − come le opere di Luciano Salce – fanno, ormai, parte del nostro bagaglio culturale, un bagaglio che, mai come in questo caso, non è una zavorra, ma una risorsa, un arricchimento che, anche grazie a iniziative come la tournée teatrale di Ti ho sposato per allegria, abbiamo l’occasione di apprezzare e così di esplorare.

Flaminia Chizzola

 

 

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