“Transeuropae Hotel”. Un viaggio in ricordo del maestro Darcy do Jongo.

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“Transeuropae Hotel” è il film, opera prima del musicista e regista Luigi Cinque, vincitore del Rome Independent Film Festival 2013.
Il film, girato tra Rio de Janeiro, Salvador de Bahia e la Sicilia (terra d’origine del regista), inizia con l’arrivo di alcuni musicisti presso un albergo di Trapani, il “Transeuropae Hotel”. Mentre il gruppo è impegnato con le prove della loro imminente tournée, si presentano in albergo due donne provenienti dalle favelas di Rio, che li informano che Darcy do Jongo, un musicista loro amico che tutti davano ormai per morto, in realtà è solo misteriosamente scomparso. Dopo aver ascoltato il loro racconto Luigi (il direttore dell’orchestra, interpretato dallo stesso regista) e Pippo (un attore) decidono di tornare con loro a Rio alla ricerca di Darcy. Nella capitale brasiliana i protagonisti del film scopriranno che il musicista, entrato in contrasto con un narcotrafficante delle favelas, è stato imprigionato da uno stregone candomblè in una dimensione parallela, e cercheranno il modo di richiamarlo tra di loro.

“Transeuropae Hotel” è un film che ha come protagonista la musica e che si avvale di un cast internazionale di strumentisti, a cui in pratica è affidato il ruolo di interpretare semplicemente se stessi; tra di essi ricordiamo Badara Seck, Patrizio Fariselli, Antonello Salis, Alexander Bălănescu, Gianluigi Trovesi e Petra Magoni. Il cast dei musicisti è affiancato da quello degli attori veri e propri, di cui fanno parte Pippo Delbono, Peppe Servillo, Marina Rocco e Keuri Poliane.

Nel film le esecuzioni dei musicisti rimasti a Trapani per le prove della tournée si alternano a quelle degli strumentisti brasiliani (impegnati nei ritmi del samba e del jongo) in cui s’imbattono Pippo e Luigi nella loro ricerca di Darcy. Oltre a queste esecuzioni “live” vengono proposte, in vari momenti della pellicola, anche le registrazioni video di alcuni concerti precedenti, tenuti dagli stessi musicisti che si trovano in albergo.

“Transeuropae Hotel” è dedicato alla memoria del maestro Darcy do Jongo (1932-2001), famoso percussionista brasiliano, noto anche in Europa e negli Stati Uniti (dove arrivò ad esibirsi persino con il grande trombettista Dizzy Gillspie). Fondatore del “Grupo Jongo de Serrinha”, il suo lavoro contribuì alla diffusione del jongo e dei ritmi afrobrasiliani anche al di fuori dei confini del Brasile; la sua opera portò all’istituzione del “Grupo Cultural Jongo da Serrinha”, dove centinaia di bambini delle favelas di Rio ancora oggi studiano il jongo, venendo sottratti alla vita di strada e a un probabile destino segnato nelle organizzazioni criminali legate al narcotraffico. Scomparso nel 2001, dopo circa un anno e mezzo divenne impossibile ritrovarne la lapide, e iniziò a crearsi un’aurea di mistero intorno alla sua morte (in realtà, non riconoscendo alla sua attività in vita il giusto merito, le sue ossa erano state semplicemente trasferite in una fossa comune). Luigi Cinque, che ha conosciuto Darcy do Jongo avendo anche potuto suonare con lui, nel film gioca sull’ambiguità di questa sparizione, immaginando che il maestro non sia mai morto davvero. Il senso della pellicola potrebbe dunque essere riassunto da queste parole: un musicista non muore mai, finché la sua musica resta a ricordarcelo.
Il film di Cinque non è tuttavia assolutamente un’opera di facile lettura; la sceneggiatura del film, di per sé non particolarmente complessa, perde spesso di linearità e chiarezza espositiva, cercando inoltre di affrontare contemporaneamente troppe tematiche diverse. Innanzitutto quella sociale, con il dramma delle favelas brasiliane, descritte da una serie di immagini che mettono in risalto lo stato di degrado e la violenza che imperversa in questi quartieri, collocati a ridosso dei moderni edifici in cemento delle zone più ricche di Rio. Nel film gli abitanti delle favelas appaiono accumunati da un profondo senso di solidarietà, testimoniato dal rifiuto di adoperare lo stesso termine “favelas” (comunemente usato solo in modo dispregiativo, per indicare lo stato di miseria e di degrado delle baraccopoli), sostituito con quello di “comunidades”.
La pellicola affronta poi il tema del rapporto tra scienza e magia, lasciando spazio alle riflessioni di Giuseppe Vitiello, professore di fisica teorica e ricercatore di fisica quantistica presso l’università di Salerno; all’attore Pippo Delbono vengono infine affidate delle considerazioni a “carattere poetico-filosofico”, che terminano con una citazione di Nietzsche a conclusione del film.
Guardando la pellicola si può percepire una scelta accurata delle musiche che ne costituiscono l’ossatura portante e un’altrettanto accurata scelta delle inquadrature paesaggistiche (splendide, ad esempio, quelle relative alle saline di Trapani). Un analogo discorso di selezione e rifinitura sembra però mancare completamente per quanto riguarda la sceneggiatura. Luigi Cinque ha dichiarato apertamente di aver voluto privilegiare nel film il racconto dell’esperienza reale dei protagonisti, non cercando di organizzare i loro dialoghi tramite un rigido copione, ma solo mediante un semplice canovaccio. Questa scelta penalizza marcatamente il film che rimane intrappolato in una narrazione spezzata e frammentaria che, almeno ad avviso di chi scrive, lo confina in una dimensione di “semi-documentario”, destinandolo a non convincere facilmente la maggior parte degli spettatori in sala.

Luisa Tumino

 

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