Un francais, l’odio cieco di una generazione di ignoranti

Non del tutto convincente la seconda opera di Diasteme.

Scritto e diretto da Diasteme, al suo secondo lungometraggio, dopo Le bruit des gens autour del 2008, Un francais è un film ispirato a fatti realmente accaduti, che ripercorre, lungo un periodo di tempo di circa trent’anni, gli ultimi tre decenni, la storia del difficilissimo e controverso rapporto tra un giovane francese dalla testa rasata e il rispetto della vita e dell’essere umano.
Nonostante sia un’opera nella quale si possono riconoscere dei difetti piuttosto importanti, il lavoro di Diasteme ha un valore non indifferente, sia per quanto riguarda l’energia e la tensione costantemente presenti, che mantengono viva l’attenzione dello spettatore per tutta la durata del film, sia soprattutto grazie all’ottima interpretazione del suo protagonista, affidata al giovane Alban Lenoir, vero e proprio nucleo vitale dell’intero racconto, e detentore di una mimica particolarmente intensa e incisiva, capace di esprimere in modo estremamente efficace, una molteplice varietà di sfumature espressive, che gli consentono di colmare almeno in parte le lacune presenti nella sceneggiatura.
La tematica trattata è quanto mai attuale, sebbene lo sfondo sia quello francese, non si può certo dire che sia rappresentata una materia di cui siamo digiuni, trattandosi di razzismo, immigrazione, intolleranza.
Il regista ritrae in modo abbastanza brutale, soprattutto nella prima parte, uno spaccato oscuro della società francese, che purtroppo, se non fosse per la lingua parlata e per i luoghi ripresi, potrebbe tranquillamente essere ambientato in un altro paese europeo, Italia in testa.
Una buia finestra su una realtà violentissima nella quale è assolutamente legittimo, ovviamente per chi ne è protagonista attivo, girare con una mannaia con la quale minacciare chiunque venga percepito diverso, “negro”, “arabo” o” frocio” che sia, umiliare qualcuno al grido di “Ici, c’est chez nois!”confrontarsi a colpi di spranga o spararsi in faccia solo per affermare la propria diversità, o dare da bere soda caustica a una povera “scimmia” raccolta dalla strada, fino a ucciderla.
Una realtà aberrante che viene sbattuta in faccia lo spettatore, reso partecipe della facilità con la quale si possa sviluppare una furia indicibile, che genera altrettanta violenza e capacità di annullare qualsiasi forma di empatia e di coscienza che ci si trovi davanti a un essere umano.
E ciò che è più agghiacciante è il prendere coscienza, più di quanto già non vi sia, che queste prerogative, questa capacità di infliggere dolore senza scrupolo alcuno, può appartenere a un individuo che nella stessa vita prova dei sentimenti, è capace di amare una madre, una donna, un figlio, di voler bene a un amico, di piangere, di avere paura.
Veramente notevole la capacità di Lenoir di far convivere nello stesso personaggio vissuti come la rabbia furiosa, i muscoli del viso che si muovono quasi come fosse un cane rabbioso, e stati d’animo di natura totalmente diversa; lo stesso volto, in una scena in particolare, nell’arco di pochi minuti, passa dall’ostilità più sprezzante, allo scherno, alla vergogna e infine al panico.
Panico che è la manifestazione del primo barlume di coscienza che emerge in una mente fino a quel momento totalmente obnubilata dalla rabbia e dall’odio.
Non è sufficientemente sviluppata l’evoluzione del personaggio, nel senso che non è chiaro, né come si sia instillato l’odio o l’ignoranza che ne hanno fatto un violento giovane mostro, né se e quando ci sia stata l’acquisizione di consapevolezza che gli consente di fare i cambiamenti nel comportamento e nei suoi atteggiamenti, che sembrano invece manifestarsi quasi da un momento all’altro in un passaggio forse eccessivamente drastico, poco fluido.
Ed è un peccato, perché è tanto carente la strutturazione del suo percorso di evoluzione, la scrittura del personaggio e della sua storia, quanto è efficace la mimica di Lenoir nell’esprimerlo.

Il film ha suscitato qualche polemica, in occasione della sua uscita, nel mese di Giugno del 2015 ,quando alcune anteprime sono state annullate e il numero di copie ridotte, per il timore che ci fossero degli attacchi o delle rivendicazioni da parte di eventuali teppisti appartenenti a gruppi di estrema destra .

Riberta Girau

 

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