L’Arbitro.Un nuovo giovane regista di belle speranze

La trama del film viaggia su due binari apparentemente paralleli e destinati a non incontrasi. Da una parte la vita di un ambizioso arbitro di alto livello, che trova nella stretta osservanza del regolamento il modo migliore per svolgere la propria professione..
Dall’altra, il derby tra due piccole squadre di paese sarde fortemente rivali, che travalica la sua dimensione di evento sportivo ed arriva a condizionare la vita dei cittadini, assumendo quasi i contorni di una battaglia omerica.
L’ Arbitro è il film d’esordio sul grande schermo per Paolo Zucca, giovane regista sardo diplomato alla N.U.C.T. di Cinecittà, autore di numerosi documentari e cortometraggi di qualità.
Stilisticamente, il film è molto vario, presenta una mescolanza di stili che tuttavia non da fastidio, ma anzi riesce a narrare, di volta in volta, le diverse tematiche del film in modo opportuno. Le tematiche sono tante e varie: il regista ci parla della quotidianità dei piccoli paesi italiani, ci mostra le rivalità che diventano tanto più grandi a mano a mano che diminuiscono le dimensioni dei centri abitati che le coinvolgono, ci offre una critica verso la dilagante corruzione, e soprattutto, ci mostra uno spaccato molto interessante su un tema difficile e caro a molti celebri scrittori, tra cui non si può non citare un certo Daniel Pennac col suo Malaussène: la figura del capro espiatorio. L’ arbitro visto quindi come una sorta di personoficazione di una Autorità che viene odiata, insultata e considerata unica colpevole della sconfitta quando si dimostra avversa. L’ Arbitro assume per i giocatori lo stesso ruolo che ha il Fato nella contesa tra Achille e Ettore, quando lo stesso Zeus deve pesare su una bilancia i destini dei due eroi per sapere quale dei due sopravviverà al duello mortale. Altro fattore che contribuisce a rendere la figura arbitrale bersaglio perfetto su cui scaricare colpe e responsabilità in caso di sconfitta è il mancato obbligo di giustificazione delle decisioni prese, quasi mettendo i giocatori nella stessa situazione di Caronte che, stupito dalla presenza di Dante vivo e vegeto all’ Inferno, si sente rispondere da Virgilio che “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”.
Il film utilizza il bianco e nero, scelta stilistica che rende benissimo, con i suoi contrasti, il tema dello scontro, della diversità, della rivalità, il chiaro “o sei con me o contro di me” dei giocatori delle due squadre.
Il cast è tutto molto ben scelto e diretto, e annovera anche attori di chiara fama come Stefano Accorsi e Francesco Pannofino, e credo sia necessario fare un plauso a questi due attori per aver voluto partecipare e appoggiare un film a budget non elevatissimo confidando nella buona riuscita del progetto. Una scommessa vinta.
In definitiva quindi L’ Arbitro è un ottimo esordio alla regia, che consegna al cinema italiano un nuovo giovane regista di belle speranze.

Alessandro Vardanega

 

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