Violette Leduc – In Pursuit of Love: mezione speciale al Mix

Il film di Esther Hoffenberg vince la menzione speciale della giuria al Festival Mix di Milano

Si è conclusa lunedì scorso, la 28esima edizione del Mix, il festival di Milano dedicato al cinema LGBT, che ha portato in città una selezione di film provenienti dai circuiti festivalieri internazionali e dal panorama del cinema indipendente italiano. Il concorso, diviso in tre sezioni: lungometraggi, documentari e corti, ha visto il regista canadese Bruce LaBruce aggiudicarsi il premio Miglior film, diviso in ex equo tra Gerontophilia e Pierrot Lunaire, mentre il Miglior doc è andato a My Prairie Home di Chelsea McMullan. Due le menzioni speciali: Xenía del greco Panos H. Koutras e Violette Leduc – In Pursuit of Love di Esther Hoffenberg.

Violette Leduc – In Pursuit of Love, prodotto in Francia nel 2013 da Yael Fogiel, è un omaggio all’omonima scrittrice francese, vissuta a Parigi a cavallo tra il secondo dopo guerra e gli anni ’70. Violette Leduc è stata la prima donna a raccontare la sessualità lesbica e l’aborto, con uno stile personale, crudo e intimo allo stesso tempo. I suoi libri sono stati censurati per quasi trent’anni, fino al successo de La Bâtarde (1964), autobiografia erotica che ha rivoluzionato la letteratura del XX secolo. Protetta dall’intellettuale Simone Beauvior, che correggeva le sue bozze e l’aiutava nella ricerca degli editori, era apprezzata da autori come Jean Cocteau, J. Paul Sartre e Jean Genet. Figlia illegittima di una cameriera, Leduc è cresciuta all’ombra del rifiuto genitoriale, una sofferenza che ha trasformato in passione bruciante e liberato nei suoi versi, senza temere alcun giudizio differente dal proprio. In un’intervista ha dichiarato: «Se cominci a scrivere un’autobiografia, devi arrivare fino in fondo». Così in La Bâtarde la narrazione assume le forme di una confessione, in cui la scrittrice ripercorre il diario delle sue trasgressioni.

violetteHoffenberg opera per sottrazione, spoglia Leduc dal peso dello scandalo che da sempre l’ha accompagnata e per farlo raccoglie le testimonianze di chi l’aveva conosciuta, propone estratti dai suoi libri e ritorna nei luoghi a lei cari. Il risultato è un film poetico, un viaggio all’indietro nel tempo, in cui è la scrittrice stessa a raccontare le proprie memorie. La narrazione è accompagnata da spezzoni audio e video di repertorio, con cui il regista ricostruisce le tappe della vicenda letteraria di Leduc, dagli anni della censura al successo di La Bâtarde. Un percorso in salita tra difficoltà economiche e frustrazioni personali, segnato dall’amore incompiuto per l’amica Simone de Beauvoir, compagna di J. Paul Sartre.

Zelia Zbogar

 

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